Interviste

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Che gli piacesse o no, dopo l'episodio delle matricole, Colette Tremònt non scomparve dalla vita di Riccardo perché, due giorni dopo, capitò al club accompagnata da un'altra ragazza, prima dell'arrivo del mister.

<<Siamo del giornalino scolastico e volevamo dedicare il prossimo numero alla squadra di calcio della Raimon. Per caso sareste disposti a rilasciare qualche intervista per i fan?>>.

Si presentarono così, l'immancabile matita dietro l'orecchio di Colette e un'altra in mano pronta ad essere utilizzata sul blocco appunti. La compagna aveva sottobraccio un portatile.

La squadra rimase un po' basita da quella richiesta ma, alla fine, sulla scia di Adé che fu il primo ad accettare, ci fu un corteo di assensi. Colette e l'amica attesero fino all'arrivo dell'allenatore per chiedergli il permesso di utilizzare un pomeriggio per le loro interviste e, con grande sorpresa di Riccardo, Travis accettò.

E così, il pomeriggio successivo, la Raimon si trovò invischiata in un'intervista faccia a faccia di ogni singolo giocatore. Colette e l'amica si divisero i membri e, neanche a farlo apposta, Riccardo capitò con la prima. Odiava le interviste e sperava fosse una cosa veloce, le solite domande da porre a un capitano: cosa ne pensi della squadra? prospettive per il suo futuro? pensi che sarà in grado di vincere il campionato? eccetera.

Tuttavia, il fatto che ognuno, a turno, si chiudesse negli spogliatoi con una delle due ragazze non rappresentava un buon segno. Cercò di capire dalle espressioni di chi andò prima di lui se la tipologia dell'intervista fosse seria o meno ma parevano tutti molto divertiti quindi smise di preoccuparsi.

Quando fu il suo turno entrò negli spogliatoi e si sedette su una panca di fianco a Colette. Lei gli sorrise e voltò la pagina del blocco.

<<Molto bene. Riccardo Di Rigo>> scrisse il suo nome sulla parte alta del foglio e accese un piccolo registratore accanto alla sua gamba.

<<Mi raccomando, i lettori vogliono la verità>> lo redarguì in modo scherzoso. Lui abbozzò un sorriso incerto: <<Che cosa ti ha spinto a iniziare a giocare a calcio, Riccardo?>>.

Come prima domanda era facile. Riccardo tirò un impercettibile sospiro di sollievo prima di rispondere: <<Credo nulla. Pura e semplice passione. La prima volta che ho preso in mano un pallone avevo quattro anni. Ho provato a calciarlo ed è nata così>>.

<<E come mai hai deciso di iscriverti alla Raimon Jr High?>>.

Altra domanda semplice: <<Per la leggenda della squadra. Le imprese di Mark Evans e tutti gli altri. Volevo far parte di qualcosa di grande>>.

Colette scriveva in modo forsennato per star dietro alle sue parole. Cosa inutile, dato che aveva il registratore al fianco. Ma evidentemente le piaceva dare l'impressione di una giornalista incallita.

<<Pensandoti come giocatore, come ti definiresti?>>.

Questa volta Riccardo esitò un istante: <<...In che senso come mi definirei?>>.

<<Descrivi te stesso con tre aggettivi>>.

Altri attimi di esitazione: <<...Dunque...Ehm...preciso? Puntuale. Penso di essere anche determinato. O meglio, è quello che cerco di trasmettere alla squadra. Alcuni dicono che sono pignolo. Mi piace solo fare le cose per bene>>.

Colette lo fissò e rise. Riccardo arrossì e si chiese cosa avesse detto di così buffo.

<<Questi non sono tre aggettivi! Non mi servono le opinioni degli altri, mi serve solo la tua. Definisci te stesso con tre aggettivi, avanti>>.

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