La folla l'aveva sempre acclamata, ora invece la reclamava. Il chiacchiericcio attutito ricordava un po' il boato dello stadio, solo che invece di allacciarsi il casco Normani le stava legando un microfono al petto.
L'amica non la guardava negli occhi anche se sostava a pochi centimetri da lei, ma Lauren sapeva che le sue mani non avevano mai lavorato così lentamente.
«Non devi avere paura.» La rassicurò la corvina, impassibile nel suo tono.
Per la prima volta i suoi occhi incontrarono quelli di Lauren, che si rese conto avesse terminato di assicurarle il microfono molto prima di quanto avesse armeggiato. «Non ho paura per me.» Anche la sua voce inespressiva voleva essere una dimostrazione di coraggio, ma se le parole risultavano inflessibili le sue labbra tremavano.
Lauren accennò un sorriso comprensivo e al contempo spensierato. «Lo sai che io ho sempre vinto. In un modo o nell'altro. Lo farò anche oggi.» Ammiccò quasi contenta, come se avesse valutato tutte le conseguenze della sua decisione e avesse riso in faccia a tutte quante.
«Credo che in realtà questa sarà una sconfitta pesante, Lauren.» Non voleva dirle che era terrorizzata per ciò che stava per succedere, ma stringeva le braccia al petto come se fosse l'ultima difesa che le restava per contenere la paura.
«No,» sorrise affettuosamente, depositando una carezza sul suo braccio. «Oggi vinciamo tutti.»
«Lauren! Tocca a te!» Prima che potessero dirsi altro vennero interrotte dal tempo impietoso. La corvina annuì e il ragazzo sparì dietro la sua cartelletta spuntando il nome sulla lista.
Lauren scambiò uno sguardo con l'amica. Non avrebbe mai creduto di meritare lo sguardo patinato di Normani, eppure quella era la prima volta che non le riservava tutta la durezza di cui era capace. Sapeva che non doveva più proteggerla, poteva anche solo esserle amica adesso. Anche se forse era un po' tardi. Lauren le concesse comunque un abbraccio neanche troppo impacciato per essere il primo e l'ultimo, poi salì le scale senza guardarla più, consapevole che una volta illuminata dai riflettori dell'androne non sarebbero state più alleate ma semplici amiche.
Il faro luminescente la colpì sulle palpebre, ma furono gli schiamazzi matallici a stordirla davvero. Era abituata alle vibrazioni, ma solitamente aveva il casco a proteggerla, ma comunque non era molto diverso dover affrontare la traversata del palcoscenico da quella del circuito: anche adesso poteva fare affidamento solo sulla stabilità delle sue gambe. Era divenuta un'esperta a individuare i loghi delle maggior reti televisive; altrimenti come avrebbe potuto evitarle così disinvoltamente? I microfoni adunati e tesi verso di lei erano una sorta di vendetta per tutti quegli anni in cui aveva risposto solo "no grazie".
Sopraggiunta al leggio strinse i bordi come avrebbe afferrato il volante, solo che in pista più giri compiva più felice rendeva il pubblico, ora invece meno giri di parole effettuava meglio era. L'occhio rosso della videocamera su di lei le ricordò che tutti si aspettavano un bello show, ma invece lei sperava di poter apparire il più concisa possibile.
«Buongiorno, grazie a tutti per essere qui.» Occhieggiò i fogli sotto al suo naso. Li aveva scritti meticolosamente la sera prima, ma ora le parevano solo un mucchio di cavolate. Non era un direttore d'orechestra, non doveva leggere nessuno spartito per sentire la musica. Spettava a lei suonare. Prese un bel respiro e alzò il capo dal leggio, senza più chinarlo. «Vi aspettate di sapere perché abbia deciso di gareggiare contro mio padre dopo anni di carriera. Starete pensando "ecco l'ennesima ragazzina viziata che sottrae dalle tasche di suo padre un po' di soldi per ottenere attenzioni".» Un sorriso sardonico le irrigidì le labbra. Solo adesso si rendeva conto che molte persone ai piani alti l'avevano considerata così a lungo. Chissà come sarebbero andati a dormire dopo quella sera. «Io, però, da mio padre non voglio niente. E se credete che sia un'ingrata è perché non sapete che in realtà sono stata io a dargli più di quanto meritasse.» I pugni stretti sopra il ripiano vennero immortalati con un primo piano dalla videocamera onnipresente. «Mike Jauregui è un criminale.» La dichiarazione sollevò un brusio. Adesso temeva che i gomiti dei giornalisti potessero slogarsi tanto si flettevano verso di lei. «E anche io lo sono.» Soggiunse sommesamente, eppure quella confessione riverberò stentorea nell'aria silenziosa.
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Finish Line
FanfictionLauren Jauregui è uno dei piloti più promettenti della nazione. Sotto il nome della scuderia Jauregui ha collezionato una striscia di vittorie encomiabile, motivo per cui i riflettori e la pressione la inseguono non solo durante i giri in pista, ed...
