Capitolo 17

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Harry sapeva che prima o poi avrebbe dovuto affrontare la propria famiglia. Sapeva che avrebbe dovuto guardare i propri suoceri negli occhi e dirgli che non aveva la più pallida idea di dove si potesse trovare la figlia e tanto meno riuscire a guardare Albus e Lily e dirgi che loro fratello non sarebbe tornato quella sera. Ron gli sarebbe stato accanto, ne era certo, ma non avrebbe aiutato. Avevano sguinzagliato auror esperti e reclute alla perlustrazione di Hogsmeade e dintorni, ronde notturne e diurne attenti a qualsiasi movimento sospetto, eppure non era abbastanza.

Ron era andato a casa per prendere Hermione e i bambini per andare poi a Grimmauld Place. Erano quelli i piani per la serata. Tutti gli anni festeggiavano il Natale così. Si riunivano tutti a casa dei Potter, Hermione con i bambini ed i suoi genitori, Ron e gli Weasley, ed Harry con i suoi tre ragazzi e Ginny... Sarebbe stato diverso quella sera. Non sarebbe mai più stato lo stesso, l'unico momento della sua vita in cui si sentiva felice e completo, anche se in fondo al cuore portava un grande dolore. I suoi genitori non avevano conosciuto i propri nipoti, ma in fondo non avevano conosciuto nemmeno lui, e sentiva la mancanza di Sirius, Lupin, Fred....il dolore non lo lasciava mai. Non lo avrebbe lasciato mai.  Ginny ed i suoi ragazzi gli davano gioia e non poteva permettere che gli accadesse qualcosa, era tutto ciò che aveva.
Harry alzò lo sguardo dai fogli che aveva davanti e incrociò lo sguardo di Malfoy. Lo stava fissando.
-Puoi andare a casa.- gli sussurró.
Draco continuò a guardarlo negli occhi.
- Non ci pensare nemmeno Potter. Li troveremo.-
-Non sono mai stato bravo in occlumanzia.- ammise Harry con un sorriso storto.
- Non ti ho letto la mente, ti ho guardato in faccia. Non ci pensare nemmeno, li troveremo sani e salvi e troveremo questo stronzo che vuole fregarmi.-
Harry si poggió allo schienale della sedia,
- Che ne sai che vuole fregarti? Si firma solo "D".-
Malfoy lo guardò come se stesse per affrontare un discorso di politica con un bambino di tre anni. - Si firma "D", e solo io e Dracula lo facciamo, si spaccia per mangiamorte e ce l'ha con te. Trovi delle congruenze? Inoltre anche tu eri convinto che fossi io...la mia mascella ne da la conferma.-
Harry scosse la testa. - Mi dispiace, ho esagerato. Non avrei dovuto colpirti.-
- É da te esagerare...dovresti fare in corso per gestire la tua rabbia.- Draco si alzò, prese il suo cappotto e iniziò a metterselo
- Va a casa Potter, hanno bisogno di te.-
Harry si alzò a sua volta e lo imitó.
- Che fai stasera?- gli chiese. Draco lo guardò. - Vado a casa Potter, metto qualcosa sotto i denti e poi vedo che c'è in tv...sicuramente uno di quei stupidi film natalizi.-
-É la vigilia di natale...-
-Lo so.-
-Non c'è nessuno nella tua vita? Amici? Una donna?-
Malfoy si rabbuió. Harry capì di aver sbagliato a fare quella domanda al biondo, ma il danno era fatto, qualunque cosa avesse provato a dire avrebbe peggiorato la situazione.
-No Potter. Non più.- sussurró Draco, infilandosi il cappello di lana.
Per un momento Harry aveva pensato di invitarlo a casa, ma non sarebbe stata affatto una buona idea. Gli dispiaceva per lui, ma già aveva tante grane a cui pensare e non voleva che gli Weasley reagissero male alla presenza di Malfoy. Draco sembrò capirlo al volo e tirò le labbra a modo di sorriso e si avviò verso l'uscita. Harry rimase ancora qualche minuto poi uscì.

