Capitolo XIII

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- Kiraku... come mi è saltato in mente? - mi scompiglio i capelli, agitato.

- Ti riferisci a quando hai preso al volo la tua ragazza, evitandole la caduta? Non capisco perché la cosa ti agiti, sei stato grande. Inoltre scommetto che hai guadagnato punti pure con lei. - mi fissa impassibile, continuando a mangiare il suo pranzo.

- No, ma che... non hai ascoltato quello di cui ti ho parlato, fin'ora? -

- Ti riferisci alla presa al volo, al battibecco con sua sorella o a quando sei fuggito da Aomori per timore di esserti intromesso in affari non tuoi? -

- Quindi mi ascoltavi. - sbuffo.

- Sì, anche se ancora non capisco la tua agitazione. Capirei di più se non parlassi a velocità supersonica. - mi fa notare.

- Scusa, sono solo in para. Ho praticamente dichiarato battaglia a sua sorella. Non mi stupirei se Ruri mi mandasse a quel paese per questo. In fondo... l'ultima volta che ho tentato di parlare di sua sorella... il suo viso si è scurito così tanto... -

- Sei ancora preoccupato per quella volta? -

- Certo che sì. Dopo ciò ha cominciato a trattarmi con una freddezza spaventosa. Fino a quando non l'ho aiutata per caso con quel tipo litigioso davanti al supermercato. -

- Ma se ti tratta sempre con freddezza. Magari era solo di cattivo umore. - cerca di liquidare il tutto.

- No, fidati. È stato perché le ho domandato di sua sorella. Il loro rapporto è un argomento tabù. -

- Bah, tu la conosci meglio. Comunque... non ti ha detto di non preoccuparti, prima? -

- Era solo sconvolta da tutta la faccenda. Pensandoci con più lucidità... cielo... - mi afferro la testa tra le mani.

- Non fasciarti la capoccia prima di batterla. Questo pomeriggio l'accompagni a casa, no? -

- Forse. -

- Beh, a quel punto avrai modo di domandarle se è arrabbiata o no. Così saprai per certo come la pensa. Anche se... -

- Anche se...? - mi metto sull'attenti.

Che gli è venuto in mente?

Ah...!

Avevo ragione!

Ho fatto un guaio enorme.

Però... mentirei a dire che me ne pento.

Quella ragazzina è stata estremamente crudele.

Ancora ora, se ci penso, il sangue ricomincia a ribollirmi nelle vene.

- Anche se è vero che non si sa mai per certo cosa pensa una donna. Perciò... - poggia una mano sulla mia spalla - ...forse sei fottuto, amico. -

- Ma... Kiraku!! - mi alzo di scatto.

- Che c'è? -

- Così non mi tranquillizzi per niente. - sbuffo.

- Ah, volevi essere rassicurato? - finge sorpresa, facendomi ridere.

- Ho capito, ho capito. - sospiro - Mi sto agitando prima del dovuto. -

- Complimenti, ci sei arrivato. - mi fa un applauso silenzioso - È incredibile come tu riesca a sclerare per alcune cose, mentre per altre... non batti ciglio. -

- A cosa ti riferisci? - lo fisso confuso.

- Al fatto che hai cominciato a chiamarla per nome. Ti agiti per timore di esserti intromesso nei suoi affari di famiglia, ma non per lo scalino che hai fatto di prepotenza nella scala di confidenza. -

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