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Chris aprì la porta d'ingresso con il piccolo Ethan in braccio, avvolto in una tovaglia bianca. Aveva una manina in bocca e faceva strani versi.
Damien salutò il fratello con un semplice "ciao", poi accarezzò una guancia del bambino e lo prese con forza ma allo stesso tempo delicatezza dalle braccia del maggiore.
«Ti sei fatto il bagno assieme a lui?» chiese, guardandolo dalla testa ai piedi, i vestiti scuriti dall'acqua.
«Non credevo che un esserino così piccolo potesse fare tutto questo. E non sapevo neanche che per fare il bagnetto a uno deve esserci anche l'altra accanto.» da come parlava, sembrava avesse subito un forte trauma. Chiuse la porta e portò il fratello in salotto, dove Georgie era seduta sul divano, Lucy fra le sue braccia. Anche lei sembrava esausta, anche lei era bagnata.
Ethan si guardava attorno con aria innocente, come se tutto quello non fosse successo a causa sua. Georgie passò al suo ragazzo la tovaglia che aveva abbandonato prima per andare ad aprire la porta a Damien, lui la prese al volo e si lanciò letteralmente sul divano, sospirando esasperato.
«Hai proprio distrutto mio fratello, eh?» diede un bacio sulla fronte del nipote, che provò a toccargli il viso con la sua manina, ma Damien non aveva così tanta voglia di farsi spiaccicare quel mix di saliva e chissà cos'altro in faccia. Con due dita gli presi il polso e lo abbassò piano piano. Il bimbo emise qualche verso, poi tese le braccia verso Lucy, che ora si era addormentata sulla madre.
«Vuoi andare dalla sorellina?» aspettò una risposta ma ovviamente non la ricevette, quindi lo fece saltellare un po' sul posto per attirare la sua attenzione.
«Prima però andiamo a vestirci, va bene?» baciò ancora la fronte del piccolo, poi ricevendo l'approvazione dei genitori, andò a vestirlo.
Quando tornò in salotto Chris e Georgie erano ancora come li aveva lasciati prima, solo che adesso Lucy dormiva dentro alla culla. Damien non chiese, ma sapeva di già che doveva mettere Ethan assieme a lei. Rimase a osservarli per un po' prima di andare a sedersi su una poltrona accanto al divano. Adorava quei bambini.
«Grazie.» dissero contemporaneamente Chris e Georgie. Era sempre un piacere ricevere aiuto da qualcuno, ogni tanto.
«Non c'è problema, davvero. Se... non so, se volete potete andare a divertirvi da qualche parte, questa sera. Chiamerò Elia, resteremo noi due qui con Ethan e Lucy.»

Damien non aveva capito come avevano fatto Chris e Georgie a lasciare i loro figli nelle mani sue e di Elia, due ragazzi che sì e no, messi assieme, avevano il 30% di esperienza con i bambini, ma intanto l'avevano fatto, e adesso erano soltanto loro due in una casa che non conoscevano, con due bambini sempre a piangere per qualsiasi cosa... insomma, non era la più facile delle situazioni, ma si erano presi un impegno e non se ne potevano pentire all'ultimo momento.
«È stato molto bello quello che hai fatto.» disse Elia tagliando la sua pizza con un coltello.
«Se è per questo, è stato bello anche da parte tua non dirmi "idea tua problema tuo". Grazie. Non avrei saputo cosa fare, se mi avessi detto di no.» mangiò una patatina e guardò dentro la culla, per assicurarsi che i bambini stessero dormendo.
«Scherzi? Credevi davvero che ti avrei detto di no?»
Damien fece spallucce e morse la pizza.
Pensava che con tutti i problemi che avevano avuto avrebbe rifiutato.
Guardò ancora in direzione della culla.
Elia ridacchiò.
«Con quella canzone che hai cantato per ninna nanna, non si sveglieranno per le prossime due settimane.»
«Meglio della classica e banale... ninna nanna, appunto.»
Elia mandò giù le patatine che aveva in bocca prima di rispondere.
«Io le amo, invece. Ma devo dire che anche la canzone non era male. Sono andato anche a cercarla su YouTube, mentre eri in bagno...» lo guardò.