Arrivò a Grimmauld place con un nodo alla gola e un peso sullo stomaco, aveva la nausea. Quando entrò la prima cosa che lo investì era l'assenza della musica. Da anni la signora Granger prendeva lezioni di pianoforte e in occasione delle festività si esibiva in piccoli "concerti" nei quali Lily ballava ed Hermione ed Hugo cantavano, il peso sullo stomaco si fece più massiccio, poi si ricordò che anche se non fosse successo niente, i Granger quell'anno avevano deciso di passare le feste natalizie in crocera ed il pianoforte sarebbe rimasto muto. Sicuramente avrebbe però sentito il chiacchiericcio della signora Weasley che rimbeccava Fleur su qualcosa che sicuramente non aveva fatto a dovere.
Varcó la soglia della cucina e ciò che vide era esattamente ciò che aveva immaginato.
Hermione sedeva accanto ad Artur e Ron, l'espressione del signor Weasley era sconvolta. Aveva gli occhi lucidi e le labbra secche, eppure sorrideva, ovviamente per via dei bambini.
  Victoire,Fred, Lily, Rose, Hugo ed Albus stavano seduti ad una estremità del tavolo e parlavano tra di loro. La signora Weasley era ai fornelli, con gli occhi gonfi e un sorriso che era la esatta imitazione di quello di suo marito entrambi sembravano due maschere.
Si erano voltati tutti a guardarlo ed Harry non riusci a trovare le parole da dire. Che avrebbe potuto dire infondo?
-Buonasera.- sussurró
La signora Weasley si alzò -Harry...- disse abbracciandolo. Harry ricambió sentendo la donna scossa dai signozzi contro il suo petto.
-Cosa pensi di fare? Hai idee?- gli chiese Bill. Senza preamboli o convenevoli... Era parito l'interrogatorio. Harry scosto delicatamente la signora Weasley che si andò a sedere vicino ad Hermione.
-Stiamo facendo il possibile, é in corso una perlustrazione a tappeto, abbiamo interrogato tutte le persone che sono state coinvolte, Diagon Alley é ancora chiusa..- Harry si rese conto di star a parlare come di fronte a dei giornalisti. Ron annuiva in sua direzione. Anche lui non sapeva bene cosa fare, sapeva perfettamente delle operazioni in corso ed era coinvolto emotivamente per restare razionale, pur troppo quello che Harry si era aspettato non tardo ad arrivare. George Weasley si alzò e puntò i propri occhi nocciola, così simili a quelli della sorella, in quelli verdi di Harry. - Allora tu perché sei qui?- gli chiese tagliente. Harry rimase in silenzio. George continuò - Dovresti essere fuori a cercarli, non qui!- Angelina gli toccò un braccio per cercare di farlo sedere, lui la ignoró continuando a fissare Harry. -Stai esagerando George!- disse Ron rivolto al fratello. George si girò di scatto ed era evidente che si stava mordendo la lingua, anche se le parole " anche tu non dovresti essere qui" erano quasi udibili. Harry non lo lasciò passare. - Sono due giorni che non torno a casa George. Sto cercando mia moglie e mio figlio come meglio posso. Non accetto critiche da te e da nessun altro! Pensi che io non sia preoccupato! Pensi che non me ne importi nulla! Come cazzo ti viene in mente un'idea del genere!- senza accorgersene aveva iniziato ad urlare e si era proteso sul tavolo in direzione del cognato. George si mise a sedere, guardando in basso. Harry si voltò verso i figli. Albus aveva uno sguardo difficile da decifrare, proccupato, triste di sicuro non sereno, mentre Lily era sull'orlo delle lacrime. -Harry hai ragione. Noi siamo tutti con te, siamo solo preoccupati e non ragioniamo.- gli disse Artur Weasley, buttando un'occhiataccia al figlio. Harry assentì, lo capiva. Andò verso i suoi figli e li abbracció entrambi. -tornerò con la mamma e James. Ve lo prometto.-
Albus lo strinse ancora più forte. -Lo so papà.-

Harry si staccò dai figli, guardò i presenti e poi senza dire niente uscì dalla cucina.
Salì per le scale ed entrò in camera sua. Tirò fuori un vecchio borsone da sotto l'armadio e lo riempì di vestiti. Sentì dei passi sulle scale e dopo un momento comparve Ron - Lascialo perdere, é sconvolto.-
-Lo so, ma non ce la faccio, tutti si aspettano risposte che non ho. Non ce la faccio a restare.-
Ron annuì. -Dove vai?-
-Ho una mezza idea. Poi ti faccio sapere. Harry chiuse il borsone e uscì dalla stanza, scese le scale e uscì fuori dal portone. Il freddo lo investi in pieno, eppure lui lo trovo piacevole. Iniziò a camminare sotto la neve ed iniziò a piangere, non sapeva neanche lui perché, ma lasciò andare le lacrime.

Malfoy si era preparato una vellutata di carciofi, ovviamente precotta e si apprestava a gustare la "delizia",  quando sentì suonare il campanello. Andò alla porta curioso e infastidito al tempo stesso e quando aprì, si ritrovò Potter, tremante e piangente sulla soglia. Aveva un borsone in mano.
Si fece da parte per farlo entrare; Harry buttò atterra il borsone e lo guardò. Draco fece la cosa più ovvia che si fa con il proprio nemico, lo abbracció, le parole erano superflue, ed Harry ricambió tenendolo stretto. Rimasero così per nove minuti.

Vorrei che piovesseDove le storie prendono vita. Scoprilo ora