Paragrafo 39. Entrata.

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Paragrafo 39

Entrata.

L'auto del sergente Rodriguez fu la quinta o la sesta a giungere sul posto. Iniziava ad albeggiare e i lampeggianti delle volanti ferme a semicerchio intorno alla tenda di Bob illuminavano di blu e rosso le facce sotto shock di Lucy e dei figli seduti sul retro dell'ambulanza col portellone spalancato. Una squadra dell'unità cinofila stava perlustrando la zona intorno al luogo dove era stato recuperato il cadavere di Bill, mentre un'altra unità interrogava Bob, dopo averlo ammanettato a seguito della sua confessione, come prevedeva la procedura.

Non aveva l'aspetto dell'omicida né tantomeno del criminale abituato a trattare con la legge, eppure si chiuse in un silenzio cupo e impenetrabile, non per evitare di aggravare la sua posizione, ma semplicemente perchè non sapeva spiegarsi come aveva fatto ad uccidere quell'uomo. Più di un poliziotto calpestò con i suoi pesanti anfibi in dotazione quel frammento di lapide che Bob aveva abbattuto con l'auto poche ore prima, ma nessuno gli prestò attenzione più di tanto. Arrivò il furgone nero che seguiva sempre le volanti sul luogo di un omicidio e dopo il nullaosta del medico legale il corpo di Bill venne imbustato nel classico sacco nero e caricato sul retro dell'anonimo furgone del servizio necroscopico.

"Ispettore, i cani seguono una traccia che sale su" gridò da lontano un poliziotto del gruppo cinofilo, indicando con il braccio la parte più alta del pendio da cui si era calato a capofitto Bill nell'oscurità della notte appena archiviata.

"Iniziate a salire, vi raggiungo subito" rispose in tono concitato l'ufficiale che dirigeva le operazioni.

La squadra si avviò, seguendo le istruzioni del superiore e, trattenendo a stento l'eccitazione dei cani ormai in fibrillazione, arrivò davanti alla porta spalancata della casa degli Hutcher.

Di fronte a quell'ingresso rettangolare e scuro, che si presentava come una finestra su un mondo buio, tutto si fermò per un istante. Oltre i tre gradini della veranda, aldilà della soglia, si intravedeva a malapena solo qualche frangia del tappeto sul pavimento del soggiorno e lo zoccolo del battiscopa tra la porta e la parete.

Gli uomini in divisa, con le pistole in pugno e l'affanno in gola, si disposero in circolo intorno alla porzione di casa visibile dal punto in cui si erano fermati ed invitarono ad uscire chiunque si trovasse all'interno. Ad ogni loro intimazione però seguì solo un silenzio ogni volta sempre più ostinato. Lasciarono passare qualche minuto, poi indossarono i dispositivi di protezione ed entrarono cautamente con le torce e le armi spianate. Come si dice in gergo, bonificarono in poco tempo gli ambienti del piano terra, mettendo sottosopra il soggiorno e la cucina, ispezionarono ogni anfratto dalle dimensioni appena sufficienti a poter nascondere una persona, dopodichè si fermarono ai piedi della scalinata di legno che portava al piano di sopra. L'atmosfera era surreale, quasi di raccoglimento, come se ognuno di loro conoscesse già l'orrore che avrebbe trovato al piano superiore. Più che prepararsi ad un'irruzione, sembrava che stessero preparandosi semplicemente al peggio, eppure la maggior parte di loro non era al primo giro di giostra.

Più di uno, nonostante gli allenamenti e i corsi a cui erano costantemente sottoposti, ebbe bisogno del sostegno del corrimano sulla balaustra accanto alla scala per procedere gradino dopo gradino. Anche il fruscio di sottofondo delle radio si era interrotto perchè le avevano silenziate come previsto dalla procedura per casi del genere. Una volta raggiunto il corridoio, avevano due possibilità: procedere a sinistra verso la camera di Stern Hutcher, o a destra in direzione di quella di sua madre. Il caposquadra imboccò la sinistra e gli altri lo seguirono in silenzio in fila indiana dietro di lui, facendo attenzione ad evitare anche il più piccolo rumore.

Furono necessari una ventina di passi e qualche battito accelerato in più per raggiungere la porta di legno appena socchiusa che per l'ultima volta divideva madre e figlio dal resto del mondo.

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