Bridget

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Tre anni prima, Riccardo aveva scelto di iscriversi alla Raimon Jr High per pura vicinanza. La condizione economica della sua famiglia gli avrebbe permesso di condurre i suoi studi in istituti superiori di gran lunga più gettonati e quotati ma lui aveva insistito per la Raimon. Un altro motivo per cui era stato convinto della propria scelta era la squadra di calcio della scuola. Dieci anni prima era riuscita a scalare le classifiche del torneo regionale partendo da meno di zero e la sua leggenda aveva animato moltissimi giovani aspiranti calciatori. Come molti ragazzini della sua età, anche Riccardo era rimasto affascinato dalla storia del club di calcio della Raimon e aveva cominciato a sognare di far parte della discendenza di quella incredibile squadra.

Il suo primo contatto con un pallone era avvenuto all'età di quattro anni. I suoi genitori avevano sempre sostenuto il suo desiderio di giocare a calcio nonostante cozzasse parecchio con le loro aspettative per il suo futuro e avevano permesso che si iscrivesse a tutte le squadre scolastiche. Riccardo aveva rivelato sin da subito una grande predisposizione al gioco e alla tattica e si era distinto in ogni partita.

Alla Raimon era entrato al primo colpo. Lui, Gabi e altri ragazzi erano i più piccoli della squadra e, quando compagni e allenatore si erano espressi a gran voce per nominarlo capitano visto il suo incredibile talento nella regia, si era sentito un po' in imbarazzo. Certo, era stato lusingato da tanta fiducia ma lo riteneva un compito esagerato, una responsabilità troppo grande per una matricola. Eppure avevano insistito, ed aveva funzionato. La Raimon di Riccardo si era qualificata molto bene a tutti i tornei e il merito veniva attribuito a lui, che non sentiva di meritarselo appieno.

Gabi lo aveva sempre sostenuto, appoggiato e confortato. Aveva ascoltato per primo le sue proposte di gioco, aveva sopportato i momenti di sfiducia e di mancata autostima, aveva fatto la spalla senza mai essere invidioso. Riccardo gli doveva molto e credeva di dimostrarglielo con la sua leale amicizia.

La presenza certa di Gabi nella sua vita era rassicurante anche perché Riccardo non era mai stato bravo a farsi degli amici. Era molto introverso, silenzioso, a tratti insicuro e questa sua chiusura caratteriale non lo rendeva un bersaglio facile. Preferiva il classico detto "pochi ma buoni", avere piuttosto un unico amico ma essere sicuro al cento per cento che il rapporto fosse perfetto. Per tanto, neanche la popolarità acquisita con il calcio lo aveva aiutato a sbloccarsi del tutto. Essere circondato da fan non gli interessava, lui era per i legami autentici, forti, che prendono e danno in egual misura, equilibrati, una bilancia impeccabile e ben ripartita. Dunque Gabi era quasi sempre stato l'unico, la giusta metà della mela, nonostante fosse in buonissimi rapporti anche con gli altri membri della squadra.

Verso la fine del primo anno, Riccardo aveva rotto un po' il guscio e aveva iniziato una storia con una ragazza della sua età che faceva un tratto di strada con lui per tornare a casa. Si chiamava Bridget Miller e gli era piaciuta perché aveva un modo onesto e gentile di sorridergli e portava un grandissimo rispetto per i suoi spazi e i suoi silenzi. Aveva accettato di fidanzarsi con lei dopo sole tre settimane di dialogo e soltanto in seguito aveva riconosciuto di aver fatto le cose un po' di fretta.

Aveva funzionato per un annetto. Per sua predisposizione naturale a stringere con le persone selezionate un fortissimo attaccamento affettivo, Riccardo aveva permesso a se stesso di prendersi bene e di innamorarsi seriamente di quella Bridget. Nel suo immaginario erano destinati a stare insieme per sempre ma non avevano che quindici anni, un'età in cui non aveva senso fare progetti di quel tipo.

Bridget lo aveva lasciato a ridosso di un'importante partita di campionato, presentando come motivazione: <<Penso di non amarti più>>. Era stato orribile per lui. Aveva versato moltissime lacrime per Bridget, con Gabi che gli diceva che non ne valeva la pena, che avrebbe trovato un sacco di altre ragazze nel corso della sua lunga vita e che era stato un grande sbaglio nutrire così grandi speranze e sentimenti per una prima storia. Riccardo ci aveva messo tre buoni mesi per risollevarsi e dimenticarsi di Bridget, dove dimenticarsi significava farsene una ragione e smettere di pensarci. Si era buttato molto sul calcio ed era tornato a chiudersi nei confronti degli altri, con Gabi come unica eccezione. Andava bene così, non voleva più soffrire per colpa di rapporti carichi di illusioni.

Sapeva che ci fosse una sua compagna di classe che gli andava dietro spudoratamente da tipo un sacco di tempo. Si chiamava Rosie ed era sempre molto gentile con lui, solo che era un po' opprimente. Lo seguiva sempre agli allenamenti e cercava ogni occasione per parlargli anche se non aveva argomenti da sostenere. Riccardo faceva finta di non essersi accorto di niente ma, con molto molto tatto, cercava di farle capire di non essere interessato, a quanto pare senza successo. Un paio di volte Gabi gli aveva suggerito di provare a darle un po' di corda, uscire con lei, ché magari si sarebbe rivelata interessante. La sua risposta era sempre la stessa da mesi: <<Sono appena uscito da una storia, non mi va di ricominciare>>. Era stato vero per i primi tempi, poi era diventata una scusa e Gabi lo aveva capito da un pezzo. La cosa migliore da fare era evitare di insistere, Riccardo era molto insofferente quando si trattava di parlare della sua vita sentimentale. Prima o poi gli sarebbe passata, si diceva. Prima o poi.


Buon sabato gente! :D

In questo capitolo mi sento in solidarietà con Ricky e con il suo precoce attaccamento alle persone...<3

RIP per Rosie 😂

Ma la storia mo' parte eh!

FDP

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