Sono in macchina con Jessica e Ciro che mi stanno accompagnando all'aeroporto. Questa settimana è passata davvero in fretta e non vedo l'ora che arrivino le feste per poter tornare qui.
La spensieratezza che cercavo l'ho trovata poco, anzi per nulla, visto che un minuto sorridevo e non pensavo a nulla, e l'altro la mia testa era su tutt'altro pianeta.
"È ora di salutarci" siamo tutto fuori dalla macchina.
"Eh già, grazie di tutto ragazzi, mi mancherete"
"Grazie a te"
Abbraccio entrambi ed entro in aeroporto.
Sono le 8.30 e l'aereo partirà alle 10, quindi sono in completo orario.
Faccio tutto quello che devi fare e, 20 minuti prima, sono dentro il gate.
Sfrutto questo momento per chiamare mio padre, che è sicuramente sveglio.
"Pronto?"
"Pronto papa?"
"Ele! Buongiorno"
"Ti ho svegliato?"
"Nah, sono sveglio da un'oretta, sta mattina ho delle cose da fare"
"Oh, ok. Io sono appena entrata nel gate, tra 20 minuti dovrebbero farci entrare nell'aereo"
"Meno male, quando atterri, per le 13.30 ti vengo a prendere io, così ce ne andiamo al campo e saluti tutti" rimango di stucco, non pensavo che fosse oggi il giorno in cui avrei rivisto quella persona.
"Al campo?" Dico con la voce un po' spezzata.
"È un problema?" Mio padre non sa nulla, quindi per lui è strano che non voglia andare con lui.
"No è che..." pensa Ele pensa "magari sarò stanca no?"
"Mica devi allenarti! E poi no c'è altra alternativa, lo sai che al massimo alle 2.30 devo stare lì, a riportarti a casa non faccio in tempo"
"Dai ehm...va bene, a dopo"
"Ciao amore"
Attacco e mi inizio a fare 1000 complessi su come poterlo affrontare. Conoscendolo non lascerà passare un minuto prima di venire da me.
Nel pensare e ripensare arriva l'annuncio che possiamo entrare in aereo, quindi prendo tutto e prendo posto.
L'aereo parte puntuale e Roma si fa sempre più piccola. Scende una lacrima sul mio viso e poi mi metto comoda per il viaggio.
Lo passo a leggere e ascoltare la musica e, per le 13, l'aereo atterra. Avevo così tanta fame che ho anche avuto il coraggio di pranzare col cibo dell'aereo, quindi non ho quel problema.
Mio padre è davanti all'entrata che mi aspetta e corro ad abbracciarlo, è la persona che mi è mancata di più...la seconda persona.
"Mi sei mancato papi" gli stampo un bacio sulla guancia.
"Oooh, anche tu, tantissimo!"
Non mi stacco da lui, mi è mancato troppo.
"Pronta a tornare alla vita parigina?"
"Eh, diciamo dai!"
Entro in macchina e gli racconto di tutta la vacanza con più euforia di una bimba.
"Aaah, quindi hai rincontrato Joaquin eh!" Mi fa l'occhiolino.
"PAPÀ!" Tutti sanno della mia cotta, fino a poco tempo fa diventavo rossa solo a guardarlo.
"Ah gia, hai ragione, ora c'è Kylian non si tradisce!" Dice con nonchalance, ma a me cambia del tutto l'umore.
"Come?" Mi da una gomitata, evidentemente inconsapevole del fatto che se sono pazza è colpa proprio sua.
"Pensi che io non capisca mia figlia? Lo so che state insieme"
"Io e lui?"
"Si"
"No." Rispondo secca, sia perché è mio padre, sia perché bene o male è la verità.
"Andiamo! Fin dal primo giorno abbiamo capito tutti che c'era più chimica tra voi che nei laboratori!"
"Che comparazione di merda!"
"Però è vero"
"MA NO"
"So ele, basta mentirmi non sono un cretino"
"Uffa"
Non confermo e non smentisco nulla, almeno la fase "lo dico a mio padre" è passata.
Arriviamo e cerco in tutti i modi di evitare qualsiasi essere umano, quindi, con lo sguardo basso, corro nell'ufficio di mio padre così nessuno può vedermi.
Resterò qui tutto l'allenamento, infondo un giorno in più un giorno in meno non cambia...
Sono qui a guardarlo dalla finestra più o meno da inizio allenamento, e distolgo lo sguardo solo per posarlo sul mio telefono che, squillando, mi ha fatto prendere un colpo.
È mio padre.
"Ele ma dove sei?"
"Nel tuo ufficio"
"Beh, scendi! I ragazzi chiedono di te"
"No, papi, oggi no"
"ELE! Ti vengo a prendere in braccio eh!"
"Uffa, va bene, arrivo"
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The number 7// Kylian Mbappe
FanfictionCOMPLETA Ecco come in poco tempo la vita di una giovane ragazza è cambiata grazie ad un giovane calciatore francese. QUESTA STORIA NON È SCRITTA PER MANCARE DI RISPETTO AI RAGAZZI, È SEMPLICEMENTE INVENTATA.
