Non c'era bisogno anche del tonfo della porta per esplicare il passo di marcia della cubana, ma Lauren si limitò a socchiudere le palpebre in silenzio.
«Possiamo parlarne o preferisci non rivolgermi parola?» Sospirò la corvina, sottovalutando probabilmente la collera dell'altra.
«La seconda.» Rispose lapidaria, togliendosi il cappotto per il calore che la rabbia insufflava nelle sue vene.
«Camila, diamine!» Sbottò Lauren, ottenendo uno sguardo truculento. Beh, almeno non le dava più le spalle.
Le labbra dell'altra tremavano mentre il passo deciso dimezzava il divario fisico fra le due ma aumentava quello emotivo. «Potevamo parlarne prima, ma come sempre devi decidere da sola per la mia vita.» La toccò solo per conficcare l'indice stizzito nel suo petto. «Ti ho già detto che non funziona così, che non puoi fare di testa tua se le scelte appartengano a tutte e due o addirittura solo a me. Mi hai incastrato in questa situazione senza via d'uscita!» Le recriminò l'errore di poche ore prima con la stessa ira, però, che le era ribollita in corpo in quei momenti.
Camila girò i tacchi, ma prima che potesse anche incamminarsi la mano della corvina le strinse il polso, trattenedola a sé. «Se mi lasciassi almeno spiegare...»
«Ah, adesso ti va di parlare?!» Si voltò imbufalita, ma gli occhi placidi e mortificati della corvina la persuasero che forse stava esagerando. Stava facendo la melodrammatica quando avrebbero potuto discuterne normalmente, così rimase a fissarla negli occhi, con le braccia conserte solo per sottolineare la sua posizione.
Lauren prese un bel respiro e le disse: «L'ho fatto per te, o meglio per noi.» Il cipiglio della cubana non accennò a smussarsi, al che la corvina comprese che doveva arricchire le spiegazioni se quantomeno sperava di veder le braccia dell'altra sciogliersi. «Ok, senti... Questa situazione è già molto difficile per me, perché ogni giorno macchio la reputazione delle persone a me care a loro insaputa. Non sopporto che tu faccia parte di quel gruppo di persone.» Adesso avrebbe davvero voluto carezzarle quella guancia vermiglia per far defluire la pressione accumulata nel pugno lungo il suo fianco, invece si accontentò di respirare il suo profumo per acquietarsi. «In più, l'hai detto pure tu che sei abituata alla correttezza morale, che puoi tenerci a me quanto vuoi, ma comunque hai dei valori a cui attenerti e quelli un giorno verranno a chiederti il conto.» Distolse gli occhi altrove come se i suoi avessero già bussato. «Se vai a lavorare con Dinah ed Ally non rinunci alla tua passione, io e te continuiamo a vederci fuori dall'officina, senza che nessuna delle due si senta in colpa verso sé stessa e miglioriamo anche il benessere della nostra relazione. Pensavo di aver fatto la cosa giusta. Mi dispiace se non è stato così.» Terminò sfarfallando le ciglia sulla cubana con la rapidità di chi aveva più di qualche pensiero da scacciare.
Lo sguardo severo di Camila perdurò a comminare la sua espressione, fin quando esalò un respiro arrendevole, molleggiando l'austerità delle braccia verso il basso. «Lauren, sono tutte buone motivazioni, credimi. Ma devi comunque parlarmene prima, non puoi rivoluzionarmi la vita solo perché pensi sia giusto per me.»
«Certo, hai ragione.» Alzò le mani in segno di resa, annunendo con tanta energia quanto era la sua compunzione. «Parlare, va bene. Imparerò.» Si strinse nelle spalle, sperando però che fosse Camila a stringersi a lei e dopo qualche grugnito lo fece, abbracciandola affettuosamente.
Lauren esercitò lo stesso impeto che aveva usato quando Camila aveva vinto la gara, solo che stavolta era lei a sollevare il premio, che era era ancora meglio di una coppa.
«Non ti ho ancora perdonato.» Sgambettò la cubana tentando di toccare il pavimento mentre le afferrava le guance però per guardarla negli occhi ammaliati.
«Tra poco cambierai idea.» Decretò la corvina baldanzosa, conducendo lei e la sua risata verso la camera.
*****
La prima volta che aveva fatto la valigia per trasferirsi a Los Angeles non aveva dovuto salutare tante persone, invece stavolta il borsone era più leggero ma gli abbracci da dispensare molti di più.
