James Sirius Potter camminava su e giù per la stanza come una bestia in gabbia. Quel figlio di puttana li aveva fatti scendere per il tè e aveva iniziato ad elencare i motivi per cui suo padre era un fallito. Sosteneva che il salvatore del mondo magico, fosse stato solo dannatamente fortunato; di come la fortuna lo avesse accolto nelle sue grazie quando gli aveva messo sul cammino una donna come Ginny Weasley. Si come lei avesse rinunciato a tutto per amore suo e della famiglia e di come lui, stolto, non avesse apprezzato l'ottimo lavoro che aveva fatto con i suoi figli. Elogiava l'eccellere della madre nel Quidditch, e di quanto dispiacere avesse provato nell'apprendere dai giornali, che si fosse ritirata a vita più insignificante. Ecco cosa sosteneva. Che suo padre fosse insignificante e che trasformasse in tale chiunque venisse a contatto con lui. Le luci della ribalta dovevano essere solo per Harry Potter.
-Prendiamo Hermione Granger ad esempio. Era assolutamente la migliore. Eccelleva in tutto quello che faceva. Brillante. Eppure di cosa si ricordavano tutti? Di quella che in difesa contro le arti oscure aveva un voto in meno di Harry Potter. Vogliamo nominare tuo fratello? Un ottimo portiere a Quidditch, migliore di molti altri, ma Potter era diventato cercatore a undici anni.- diceva schifato.
James avrebbe voluto prenderlo per la nuca e spaccargli quel sorrisetto da stronzo sul tavolo. Tuttavia si limitava a fissare la sua tazza di tè, in silenzio, stringendola talmente forte quasi a volerla disintegrare. Sua madre dal canto suo, lo imitava e di tanto in tanto annuiva. James aveva paura a chiedersi per quale motivo.
Mentre l'idiota era ancora impegnato nel suo monologo, Rufus aveva fatto irruzione nella stanza, con un'espressione che tradiva una certa inquietudine. L'uomo si allontanò da loro, portandosi dietro l'elfo, appartandosi in un angolo.
L'ilarità era sparita dal suo volto, lasciando posto allo sconcerto, che James apprezzò, e poi ad un'espressione che il ragazzo non seppe decifrare.
Ritornò da loro con un sorriso forzato sul viso. -Dovete scusarmi, miei cari, ma avevo completamente dimenticato una faccenda che impegna questo pomeriggio. Vogliate perdonarmi.- disse voltando le spalle, andandosene.
Ginny e James vennero scortati da un'altro elfo alle loro stanze.
-James, ho bisogno di stendermi un attimo.- aveva detto sua madre quasi assente. Il ragazzo aveva annuito ed era rimasto fermo al centro della stanza finché non sentì il clik della porta che si chiudeva.
Era suo padre? Li aveva trovati? Aveva avuto imprevisti lui? Li avrebbe spostati?
Si arrovellava il cervello su quello che stava accadendo al piano di sotto, arrivando alla conclusione che se voleva saperlo doveva scendere.
Si sfilò le scarpe, nonostante la casa fosse interamente provvista di moquette, voleva essere sicuro di non essere udito. Rufus non gli avrebbe retto il gioco questa volta.
Socchiuse la porta del salottino e accosto l'orecchio alla fessura cercando di captare qualsiasi suono provenisse dal piano inferiore.Niente.
Di soppiatto uscì, richiudendosi la porta alle spalle. In punta di piedi arrivò fino alla balaustra delle scale. C'era qualcuno. Si sporse cercando di vedere, invano. L'ospite era al centro del salone, fuori dalla sua portata. James si domandò chi fosse. Un amico, ammesso che ne avesse, o un informatore sulle mosse del padre...o peggio. Si abbassò e scese due scalini, ponderó se tentare il terzo, ma se malauguratamente avesse guardato in alto avrebbe visto il suo piede. Così tenendosi ben saldo alla balaustra si piegò su se stesso affacciandosi nel salone.Seduto c'era un uomo dall'aspetto familiare. Alto, snello, sembrava uno di quei modelli per le pubblicità. Era interamente vestito di nero, questo forse rendeva la sua pelle ancora più bianca, cosi come i capelli, di in biondo cosi chiaro da sembrare bianchi. Da quella distanza James non riusciva a vedere il colore dei suoi occhi ma dovevano essere chiari e freddi come quelli di un fantasma.
