十六 ; sedici

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Finite le lezioni, Jimin e Taehyung tornarono nelle loro case, facendo come ogni giorno la strada insieme.

Taehyung, che era un ragazzo che non smetteva un secondo di parlare, non accennava una parola da quella mattina.

"Tae?" lo richiamò Jimin mentre passavano davanti al supermercato che si trovava accanto alla scuola.

Il più alto alzò lo sguardo con un'espressione a dir poco scocciata.

"Dimmi." rispose in maniera fredda.

Jimin percepì il suo distacco e cercò di capire cosa avesse fatto per far sì che l'altro non gli parlasse.
Poi si ricordò di ciò che era successo la mattina stessa quando lo lasciò da solo con il migliore amico di Jungkook, contro la sua volontà.

"Non mi dire che ti sei offeso perché sei rimasto da solo con Hoseok."

Taehyung non disse nulla e quindi, siccome chi tace acconsente, Jimin prese quel silenzio come un sì.

"Non ci credo, Tae! Pensavo fossi felice di fare nuove amicizie quest'anno, poi Hoseok è davvero popolare a scuola.. voglio dire, pensavo lo volessi tu." disse Jimin e Taehyung lo degnò finalmente di uno sguardo.

"Ma hai visto come mi guardava quello? È stato davvero imbarazzante rimanere da solo con lui. Mi ha assillato per avere il mio numero e dato che sono troppo buono non ho potuto dirgli di no. Adesso mi ritroverò mille notifiche da parte sua..." si lamentò Taehyung con il suo migliore amico.

"Tae, scusami, okay? Ho frainteso le tue intenzioni, ma il suo numero potevi tranquillamente rifiutarlo se non ti interessa in quel modo.."

"Non ce l'ho fatta, Jiminie. Mi stava letteralmente supplicando con gli occhi e io-"

"Aspetta, Tae. Non dirmi che.. Hoseok ti piace?" chiese Jimin sussurrando l'ultima parte.

"Ma cosa vai a pensare, Jiminie?! Io sono interessato a Yoongi, okay? Mi piace da impazzire e ho occhi solo per lui, non potrei desiderare nessun altro. Hoseok mi faceva tenerezza, ecco." rispose Taehyung, un po' insicuro sull'ultima frase.

"Se lo dici tu.." disse Jimin ricevendo uno sbuffo da parte dell'altro.

"Davvero, Jiminie. Sono sincero." ribatté il più alto cercando di porre fine a quella conversazione.

"Stasera esco con Jungkook." confessò Jimin dopo un lungo silenzio.

"Quindi è ufficiale, il mio migliore amico si sta sentendo con Jeon Jungkook!" rispose Taehyung, contento per il suo migliore amico nonostante Jungkook non gli andasse molto a genio.

"Tae, so che Jungkook non ti sta simpaticissimo e che magari può sembrare un po' scorbutico.. però mi tratta bene e mi piace molto-"

"Jiminie, io non ti dirò di non uscirci assieme, non lo farò mai, solo.. sta' attento ai tipi come lui, okay?" lo interruppe Taehyung rassicurandolo.

Jimin annuì, anche se un po' confuso dalla risposta di Taehyung.
Cosa stava a significare "i tipi come lui"? Il biondo cercò di non pensarci troppo e di concentrarsi sulla bella serata che avrebbe passato con Jungkook, anche se una piccola parte di sé aveva ancora in mente il suo viso pallido e le sue occhiaie marcate.

******

Jungkook, dopo aver pranzato a casa di Hoseok, si rifugiò nella camera degli ospiti dove trovò sua madre intenta a leggere un libro.

"Ciao, amore. Com'è andata a scuola?" chiese la mamma del ragazzo che non era mai stata così tanto dolce con lui in tutta la sua vita.

"Bene. Ascolta mamma stasera esco con Jimin. Tornerò per le undici, non più tardi e quando sarò a casa prenoterò la stanza d'hotel, va bene?"
chiarì Jungkook mentre appoggiava lo zaino di scuola accanto al letto e ne estraeva i libri, facendo già la cartella per il giorno seguente.

"Ho chiesto a Hoseok, siccome oggi non ho proprio tempo per prenotare la stanza, se ci dava la possibilità di rimanere fino a tardi, tipo fino alle una. Traslochiamo ufficialmente stanotte, quindi."