Paul e Vince avevano annerito i volti a forza di asciugarsi le lacrime con le dita sporche. Lucy le regalò il suo cacciavite preferito mentre Normani il suo cappellino. Juan le scompigliò i capelli, l'unico gesto più amorevole che conoscesse. Shawn, per quanto dispiaciuto di non poter più condividere con la sua migliore amica un'altra esperienza di vita, era contento di saperla altrove. Lauren la salutò davanti a tutti come se nulla fosse, il che le fece ridere alla sera quando Camila la scimmiottò durante tutta la cena strappandole più fumo dalle orecchie di quanto ne fuoriuscisse dal forno, o meglio: dall'arrosto che la corvina aveva bruciato.
Camila le raccontò per filo e per segno cosa era successo, ma Lauren volle saperlo daccapo almeno quattro volte e ad ogni ripetizione ascoltava con l'interesse dalla prima. Camila divagò con le parole ma anche con la forchetta, sperando che Lauren non si accorgesse dei voli acrobatici che agitava nell'aria per evitare di assaggiare il pezzo di arrosto carbonizzato. L'altra pareva aver soppresso tutti gli altri quattro sensi per rafforzare solo quello dell'udito.
Camila, anche se le costava ammetterlo, era davvero felice di quella scelta. Avrebbe continuato a sostenere Lauren e a combattere le sue battaglie insieme a lei, senza però costringere sé stessa a restare in un ambiente che non si confaceva col sogno che fin da bambina aveva coltivato assieme a suo padre. Anche Lauren era soddisfatta della loro scelta, e compiaciuta per essere stata lei stessa a proporlo. Le mancava avere la cubana fra i piedi, ma la sera poteva comunque averla nelle mani, perciò l'attesa aumentava solamente il piacere.
Per le prime tre settimane tutto filò liscio. Non convivevano, ma Lauren appendeva più spesso la giacca all'attaccapanni di Camila che la sua tuta nell'armadietto. A Camila veniva naturale utilizzare le chiavi sotto lo zerbino della corvina per appropriarsi dei fornelli di casa Jauregui quando rincasava più tardi e più stanca di lei. Nessuna delle due aveva fatto progetti di vita, era ancora troppo presto, dopo appena nove mesi, ma se Camila parlava al futuro usava il "noi" e se Lauren vaneggiava su un'eventualità prossima chiedeva sempre se alla cubana sarebbe piaciuto quel posto o quell'altro, se avrebbe preferito quell'auto o l'altra per quel viaggio che volevano fare.
I giornali, stranamente, rumoreggiavano poco su di loro. Entrambe erano molto accorte, perché le circostanze impedivano di esporsi al mondo come avrebbero voluto, ma per ora nessuna delle due era dispiaciuta dall'intimità e dalla riservatezza che possedavano.
Per il compleanno di Lauren, Camila aveva sfoggiato il suo miglior vestito e le aveva regalato la notte migliore della sua vita, facendola ammattire sopra e sotto le coperte. Nessuna delle due, quando si fermavano a riflettere, avrebbe mai creduto di poter vivere qualcosa di simile, perché entrambe lavoravano nell'ambito automobilistico ma tutte e due vivevano con il freno a mano tirato.
Camila le aveva fatto una promessa, però. Che avrebbe perso il controllo se lo avesse fatto anche Lauren, e lei aveva sempre mantenuto le promesse. Anche la corvina si era impegnata rigorisamente qualche tempo prima, giurando che si sarebbe sempre fidata di lei e l'avrebbe sempre protetta. Purtroppo però Lauren non sapeva quanto valore avesse un giuramento. Una volta spezzato non si tronca solo il suggello, bensì il legame stesso.
Lo avrebbe appreso molto presto... O forse troppo tardi.
———
Ciao a tutti!
Scusate, so che il capitolo è più corto. Se riesco stasera pubblico il prossimo, senza promettere niente... Dove scoprirete una parte fondamentale della storia.
Grazie, e a presto!
Sara.
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Finish Line
FanfictionLauren Jauregui è uno dei piloti più promettenti della nazione. Sotto il nome della scuderia Jauregui ha collezionato una striscia di vittorie encomiabile, motivo per cui i riflettori e la pressione la inseguono non solo durante i giri in pista, ed...