James cercò di capire cosa si stessero dicendo, sentì il biondo chiedere un'offerta sulla casa, e come se ad un cieco donassero la vista, capì chi era il visitatore. Certo dovevano essere passati svariati anni dalla foto, ma senza dubbio era il ragazzo del libro, Malfoy. Non aveva niente a che fare con lui, magari....
Si ritirò su, il sangue al cervello gli fece girare per un secondo la testa; ripretosi iniziò a scendere, avrebbe tentato il tutto per tutto. L'uomo gli dava le spalle. Malfoy lo aveva visto, ma non aveva battuto ciglio, questo fece esitare il ragazzo. Che sapesse?
Si sentiva il cuore in gola, ma continuò ad incedere lento alle spalle del suo carceriere.
Parlava, ma James non lo ascoltava. Teneva lo sguardo fisso sul biondo, che seppure non guardandolo sentiva che lo teneva d'occhio.
Malfoy si era infilato una mano in tasca.
-Sei patetico.. Lo sai?- aveva detto l'uomo imitandolo. L'altro fù più repentino. Scattò in piedi con la bacchetta nell'altra mano. L'altro la estrasse, ma troppo tardi. Il biondo lo aveva disarmato.
James non sapeva che fare.Malfoy teneva sotto tiro lo stronzo che fino ad un'ora prima berciava spavaldo.
-É pieno di elfi. A me fedeli. Come pensi che andrà a finire?-Ci sta mettendo troppo Ron. Che diavolo sta facendo?- domandò Harry al collega. Ron era perplesso. -Non lo so...Dobbiamo entrare.-
-Come?-
Ron uscì allo scoperto e con passo spedito andò verso il cancello.
-Che cazzo fai!!!- gridò Harry sotto voce. Il rosso era fuori dalla sua portata e l'auror si vide costretto a seguirlo. Sapeva che Kingsley li stava maledicendo, ma non osò voltarsi. Avrebbe fottuto anche lui e Neville.
Ron era fermo davanti al cancello il quale si contorceva e lasciava posto ad un volto. Iniziò a parlare latino e con sorpesa di Harry, Ron rispondeva senza il minimo sforzo.
Ad un certo punto il cancello sembrò adirato e Ron imprecò...in inglese.
-Che succede?- Domandò Harry.
-Questo stronzo non vuole farci passare.- rispose l'auror.
Harry si fece avanti. - So che capisci quello che ti dico. E potremmo sembrarti degli arroganti, ma dobbiamo entrare e soprattutto senza che il padrone lo sappia.-
Il cancello lo fissò a lungo, lo sguardo di Abraxas saltava da Ron ad Harry. - Perché dovrei farvi passare?-
Harry si schiarì la voce, - Draco é entrato prima di noi e non é ancora uscito... Siamo preoccupati per lui.-
Lo sguardo ferroso sembrò sorpeso. - Perché Harry Potter é preoccupato per un membro della famiglia Malfoy, dato che ne ha causato la rovina?- chiese ironico.
Harry si stava spazientendo. Ron di più.
-A chi sei leale? Ai Malfoy o a quell'altro?!!!- ruggì.
Abraxas era stato punto sul vivo. -I Malfoy sono estinti.-
-No! Uno é la dentro! E se crepa é colpa tua!- continuò Ron.
Harry gli mise una mano sul braccio. Intimandogli di calmarsi. Patteggiare. Doveva pattegiare.
-Cosa vuoi in cambio del nostro passaggio inosservati?-
Abraxas rise, sputacchiando un po di rugine qua e la.
-Cosa posso volere io?-
Harry riflette, mentre Ron era pronto ad un massacro.
- Il nome dei Malfoy in auge come un tempo. Il loro posto nell' alta sfera della società.-
Il cancello sorrise. -Povero Harry Potter...il fango non si toglie con una promessa. L'onore si lava col sangue del colpevole. Il disonore é una bruciatura su una tovaglia immacolata. Potrai nasconderla con il servizio di piatti più belli che esista, ma resta li. Per sempre.-
-C'è la mia famiglia li dentro. Ti supplico. Farò tutto quello che vuoi. Qualsiasi cosa.-
Abraxas per la prima volta sembrò prenderlo sul serio. Dopo un paio di minuti rispose: -Essia Harry Potter. Ad una condizione.-
-Qualsiasi.-
-Dovrai uccidere Draco Malfoy.-
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Vorrei che piovesse
FanfictionFANFICTION liberamente inspirata al mondo di Harry Potter, non 19 anni dopo ma 15, una maledizione che sembra non voler lasciare la famiglia Potter. Una storia che sembra ripetersi, vecchie conoscenze che diventano indispensabili. DOPO 15 anni dall...