CAPITOLO 20

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La mattinata successiva Vladimir si svegliò sul letto da solo. Aveva stretto Samira in un abbraccio prima di addormentarsi, ma ora il braccio era disteso lungo il materasso rimasto freddo dall'assenza della ragazza. Si guardò un secondo intorno prima di stropicciato gli occhi ed uscire dalle lenzuola. Trovò la vampira seduta nel divano a fissare un punto vuoto sul salotto, e si avvicinò. La ragazza si voltò improvvisamente, scrutando Vladimir con i suoi occhi, che diversamente da quelli del biondo, erano diventati di un giallo dorato vivo e acceso:

-Vlad… hai dormito tanto, sai? - 

-Che ci fai qui? - 

-Nulla di che…- 

Vladimir si avvicinò piano, ma vide che la ragazza era completamente sudata, nonostante la temperatura non fosse alta, e nonostante i vampiri non sudassero. O meglio, non sudassero a meno che non stessero morendo dalla fame. Vladimir capí immediatamente quello che stava succedendo, ma decise di procedere con cautela. Si sedette continuando a fissarla: la ragazza non aveva neanch'ora il controllo di sé stessa, non sapeva cosa significasse essere un vampiro. Quando Vladimir si sedette lei, con uno sguardo furbo, pronunciò:

-Vlad ho fame-

-Samira… - 

-Ho fame… Non riesco a controllarmi, sento che potrei uscire da quella porta e compiere un macello ora-

Vladimir, a quel punto, le prese il viso e tentò di rassicurarla:

-Samira so come ti senti. É difficile il primo periodo. So che non hai ancora la capacità di gestirti… Ma io sono qui… Ti aiuto io… C-ci penso io a te-

La ragazza si alzò e con un veloce scatto attaccò con una mano Vladimir al muro, prendendolo per il collo:

-T-ti prego… F-fai in fretta - 

Vladimir annuì per quello che poteva, dal momento che la ragazza gli stava togliendo tutto il fiato, ma quando la vampira lo rilasciò e si voltò per tornare a sedersi sul divano, il biondo la riprese per la spalla e la girò velocemente. La prese per le spalle e si rassicurò del fatto che lei stesse dentro casa finché lui non sarebbe tornato:

-Ascoltami! Devi ascoltarmi va bene?! Tu… Tu devi stare qui, ok? Finché io non torno… tu non puoi muoverti. Non sai controllarti quindi per il momento porto io il cibo a casa… - 

Una volta pronunciate queste parole la lasciò e la vampira, ormai completamente bagnata si sedette nuovamente sul divano: stava malissimo, non aveva mai avuto tanta fame, e a dire il vero tanta paura. Non riusciva a capire perché sentisse le palpitazioni in maniera così violenta e non capiva perché tutto le sembrasse essere così nuovo. Sembrava davvero essere rinata. Sentiva ogni rumore dieci volte più forte e riusciva a vedere le cose più da vicino… Estremamente più da vicino. La cosa la spaventava e tremava per ogni piccola cosa, per ogni più piccolo rumore: 

-Ehi… - 

Samira non sembrò ascoltare le parole del vampiro, ma sentiva solo il cuore che pulsava sempre più forte. Poi Vladimir pronunciò la frase più forte e Samira si girò completamente pallida e con il fiatone a mille:

-Ehi!... - 

-Che c'è? … - 

Vladimir totalmente vestito con il suo solito giaccone nero e con la camicia bianca che si poteva intravedere al di sotto si avvicinò con la velocità di un vampiro. Ormai non la nascondeva più:

