L'elfo birichino

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Questa storia è scritta da : Ilaria

“Papino, cosa sono gli elfi?”
Kit non sollevò gli occhi dal libro che stava leggendo e cercò di trattenere una risata. Jem guardava Mina leggermente indeciso se considerare seriamente la domanda o se svicolare spostando l’attenzione della bambina su altro.
“Gli…elfi?”
“Sì, cosa sono?” chiese Mina nuovamente con gli occhioni sgranati.
Kit sollevò ulteriormente il libro a nascondere il sorriso che gli era sbocciato in viso incontrollato. Sapeva che prima o poi sarebbero risaliti al motivo di tutte quelle domande, ma nel frattempo si godeva la scena: Mina sapeva essere insistente come un martello pneumatico quando voleva avere delle risposte.
“Mh, potrebbero assomigliare a un folletto,” azzardò Jem, provocando un colpo di tosse da parte di Kit, che si giocò così la copertura.
Mina non fece caso allo sguardo in tralice che suo padre lanciò in direzione dell’adolescente mollemente adagiato sulla poltrona.
“Non lo sai?”
Jem la guardò, con gli occhi di non vuole deludere la propria bambina, e le disse: “Oh, certo che lo so, ma credo che tuo fratello lo sappia meglio di me” concluse sorridendo.

Kit abbassò il libro con sguardo colpevole mentre Mina urlava: “Sìììì! Me ne parla sempre!”
Jem si voltò verso di lui con sguardo furbo, pensando di averlo incastrato, ma Kit si era preparato per quella eventualità; aveva seminato dettagli e curiosità per Mina proprio per quel motivo.
“Ma certo” rispose beandosi del sorriso estasiato di Mina. “Domani conoscerai un elfo, d’accordo?”
La piccola balzò in piedi saltellando e corse verso il giardino, urlando a sua madre che avrebbe incontrato un elfo. Kit rimase a contemplarla intenerito: era stranissimo quello che provava per Mina, lui che una vera famiglia non l’aveva mai avuta.

“Avanti, sputa il rospo,” gli disse Jem ridacchiando. “Cosa stai architettando?”
Kit si girò sfoderando un sorriso degno di Herondale. “Vedrai, ti piacerà e Mina ne andrà matta.”

Quella sera si sedette alla scrivania, programmando tutte le sorprese che avrebbe fatto trovare a Mina per tutto il mese di dicembre, fino alla mattina di Natale, quando avrebbe trovato una valanga di regali sotto l’albero che avevano da poco addobbato insieme.
Terminato di scrivere rilesse soddisfatto: si era impegnato ed era sicuro di fare un figurone. A quel punto doveva solo attendere che tutti andassero a letto per tornare in salone e allestire tutto per l’arrivo dell’elfo. Ritagliò e colorò una porticina in cartone, usando i pennarelli di Mina; non era certo un’opera d’arte, ma difficilmente avrebbe potuto fare meglio di così senza un computer e una stampante.
Quando finalmente i rumori in casa si quietarono raccolse tutti i componenti, il pupazzo che aveva comprato qualche settimana prima proprio per quel momento e andò in salone. Proprio accanto all’albero, applicò al muro la porticina che aveva creato, fissando i bordi con un po’ di biadesivo e aprendo leggermente la porta vera e propria. Poi sparse a terra davanti alla porticina un po’ di polistirolo sbriciolato per simulare la neve (Tessa la mattina dopo sarebbe inorridita, ma il sorriso di Mina avrebbe placato la sua furia) e proprio in mezzo a questa finta neve posizionò il pupazzo dell’elfo, seduto a gambe incrociate.
Poi prese dalla cucina un bicchiere di latte e due biscotti e li mise tra le braccia del pupazzo. Infine, mise la filastrocca che aveva creato appoggiata al bicchiere, in modo che Mina la vedesse subito; non sapeva ancora leggere ma ci avrebbero pensato i suoi genitori.
Si alzò e fece qualche passo indietro, rimirando il risultato del suo lavoro e di quella tradizione mondana che gli Shadowhunters, tanto per cambiare, non conoscevano. Era abbastanza soddisfatto e sapeva che Mina ne sarebbe stata entusiasta.
Si voltò per tornare nella sua stanza e si ritrovò davanti Tessa, appoggiata allo stipite della porta, che lo guardava incuriosita. Kit per un momento temette che si sarebbe arrabbiata, o che avrebbe considerato la sua idea una sciocchezza, ma quando sollevò lo sguardo su di lui gli occhi erano lucidi e un sorriso dolce le aleggiava sulle labbra.

“Raccontami,” disse soltanto.
E lui le raccontò di come tra i mondani si tramandasse questa tradizione dell’elfo birichino, che tiene d’occhio i bambini in attesa che arrivi Babbo Natale e che fa un sacco di scherzetti. Le mostrò tutto il programma che aveva redatto e le filastrocche che aveva scritto e le spiegò che ogni sera avrebbe organizzato uno scherzo diverso in modo che Mina lo trovasse al mattino; promise anche di pulire e sistemare tutto, una volta che la bambina aveva visto la scenetta.
Tessa lo stupì di nuovo, abbracciandolo stretto e sussurrandogli: “Oh, Kit, che cosa dolce.”

Si sentì invadere da una sorta di timidezza mista a gioia, mentre ricambiava l’abbraccio un po’ impacciato. Per spezzare un po’ la tensione, le chiese se pensava che a Mina sarebbe piaciuta la storia dell’elfo.
Tessa ridacchiò. “Oh, l’adorerà, vedrai!”
Kit andò a letto contento e pieno di aspettative.

La mattina successiva si svegliò presto, ma non abbastanza. Mentre scendeva le scale sentì un gridolino eccitato e corse giù per le scale per godersi lo spettacolo.
Quando giunse in salotto, Mina fissava l’elfo con le manine strette l’una all’altra e gli occhi che brillavano.

“Kit! È lui l’elfo?” trillò.
“Proprio lui! Hai visto cos’ha combinato?”
La bambina scoppiò a ridere. “Ha rubato un bicchiere di latte!”
Si avvicinò circospetta, studiando ogni particolare e saltellando entusiasta intorno alla scenetta. “E anche i biscotti!”
Poi raccolse il foglietto e lo guardò un momento, infine alzò lo sguardo e Jem stava già porgendo la mano per leggerlo, ma lei si fiondò tra le braccia di Kit, cogliendolo di sorpresa.
“Cosa dice? Cosa dice?”
Kit faticò a tirare fuori la voce, tra la tenerezza che provava e l’emozione per essere diventato per lei un punto di riferimento. Mentre si schiariva la voce guardò Jem, che gli fece un gesto di approvazione e mimò con la bocca “bella mossa”.
Fiero di sé per la bella pensata, realizzò che, per la prima volta, anche lui aveva finalmente il suo elfo di Natale.

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