Jungkook quel giorno avrebbe fatto i compiti, preparato una valigia con qualche cosa che Hoseok gli avrebbe prestato e si sarebbe messo d'accordo con Jimin per l'appuntamento. In mezzo a tutto quel casino, Jimin rimaneva l'unico che riusciva a fargli staccare la spina, a fargli dimenticare di tutto. Non vedeva l'ora di uscire con lui quella sera, quindi ne approfittò per scrivergli un messaggio.

Jimin
Ehi Jimin, sono Jungkook.
Stasera fatti trovare pronto per le otto, ti passo a prendere e ti porto a cena fuori.

Inviò il messaggio con un sorriso sul volto. Fortunatamente suo padre non gli aveva disattivato la carta di credito, quindi poteva ancora usarla nonostante sopra non ci fosse granché. Per Jimin, però, sarebbe stato disposto a spenderli tutti fino all'ultimo centesimo.

La madre di Jungkook, nel frattempo, mentre il figlio si dava da fare per trovare un tetto sotto cui vivere, non muoveva un dito. Non perché non volesse farlo, ma perché non sapeva come. Sin da quando si era separata dal marito, aveva tutto sotto controllo economicamente parlando, perché era lui quello che ci pensava.

Pensava anche a farle del male, però. La donna, piuttosto che vivere nella miseria (da cui proveniva prima di sposare il padre di Jungkook), preferiva subire le violenze di un marito violento.
E poi, beh, lo amava ancora.
La madre di Jungkook si vergognava di questo suo comportamento, ma non poteva farne a meno.

Quindi Jungkook svolse tutto ciò che aveva in programma per quel giorno, mentre la madre se ne stava sul letto imbarazzata dalla sua stessa inutilità. La sera arrivò presto e Jungkook, dopo essersi preparato e aver spiegato a Hoseok e Jinyoung i suoi piani per la serata compresa la prenotazione della camera, uscì di casa per dirigersi verso quella di Jimin.

Aveva una voglia matta di vederlo, di parlare con lui, di guardarlo, di sentirlo, di baciarlo e di farlo imbarazzare provocandolo, come faceva sempre. Il tragitto da casa di Hoseok a quella di Jimin, sebbene non fosse cortissimo, volle farlo a piedi, per riflettere un po' e schiarirsi le idee. Jungkook, per essere un giovane di diciassette anni, era davvero pieno di responsabilità. Cercò di far mente locale, evitando di pensare a quello stronzo di suo padre, ma purtroppo il destino decise di voltargli le spalle.

Jungkook non si accorse che una macchina nera, dalle dimensioni di un limousine, lo stava seguendo da quando aveva lasciato la casa del suo migliore amico. L'automobile arrivò a costeggiare la figura del ragazzo che, immerso nei suoi pensieri, non si era minimamente reso conto della sua presenza. Ad un tratto un uomo scese silenziosamente dai sedili posteriori dell'enorme suv e, tappando la bocca a Jungkook da dietro, lo trascinò con sé nell'automobile.

Jungkook, preso totalmente alla sprovvista, realizzò il tutto troppo tardi e non riuscì a reagire. Una volta rinchiuso in quell'automobile, non riuscì a riconoscere l'uomo che si trovava seduto con lui nei sedili posteriori, ma riconobbe colui che guidava la macchina.

Suo padre.
L'uomo che odiava di più al mondo per aver rovinato la vita sua e di sua madre, aveva un ghigno spaventoso stampato sul viso.

"Cosa cazzo vuoi da me?" ringhiò il moro guardando il padre attraverso lo specchietto dell'auto.

"Calma coi termini, finocchio. Tu adesso te ne stai buono, altrimenti giuro che tutto quello che ha subito tua madre per anni, lo subirai tu in qualche ora, chiaro?" tuonò l'uomo facendo rabbrividire Jungkook che, dopo quelle parole non osò aprir bocca.

Il moro aveva, oltre alla paura di ciò che gli sarebbe successo da lì a pochi minuti, un'altra preoccupazione.

Jimin.

-
Ecco che inizia il drama eheh

Chi non si è ancora ripreso da Nam in Italia? Beh, io direi di essere ancora scioccata :)

Grazie per la lettura!
Feds🌻

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