-Stai qui Sam… Non hai ancora il controllo sul tuo corpo. Devi stare qui! - 

-Vladimir… - 

-No Sam! Stai qui...Ci penso io, sta tranquilla-

-Vlad ti prego… Ho fame… - 

Vladimir la vedeva e tutto quello che voleva era calmare quella fame che tanto la assaliva. Quindi la baciò intensamente e dopo una lieve carezza che le diede ai capelli e sul viso uscì con una velocità tale da scaraventare la porta contro il muro. Miracolosamente quest'ultima non si ruppe. Dopo alcune ore che il vampiro non tornava Samira incominciò a fremere e a girovagare in lungo e in largo per la stanza, cercando di non pensare alla fame che ormai stava prendendo il sopravvento. Inizialmente la ragazza non sentiva niente, poi si chinò sul tavolo, ed incominciò a sentire un terribile dolore alla bocca, come se qualcuno le avesse appena infilato una lama tagliente nelle gengive. Urlò di dolore e sentiva qualcosa di affilato che piano piano emergeva dalla dentatura della sua bocca. I sudori si stavano facendo sempre più irruenti e la canottiera era ormai zoppa. Con la lingua premette piano e sentì due canini affilatissimi sporgere all'interno della gengiva anteriore. Si rialzò piano dal tavolo e, ormai fuori controllo, scaraventò la porta in legno che tanto aveva attraversato quando era ancora umana, rompendola tutta quanta. Quando uscì appena dalla casa i profumi, così intensi e forti, la travolsero tutto d'improvviso. Le sue narici non riuscivano a decidere a quale odore o profumo dare ascolto, e la stessa cosa valeva per i rumori che sentiva: sembravano tutti così vicini che la facevano praticamente impazzire. Nel suolo poteva vedere a distanza ravvicinata tutti i piccoli insetti che si muovevano e che non avrebbe potuto vedere con un occhio diverso da quello da vampira. Con una adrenalina fuori dal normale in corpo partí, più veloce che mai. Correva molto più veloce di Vladimir, estremamente più veloce del biondo e la cosa la eccitava moltissimo. D'altronde un neo-vampiro aveva tutti gli ormoni dieci volte più potenti di quelli di un normale vampiro, ma questi si sarebbero placati con il tempo. Adesso non poteva controllare i propri istinti e sentiva che ciò che la circondava la chiamava, per essere scoperta nei più particolari dettagli. Correva come un leone affamato nella savana e saltava sugli alberi con una potenza inaudita. Era sensazionale l'emozione che provava ora: si sentiva libera. Finalmente libera. Mentre correva sorrideva e urlava per la gioia e il divertimento che provava in quel momento. Ma la caccia era aperta: aveva fame, ma non voleva uccidere nessuno. Non avrebbe retto il rimpianto e i sensi di colpa quindi voleva e doveva assolutamente trovare un animale già morto nelle vicinanze. La corsa proseguiva e i salti pure. Non riusciva a non godersi appieno quel momento: le piaceva correre, ma le sarebbe piaciuto ancora di più farlo con la pancia piena. 

Nel frattempo Vladimir era rientrato a casa, ma aveva già intuito che qualcosa non andava, dal momento che trovò la porta completamente sfasciata dentro e fuori casa. I pezzi erano sparsi ovunque e quando entrò frettolosamente nel salotto fece cadere d'istinto i cadaveri di tre lepri che aveva trovato lungo la ricerca, dato che notò subito che Samira non si trovava in casa. Avrebbe dovuto immaginarlo. Anche lui lo aveva fatto quando si trovava nel bel mezzo del periodo adolescenziale. Eppure non dovette passare molto e il biondo imparò a gestirsi e ad assumere il controllo su sé stesso quasi subito. Ma non sarebbe stato così con Samira, o almeno lo immaginava. Non ci pensò due volte prima di partire per poter cercare Stefan: non sarebbe stato in grado di prenderla e calmarla da solo. Aveva bisogno di una mano. Soprattutto di quella del suo compagno. Lungo la strada Vladimir non si calmò per niente: era agitato e preoccupato per Samira. Sapeva che la "fame" era uno degli stimoli più violenti da dover controllare e uno dei più difficili. Sperava che non le succedesse nulla, ma voleva anche che la vampira non facesse del male a nessuno. Doveva trovarla, ma prima doveva trovare Stefan. Ci volle un arco di tempo indecifrabile prima che il biondo riuscì a trovare il suo compagno e lo trovó a sonnecchiare in uno dei giganteschi rami dell'albero del SuperTiglio:

-Stefan! - il vampiro si fermò tutto di un colpo e con il fiatone sollevò la vista, con il moro che già lo fissava incuriosito ma anche sospettoso. 

