Capitolo 39

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James sembrava molto più grande dei suoi 13 anni, più deciso, più agguerrito, più diretto. Infondo lui non aveva niente da nascondere, al contrario di sua madre, "Come se Harry fosse un idiota che non si accorge di niente", pensò Malfoy.
Il ragazzo si alzò, era molto alto per la sua età, caratteristica ovviamente non ereditata da Harry. Si mosse deciso verso il banco dei testimoni, dove si fermò in attesa che sua madre gli lasciasse il posto.
Il ministro fece un gesto che fece alzare Ginny e fece sedere James.
-Allora, sentiamo. Solo i fatti e la verità ragazzo, le supposizione lasciamole agli altri.-
James annuì. -Era notte, credo fosse la notte tra il 25 ed il 26, avevo intenzione di trovare un modo per fuggire, quando al piano di sotto udii delle voci. Uno era lui.- disse indicando Dean, che lo guardava privo d'espressione. - Perché l'ho visto, l'altro non ho idea di chi fosse.- Disse abbassando per un secondo lo sguardo.
Stava mentendo. Harry ne era certo. Guardava sempre il pavimento quando diceva una bugia, come se mentendo non riuscisse a guardare negli occhi il suo interlocutore.
-Parlava di cosa avrebbe dovuto fare, ho maturato l'impressione che il rapimento era in programma da molto.-
-Niente supposizioni.- Lo interruppe il ministro.
- Mi scusi. Parlava del fatto che mio padre ovviamente avrebbe trovato il posto ed essendo un'impulsivo sarebbe entrato per salvarci senza troppi preamboli. Lui così lo avrebbe ucciso.-
Il ministro si poggiò allo schienale. - Perché lo voleva morto?-
-Dovrei fare una supposizione, signore.- rispose James.
Kingsley abbozzò un mezzo sorriso. -La faccia.-
James lanciò un'occhiata a sua padre piena di rammarico. -Credo che volesse uccidere mio padre perché era di intralcio nella relazione con mia madre.-

Hermione a sole tre ore dal parto, già protestava. Ron con la bimba in braccio e le lacrime di commozione che ancora facevano capolino neanche la sentiva.
-Sembra di essere nel medioevo! Restare fino al pomeriggio. Che idiozia!-
-Calmati cara, è solo per sicurezza.- Provò la signora Weasley.
Purtoppo per lei, l'altra signora Weasley non aveva intenzione di ascoltare. - Capirei se fossimo in un ospedale babbano o se io o la bambina avessimo avuto complicazioni, ma non è così. In più mi hanno già fatto un'incantesimo di guarigione, perciò sono nuova di zecca.-
Ron era a papinolandia, Bill e Charlie sembravanp nutrire particolare interesse per l'ambiente, pertanto Molly si trovó a dire :- Si cara, hai ragione.-
Solo allora Hermione si rilassò per la prima volta da quella mattina.

Silenzio. Era piombato un silenzio tombale nell'intera stanza. Benché nessuno lo fece direttamente, tutti gli occhi erano puntati su Harry; conoscendo il suo carattere irrascibile, tutti si domandavano quale sarebbe stata la reazione dell'auror e soprattutto se qualcuno li dentro sarebbe sopravvissuto. Ginny aveva il capo chino e piangeva sommessamente, Harry la guardò e provo compassione per lei. Il moro era venuto a conoscenza della relazione con il suo ex compagno di corso, ma non immaginava certo che ne fosse a conoscenza, o meglio, che lo sospettasse anche James. Harry a quel punto, si domandò cosa fosse successo a villa Malfoy che aveva portato un bambino a fare una supposizione del genere sul conto della madre.
Kingsley era ammutolito e avev le sopracciglia contratte. - Riaggiorniamo dopo pranzo.- sentenziò.
La sala pian piano iniziò a svuotarsi. James era incerto su quello che avrebbe dovuto fare. Ginny, ancora piangente, non osava muoversi. Harry teneva ancora la mano di Draco ben stretta, il quale non dava cenno di volerla lasciare. Kingley si alzò ed uscì. Nella stanza erano rimasti James, Ginny, Draco ed Harry, l'aria tesa si tagliava con il coltello.
-James...potresti uscire? Ho bisogno di parlare solo con tua madre.- chiese Harry. Il ragazzo si alzò, soffermandosi un attimo su Draco, che colta l'idea si alzò a sua volta lasciando Harry.
-Andiamo ragazzo, ho fame.- annunciò prendendo delicatamente James per una spalla, portandolo fuori.
Il rumore della chiusura della porta riecheggiò per un istante, poi tutto ripiombò nel silenzio. Il prigioniero era stato calato con la gabbia al piano inferiore con due guardie. Erano soli.
Harry si alzò e si sedette accanto a lei. Ginny alzò la testa e lo guardò.
-Mi dispiace.- disse l'uomo a bassa voce.
Non c'era scherno nella sua voce o sarcasmo o rancore, fu questo che prese alla sprovvista la rossa, che non seppe replicare.
Non ce ne fu comunque bisogno, perché Harry proseguì. -Fino a qualche tempo fa non ti avrei capito. Credo che ti avrei odiata a morte, ti avrei distutta...-
Ginny si asciugò le lacrime con la manica del meglione. -Cosa è cambiato Harry?-
-Generalmente niente. Sono solo cambiato io. Ho aperto gli occhi. Ho preso coscienza del fatto che non si può solo sopravvivere, non bastano un bel lavoro, una bella casa e non si può vivere solo per i figli, anche se sono la cosa più bella che ho.-
-Cosa è successo?-
Harry soppesò la domanda. La guardava negli occhi: li aveva arrossati, infossati, stanchi, colpevoli. Ebbe paura un giorno di avere lo stesso sguardo della donna. Non lo avrebbe sopportato. -Mi sono innamorato.- disse. Senza troppi preamboli o giri di parole. Ginny non sembrava sorpesa, quasi come se infondo lo sapesse, il suo viso si distese rassegnato ad una sconfitta che sapeva di meritare.
-Chi disprezza compra..- disse con un accenno di sorriso.
Harry anche sorrise, ma più amaramente. -E a caro prezzo paga... Cosi si dice no? Quello che mi uccide e che non saremo io e te a pagare.-
Ginny annuì. -È cosi... O forse... Ho qualche chance con te?- domandò in un sussurro.
-No, non ne hai..- rispose dolce ma lapidario.
Ginny annuì. Chinò di nuovo la testa. Le lacrime cadevano sul suo grembo; Harry si sentì immensamente triste, ma mai come allora si sentiva il cuore leggero.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Dec 05, 2020 ⏰

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