Capitolo Trentasei

1.8K 134 15
                                        

Ciao a tutti!

Aggiorno due volte oggi perché sono riuscita a revisionare anche il capitolo successivo e a completare quello finale, perciò mi sembrava ingiusto tenerlo fermo lì se posso già condividerlo. Detto ciò, il capitolo finale sarà il 42 esimo.

Vi aspetto!

Buona lettura.

Inspira. Espira. I passi erano pesanti, ma il respiro di più. Inspira....

«Mila, ti aspettano gli ospiti!»

Espira.

«Arrivo.» Rispose con meno enfasi, scambiando un'occhiata di sfida cagnesca con il riflesso liquefatto allo specchio.

Era da diverso tempo che il mondo non si scomponeva in un pulviscolo nebuoloso, che il suo petto, invece di allargarle i polmoni, li comprimeva stritolandoli. Tentava di rammentarsi le tecniche auto prodotte che aveva messo a punto per normalizzare il tremore, ma era difficile dominare le dita se queste continuavano a stringere il lavandino. L'acqua scorreva ancora, al che Camila immerse cautamente il viso sotto di essa, raffreddando l'ansito e riscaldando i muscoli. Le mani si accostarono adagie al getto, che al contrario di innaffiare le sue gote rosse come rose, sarchiò le erbacce delle loro radici.

«Camila!» L'impazienza di Robin richeggiò anche dal piano di sotto. Ci teneva molto a quella serata e la cubana voleva essere impeccabile per lei, eppure più si guardava allo specchio più il disastro aumetava a colpo d'occhio.

Tamponò il vermiglio con un tocco di cipria terreo, dopodiché ridiede colore alle sue gote, ma optando per un roseo tenue che nascondesse il cugino purpureo. Trasse un respiro a pieni polmoni, sperando bastasse per arrivare almeno all'antipasto, quando si sarebbe potuta allontanare dal tavolo con la scusa del vino, che di solito finiva sempre dopo tre crostini.

Robin stava stringendo la mano di Patrick e Sandra quando Camila le poggiò la sua sulla spalla. La donna si voltò verso di lei con un sorriso che però impiegò meno di quanto credesse a svanire. Congedò la coppia felice prima di additarla con sguardo recriminatorio.

«Amore, ti sei messa i jeans e le sneaker? Davvero?» Usò un tono affabile, ma le mani giunte in preghiera si erano avviluppate su un reticolo di vene impietose.

«Avevo capito fosse una cena informale...» Si giustificò la cubana, che in realtà non aveva trovato un espediente migliore per spiegarle come mai non avesse avuto nemmeno il tempo di aprire l'armadio.

«Vabbè,» Sorrise, ma il suo sospiro non era altrettanto gioioso. «Stai comunque bene. Mi raccomando, cerca di parlare con Sandra e Katia il più possibile. Ai loro mariti penso io.» Ammiccò, accontentandosi del cenno del capo della cubana per dileguarsi.

Aveva un po' di confidenza con Katia, anche se parlare casualmente ad una festa di rossetti e champagne non sapeva se si potesse definire davvero "confidenza". Ma almeno sapeva qualche marca le tingeva le labbra e quale invece gliele sbavava. Mentre di Sandra conosceva solo il nome. Entrambe sfoggiavano vestiti dispendiosi che fasciavano e risaltavano le loro curve già di per sé sinuose. Camila le squadrò da testa a piedi, chiedendosi come facesse lei stessa a indossare quel tessuto attillato e quei tacchi affusolati per tutto il giorno senza cadere in imprecazioni o cadere e basta. Robin aveva solo cinque anni in più di lei e così le sue amiche, eppure, contemplandole adesso le parvero distanti anni luce, invece vi erano solo dieci centimetri di differenza.

Katia le disse che si ricordava molto bene di lei, e l'abbracciò come se le fosse rimasto anche un buon ricordo. Sandra dunque le strinse la mano con egual affetto, fidandosi del giudizio dell'amica che fino ad allora non aveva propriamente azzeccato i suoi gusti in quanto a rossetti per presentarsi alle serate, ma le aveva sempre consigliato buoni champagne con cui finirle. Sperava che in quanto ad amicizie fosse indicata allo stesso modo.

Finish LineDove le storie prendono vita. Scoprilo ora