-Vlad?... Che ci fai qui? - 

-Stefan… Ho… Ho bisogno del tuo aiuto. Devi darmi una mano… Cazzo… - nel pronunciare quelle parole Vladimir era completamente stravolto. Si guardava intorno e non riusciva nemmeno a pronunciare un discorso corretto o comunque sensato. Stefan vedendolo in quelle condizioni scese dall'albero:

-Vlad che sta succedendo?! Qual'é il problema? Si può sapere?... - 

Improvvisamente dietro i due vampiri si sollevò un rumore assordante e i due voltandosi riuscirono a malapena a vedere la ragazza, che sfrecciando come una scheggia nemmeno si rese conto della presenza dei due. Tanto bastava per far voltare Vladimir e gridare contro Stefan:

-Eccolo! Quello é il problema!! - 

I due si scambiarono un'occhiata d'intesa e partirono più velocemente che mai, tentando di non perdere di vista la ragazza che ormai li aveva già seminati di molto. Andavano a pari passo e questo permetteva loro di parlare. E, ovviamente, incominciò Stefan, con la solita ma purtroppo giusta ramanzina:

-Che cazzo Vlad… Ma ti rendi conto di quello che hai fatto? Se non riusciamo a prenderla questa fa una strage… - 

-Smettila Stefan cazzo… Mi stai rompendo i coglioni. - 

-Oh perché sai che é vero eh? - 

-Stronzo! Chiudi quella bocca! So quello che ho fatto ma non credevo avesse questo risvolto. - 

-Se li trasformi non possono avere un risvolto diverso! - 

Vladimir, in cuor suo, sapeva che il moro aveva ragione: trasformare Samira in un vampiro era stata una delle scelte più assurde che avesse mai compiuto in tutta la sua esistenza. Ma le piaceva, le piaceva troppo per lasciarla andare. E poi… Era splendida a letto. Non che inizialmente non lo fosse, ma la trasformazione l'aveva potenziata ulteriormente, e la cosa eccitava Vladimir in tutti i sensi. Quando ormai sembravano aver perso le tracce di lei improvvisamente la ebbero davanti. Sapevano dove si stava dirigendo: il lago. 

Quando Samira arrivò al centro del lago ghiacciato, si fermò e si guardò tutta intorno, agitata e affamata. I piedi erano scalzi e ricoperti di sangue da quanto aveva corso veloce. Anche le mani erano in pessime condizioni: le dita erano tagliate e il sangue era ancora fresco. Subito si ritrovò circondata dai due vampiri che senza perdere altro tempo le ruotava intorno per formare un cerchio e non farla scappare. Poi si fermarono uno davanti e uno dietro, per non permetterle di fuggire :

-Samira… -

Samira era fuori di sé, sentiva ma non ascoltava quello che diceva Vladimir. O meglio : era così sovrastata dai rumori che la sopra assaltavano che nemmeno si rese conto delle parole dette da Vladimir. Ma rispose ugualmente, prendendo l'iniziativa:

-Vlad spostati o ti faccio male… - 

-Devi stare calma… Va bene? Tu… Tu sei fuori controllo ora… Ma… Ma devi riuscire a contenerti, altrimenti succede una strage… - 

-Vlad… Ho fame-

Vladimir a quel puntò capí che la situazione sarebbe stata più dura del previsto.

ANCORA UNA VOLTA Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora