Le Dieci Regole Di Adè

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  Riccardo trascorse un tranquillo e piacevole sabato sera con Doug, Adé, Eugene, Subaru, Gabi e Wanli nel loro locale preferito del centro città. Erano diventati avventori abituali e lo frequentavano da più di un anno, praticamente da quando avevano iniziato a uscire la sera.

Adé aveva stilato una lista con le dieci regole da non trasgredire assolutamente a ogni uscita, pena il non venire più invitato:

1) Non erano ammesse donne

2) Era obbligatorio fare almeno una consumazione alcolica (chi aveva provato a sgarrare era stato sonoramente preso in giro per oltre una settimana)

3) Ad ogni compleanno, il festeggiato doveva offrire un giro a tutto il gruppo di una bevanda a sua scelta esclusa l'acqua e le bibite

4) Se qualcuno era senza soldi, erano concessi fino a tre prestiti da parte della stessa persona

5) Era vietato parlare di cose deprimenti

6) Era concesso fare bere a manetta uno del gruppo solo in caso questo fosse triste e avesse bisogno di venire risollevato

7) Se qualcuno finiva ubriaco, nessuno doveva raccontare la verità ai suoi genitori

8) Nessuno sarebbe stato responsabile dei panini mangiati da Wanli durante la serata

9) Era vietato ostacolare in qualunque modo un discorso dal carattere filosofico intrapreso da una persona dalla dubbia lucidità mentale

10) Era vietato intraprendere attività di corteggiamento ma era concesso il lanciare occhiate in giro, purché il tutto avvenisse poi fuori dalle mura del locale

Adè si era impegnato tantissimo per formulare quelle regole e gli altri avevano accettato con divertimento.

Così, da un anno a quella parte, grazie ai suoi amici e a quella lista, Riccardo aveva imparato a relazionarsi con gli alcolici e a conoscere gran parte delle proposte del locale. La sua preferita era il calice di Cadillac, lo stesso che si era preso quella sera. Era sempre la cosa più costosa che arrivava al tavolo e i suoi amici gli avevano dato del ricco viziato fino alla nausea ma lui ormai non ci faceva più caso.

Le prime volte che avevano fatto quel tipo di uscita c'era anche la regola del vestirsi in giacca e cravatta o comunque in maniera elegante. Erano le prime occasioni in cui si ritrovavano da soli in un locale e si erano tutti sentiti grandi all'improvviso, così avevano voluto provare a fare gli uomini di gran classe. Avevano desistito dopo due settimane sia per mancanza di voglia e sia perché vedere dei sedicenni vestiti in quel modo era alquanto ridicolo. Così la regola era stata tolta dalla lista.

Era raro organizzare serate in cui ci fossero proprio tutti i membri della squadra. Quella volta avevano raggiunto già un bel numero. Riccardo ascoltava rilassato i discorsi degli amici, la schiena appoggiata allo schienale del divanetto. Lo stomaco gli faceva ancora un po' male ma non si lamentava e nessuno si era accorto di nulla. Verso metà serata, Colette gli scrisse un messaggio: "Come va?". Riccardo rispose: "Meglio, grazie".

"Meno male!".

La conversazione finì lì ma mise Riccardo di buon umore. Era contento che Colette gli avesse scritto unicamente per accertarsi delle sue condizioni. Il morale alto lo portò a partecipare attivamente alle conversazioni e a ridere alle battute degli altri, sorseggiando il proprio vino e godendosi la sensazione di libertà e spensieratezza che raramente gli capitava di provare.


La domenica passò a setaccio la propria collezione di dischi classici alla ricerca di due buone proposte da fare ascoltare a Colette. Non essendo una persona abituata a quel tipo di musica, era meglio che non le desse cose troppo complesse o paradossali o si sarebbe sconvolta e avrebbe pensato che fosse pazzo. E nemmeno artisti troppo di nicchia, lanciarle subito addosso musica d'autore non l'avrebbe affatto avvicinata a quel mondo.

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