Capitolo 5

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Domani, venerdì 14 settembre, inizierò la scuola. Sono emozionata, e sono con Doha a scegliere come organizzarmi.
"Scusa, non devi scegliere come vestirti?"
"I miei sono fissati con le scuole private, quindi ho la divisa"
Tiro fuori dall'armadio una divisa con gonna e giacca bordeux e una camicia bianca. Sul cuore della giaccia ce lo stemma della scuola in bianco. Devo dire che è bellissima per essere una divisa scolastica.
"Beh, almeno non ti ci devi mettere" dice Doha alzando le spalle.
"Già!"
"Comunque domani sera ci vieni alla partita PSG- Saint etienne?"
"Oh, no"
"Ma come! Scoprirai finalmente se devi uscire con Kylian o no!"
"Gia, ma lo farò da casa"
"Che sfaticata! Comunque io ci andrò, quindi te lo saluto"
"E se segna digli da parte mia che sono scappata in Brasile"
"Beh...possono tranquillamente venirti a riprendere Neymar, Thiago, Marqui..."
"Ferma! messico, intendevo messico" dico io agitando le mani. Lei ride, perché ha finalmente capito il modo per prendermi in giro e farmi incazzare, mettere in mezzo quel francesino fastidioso.
"Dai, smettila, comunque io vado, prima che faccia buio"
"Ciao" dico io.
"Ciao amo, buona fortuna" mi da un bacio sulla guancia e mi chiude in camera.
Preparo il mio zaino, in cui in realtà non metto nulla, se non una felpa nel caso dovessi avere freddo.
Ho parecchio sonno, quindi decido di andare a letto nonostante l'orario che, per quanto mi riguarda, è parecchio presto.