«Ti rispecchia molto. Ho ascoltato la tua storia, non una qualsiasi canzone.»
«La maggior parte delle canzoni che ascolto mi rispecchiano.» disse.
Elia annuì anche se lo sapeva di già.
«Non capisco proprio come fai a odiarti.»
«Sono io a non capire come fai tu ad amarmi» disse Damien pulendo le mani con un tovagliolo. Lo appallottolò in una mano per poi farlo cadere distrattamente sul tavolo.
«Tu sei perfetto, sei gentile... hai tutti i pregi di questo mondo, poi ci sono io, che... beh è meglio non parlarne.»
Elia scosse la testa e gli mise la mano sopra la sua.
«Non ricordo più quante volte ti ho fatto il discorso sulla perfezione. Nessuno di noi è perfetto, neanche io. E tu... tu qualche volta mi fai davvero esasperare, mi fai venire voglia di rompere tutto quello che mi circonda, ma non ti cambierei mai con niente o nessuno al mondo.»
«Sono un tale disastro!» Damien si nascose il viso tra le mani ed emise un verso non proprio naturale.
«Scusa se ti ho reso partecipe di tutti i miei casini.»
«Basta così, Damien. Non devi scusarti. Io ti amo, ok? E per me non è un problema starti accanto nei tuoi momenti più difficili... certo, qualche volta mi capita di avere dei crolli emotivi, ma perché non so che cosa fare, dire, non so come comportarmi. Io ti ho promesso che ti avrei aiutato. Non ci so o ancora riuscito, ho fallito molte volte ma io so che noi... noi due assieme possiamo farcela.»
«Tu lo pensi davvero o lo dici solo perché pensi che va detto?» chiese. Posò ancora una volta lo sguardo alla culla -i bambini stavano ancora dormendo- , e prima ancora che potesse rispondere si alzò dalla sedia per andare a sedersi sulle gambe di Elia.
Non sapeva perché lo aveva chiesto, se doveva essere sincero non ci teneva tanti a sapere la risposta, non voleva neanche proseguire quel discorso, per paura che avrebbero rovinato tutto, litigando. E c'era da aspettarsi tutto, visto come erano andate le cose nell'ultimo periodo.
«Io...»
Damien lo fermò con un dito sulla bocca.
«Ti prego, non aggiungere altro.»
Elia capì che non aveva fatto niente di male solo quando il moro lo baciò. Per un momento aveva creduto che non voleva sentirlo parlare perché lo aveva fatto innervosire.
Preoccupazione passata mise le mani sui fianchi di Damien, che rabbrividì sentendolo fredde al tatto, lo attirò di più a sé e approfondì il bacio, forse un po' troppo, perché ad un certo punto Damien si spostò separando le loro bocche. Elia se ne pentì. Si sentiva in un tredicenne in piena fase ormonale.
«Dimmi che non è quello che penso io, Elia, che questa cosa... dura... che sento sotto di me non è quello che... non è il tuo...»
Elia strinse gli occhi e si morse l'interno delle labbra, al limite dell'imbarazzo. Un semplice bacio lo aveva fatto eccitare, uno.
«Ecco... credo che sia quello che pensi tu.» aprì gli occhi ma non osò guardarlo, mentre si alzava e gli si metteva accanto.
«Scusa. Io ho provato molte volte a... a rimediare, insomma... hai capito cosa voglio dire, no? Però ecco, non è la stessa cosa e io...»
Anche lui si alzò dalla sedia.
«Dio, che imbarazzo!» chiuse ancora gli occhi per qualche secondo, quando li aprì Damien non sembrava arrabbiato oppure offeso. Imbarazzato sì, sembrava più divertito che altro. Forse era felice che fosse capitato prima a lui.
«Può capitare. Dovrebbero riscrivere la frase da "al cuor non sicomanda" a "al cazzo non si comanda".»
Elia scoppiò a ridere, per un momento aveva dimenticato quanto fosse raffinato Damien.
Poi sentirono la porta aprisi, dopo un po' apparvero Chris e Georgie, molto più rilassati di quel pomeriggio.

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