Assolo

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Con l'inizio della settimana successiva, Riccardo arrivò al quarto atto della recita, l'atto in cui era inserito l'assolo teatrale di Colette.

Non era ancora riuscito a vederlo per più di due volte. Era convinto che lei provasse a casa propria, nel tempo libero che aveva a disposizione, sfruttando il fatto che non dovesse interagire con altri compagni e che, quindi, non fosse necessaria la loro presenza. Tuttavia a Riccardo serviva vederla, capire in quali punti esprimesse più drammaticità e sperò che in quella settimana si decidesse a provare l'assolo nei pomeriggi passati insieme.

Non lo fece ma Riccardo non poteva bloccarsi su quel punto per aspettare lei. Così, nel frattempo, lasciò da parte il quarto atto per iniziare il quinto, mentre perfezionava il numero di Martha Collins. Colette andava e veniva dal teatro, come se non bastasse si era aggiunto l'impegno per il numero mensile del giornalino scolastico e questo sottrasse tempo alle sue prove. Non diede comunque mai cenno di stanchezza o cedimento e Riccardo si chiedeva almeno due volte al giorno come diamine facesse a trovare dentro di sé tutta quella forza.

Arrivò venerdì e dell'assolo di Colette neanche l'ombra. Riccardo cominciava ad innervosirsi, anche se sembrava l'unico del gruppo ad avvertire la mancanza di quella parte comunque importante. Il quinto atto era quasi ultimato, le prove dei primi tre procedevano alla grande e il numero di Martha Collins era pressoché perfetto. Mancava solo il quarto atto da correggere, provare e affinare.

Preso dall'ansia, venerdì sera Riccardo non riuscì più a trattenersi e scrisse un messaggio a Colette per farle notare che gli mancasse solo il suo assolo da rivedere.

"Ciao, ascolta...Io ho quasi finito con gli spartiti, mi manca solo la tua parte. Non voglio metterti ulteriori pressioni, so che hai un sacco di altre cose da fare e cui pensare però ho bisogno di vederti recitare. Domani pomeriggio ti va di farlo almeno una volta? Grazie"

Gli rispose un'ora dopo e già lui si stava preoccupando di essere stato indiscreto o troppo imperativo.

"Ciao, scusami hai ragione. Domani lo proviamo :)"

Tutto qua. Il messaggio era breve e conciso, segnale che Colette non avesse tempo da dedicargli. Sicuramente stava rivedendo gli articoli da pubblicare nel giornalino. Ma per lo meno gli aveva promesso che avrebbe portato in scena il suo assolo, che per lui era la cosa fondamentale.

Alle tre in punto il gruppo si ritrovò a scuola per le prove del sabato. Riccardo contava di dedicarsi all'assolo di Colette mentre gli altri ragazzi ripetevano la recita dall'inizio, invece anche Colette si unì a loro. Poco male, avrebbe ripassato tutti gli spartiti una volta in più.

Passarono le ore. Il gruppo perse tempo con una scena del secondo atto che, secondo l'opinione di Colette e di Costantin, non esprimeva al meglio le loro capacità. Rividero qualcosa nel copione e lo riprovarono tantissime volte. Alle cinque i ragazzi se ne sarebbero andati e Riccardo non aveva ancora messo mano al quarto atto. Non fece obiezioni perché si sarebbe ritrovato solo contro tutti ma, a fine prove, leggermente spazientito richiamò l'attenzione di Colette, senza l'intenzione di volersi alzare dal proprio posto dietro al piano.

Lei lo guardò con aria interrogativa.

<<Il tuo assolo>> le disse serio.

<<Oh, giusto!>> parve pensare a un modo migliore per sistemare la faccenda: <<Puoi fermarti? Lo proviamo un paio di volte prima di mettere a posto il teatro>>.

Riccardo non aveva molta voglia di rimanere lì fino a sera ma se non lo avesse fatto avrebbe dovuto rimandare la stesura del quarto atto alla settimana successiva, che sarebbe stata la penultima prima dello spettacolo.

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