Il rumore assordante della sveglia mi fa sobbalzare.
"VAFFANCULO" urlo da sotto il cuscino sperando che sia solo un incubo e che ci siano altre 10/20, ma magari 30 ore di sonno. Si è capito che preferisco dormire più che vivere.
Comunque decido, dopo 10 minuti buoni a imprecare il cielo, di alzarmi e fare colazione.
Faccio poi una doccia, piastro i capelli e li raccolgo in una mezza coda, e infilo le sneakers.
Decido di non truccarmi, tanto non riuscirei a mantenere il trucco neanche un'ora.
"Pronta?" Mi chiede mio padre afferrando le chiavi di casa.
"Yes!" Affermo trotterellando e mettendo in spalla lo zaino.
Apro la porta ed esco.
Mi siedo nel sedile del passeggero ed inizio a battere freneticamente a terra il mio piede dal nervosismo, senza togliere lo sguardo fisso sulla strada.
"Ti calmi? Sono dieci minuti che continui così!" Mi chiede mio padre toccandomi una coscia per fermarmi.
"Ehm...scusa" scoppio in una risata isterica "sono solo nervosa...tanto nervosa!"
"Stai tranquilla, sono ragazzi della tua età, non stai per incontrare Leonardo Di Caprio!"
"Non mettermi anche l'ansia di potermelo ritrovare davanti!" Dico guardandolo storto.
"EEE, ARRIVATI" dice mio padre fermando la macchina qualche metro distante da un grande cancello seguito da un edificio perfettamente ristrutturato.
"Come sto?" Chiedo a mio padre sistemandomi i capelli sulla nuca.
"Benissimo, ora vai"
"Ok, ciao papi"
"Ciao ele" mi da un bacio in guancia e io scendo dalla macchina.
Faccio un sospiro per calmarmi e poi entro nella segreteria.
La donna che mi ha dato le chiavi dell''armadietto sembrava un dittatore; aveva lo sguardo serissimo e truccatissimo di nero. Un completo perfettamente stirato sempre nero e delle scarpe che la facevano alta almeno 1.90mt. Non si è smossa un attimo se non per darmi appunto le chiavi e per dirmi dove fosse la mia classe su una pianta della scuola attaccata su un muro in segreteria.
Per fortuna non ho dovuto fare scale, visto che la mia classe è al piano terra. Alla prima campanella delle 8, quella dell'entrata, mi dirigo al mio armadietto.
"Numero 7, numero 7" dico a bassa voce, poi realizzo "il numero 7 mi ha un po' rotto il cazzo"
Trovo L'armadietto proprio a pochi metri dalla mia classe, la 5A.
Ele entra, ele puoi farcela! Mi sono ripetuta fino alla campanella delle 8.15, che segna l'inizio delle lezioni.
Entro in classe, che è già mezza piena e mi siedo in un banco ancora libero attaccato al muro.
Tutti questi figli di papà o mi guardando sorridendo maliziosi, se sono ragazzi, o mi squadrano male dalla testa ai piedi, se sono ragazze. Già sono stra a disagio.
"Posso?" Mi chiede sorridendo un ragazzo moro, con gli occhi azzurri e alto sul 1.75mt. È davvero carino.
"Mhm!" Mugolo e annuisco. Mi rivolge un altro sorriso di sfuggita e poi, entra il primo professore, il professore di francese, che avrà le prime due ore. In queste due ore io faccio finta di stare attenta ma scarabocchio su un foglio cose a caso solo per distrarmi dal ragazzo vicino a me che non ha fatto altro che fissarmi. Dopo questa ora ci sono 15 minuti di ricreazione.
"Scusa se non mi sono presentato ma ero in ritardo" mi rivolge un altro dei suoi sorrisi "Sono Manu"
"Io sono ele!" Ci stringiamo la mano e riesco a sorridergli. "Come mai ti sei messo, insomma...vicino a me?"
"Oh...ti avevo visto da sola e a disagio, ma se vuoi mi sposto"
"No, no! Era per curiosità, sono felice che tu ti sia messo vicino a me"
"Non sei francese, vero?"
"No, lo so parlare, ma sono italiana"
"Di dove?"
"I miei sono di Milano, ma sono nata a Roma. A causa del lavoro di mio padre però, ci siamo spostati spesso, tipo a Londra o Genova"
"Capisco. Che lavoro fa tuo padre?"
"Ehm...l'allenatore di calcio"
"Wow, deve farlo a livelli alti!"
"Si, allena i portieri, al PSG"
"Oddio, quindi conosci tutti i giocatori!"
"Eh già"
"Che figata assurda!" Non voglio più parlare di me, perciò colgo l'occasione.
"Neanche tu sei francese, vero?"
"No, sono spagnolo, però vivo qui da quando ho 10 anni, mia madre fa la fotomodella e mio padre il fotografo, si sono conosciuti proprio su un set e ora fanno entrambi parte di un'agenzia parigina"
"Beh, neanche tu hai una vita noiosissima!"
"Direi che hai ragione!"
"Che palle, sta suonando, chi abbiamo ora?"
"Scienze e matematica, io non ci capisco nulla!" Dice controllando l'orario sul telefono.
"Posso aiutarti, se ti serve"
"Sarebbe un sogno riuscirci a capire qualcosa!"
"Allora dammi il numero, che ci organizziamo"
Mi scrive velocemente il numero sulla tastiera e io gli mando un messaggio per farmi salvare.
Passiamo il resto delle due ore a giocare a tris e fare ritratti imbarazzanti dei prof, mi sono divertita troppo.
Esco da scuola e mi avvio in cortile, per andare via.
"Ehy, ele"
"Si?" Mi giro ed è Manu.
"Hai...hai da fare a pranzo?"
"In realtà si, però potremmo vederci domani"
"Ok, allora ci sentiamo sta sera"
"Certo!"
"Ciao ele"
"Ciao"
Lo saluto col cenno della mano ed esco. Effettivamente ce doha, sta volta con un'altra macchina che mi suona per farmi entrare.
"Cambiato macchina?"
"Nah nah, questa è la mia!"
"Bellissima"
È una macchina che sarà costata più di un rene, nera, ma assurda e super moderna.
"I miei si fanno amare"
"Che figlia di papà!"
"Maddai, andiamo a pranzo che ho fame"
Pranziamo in un localino molto carino e piccolo, e poi io mi metto studiare per lunedì, mentre lei per l'università. Faccio anche un paio di selfie di sfuggita.
Non abbiamo parlato particolarmente della partita o dei ragazzi, ero più io che parlavo di Manu e lei che si lamentava per il troppo studio accumulato visto che è una cretina e non si sa ancora organizzare.
Mi riporta a casa.
"Allora, buona fortuna per stasera!" Le dico il affacciandomi da fuori.
"La fortuna servirà a te..." dice ricordandomi di questa scommessa.
"Che pesantezzaaaa!"
Entro in casa e mi metto ad ascoltare un po' la musica e stare su insta.

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