Il titolo dice già tutto, questa è una raccolta di One Shots sui 5 Seconds Of Summer e sugli One Direction. Spero che li potrete apprezzare.
ATTENZIONE: in alcuni capitoli saranno presenti scene di sesso, attacchi di panico o situazioni di disagio c...
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La prima cosa che Zayn Malik aveva detto, quando mi aveva vista ad una mostra d'arte, era stata "sei arte". Inizialmente, avevo pensato che fosse solo uno squallido modo per provarci. Quando poi avevo capito che la metà dei quadri di quell'esposizione erano suoi, ero rimasta affascinata. Un ragazzo così giovane era riuscito già ad allestire buona parte di una mostra. Avevamo parlato per tutta la sera di come i suoi soggetti fossero delicati, ma resi molto più drammatici dall'intenso chiaroscuro di ciò che li contornava. E alla fine della serata, mi aveva fatto la strana proposta che mi ha portata dove sono ora.
In un piccolo caffè sulla quindicesima, con le mie amiche, che controllo l'orologio, aspettando che arrivi l'ora di andare da lui.
"Ma cosa ti prende Berry? Continui a guardare l'orologio ogni dieci secondi" la mia amica Laura mi riprende, e non ha tutti i torti.
"Scusate, è che tra poco devo andare via" sospiro, bevendo un sorso del mio frappè alla fragola.
"Uh, hai un appuntamento eh" Jesse rincara la dose.
"Mi dispiace deludervi, ma nessun appuntamento" alzo le mani, mentre loro mi guardano sospettose. Non ho detto a nessuno di quello che stiamo facendo io e Zayn, e non sono neanche certa che possa essere definito appuntamento, quindi non sto mentendo.
"Ne sei proprio sicura?" Domanda Kamilah, che fino ad ora era rimasta in silenzio.
"Sì Kami. Insomma ragazze, mi conoscete. Pensate davvero che ad un appuntamento andrei così?" Le guardo con un sopracciglio alzato, indicando il mio abbigliamento. Effettivamente, ho un pantaloncino della tuta e una maglietta bianca, e sul viso ho solo un po' di correttore e di blush. Ma tanto, per quello che dovrò fare, non mi serviranno i vestiti.
"È vero, non andresti mai. Allora cosa devi fare?" Jesse mi scruta, cercando di cogliere il minimo segno di menzogna sul mio viso.
"Devo aiutare mio cugino a studiare, è ancora al liceo e domani ha un compito di Storia dell'arte" purtroppo per lei, io sono una brava bugiarda. E, considerato che quella è proprio la mia materia di studio dell'università, è ancora più credibile.
"Oh, allora buona fortuna. I marmocchi del liceo sono insopportabili" Laura scuote la testa, bevendo un po' del suo cappuccino.
"Hanno quattro anni meno di noi, e non sono così male" mi stringo nelle spalle, cercando di essere il più credibile che posso. "Ora devo andare, se faccio tardi mia zia non mi darà pace. Ci vediamo domani"
"A domani" un coro mi saluta, mentre esco dal caffè. Percorro tutta la quindicesima, fino ad arrivare sull'ottava Avenue. Svolto l'angolo, cinque metri, ed eccomi davanti al portone di uno dei palazzi più alti di questo distretto. Suono al citofono e senza che mi venga chiesto chi sono, la porta si apre. Prendo l'ascensore fino all'ultimo piano, e dopo aver inserito la chiave che porto sempre al mio collo, le porte si aprono direttamente sull'appartamento. Come sempre, ci sono tele sparse qua e là, acquarelli, acrilici, tempere, vernici e chi più ne ha più ne metta, sparsi in giro.