VI RICORDO DI RIEMPIRE IN BASSO LA STELLINA ✨
PRIMA DI LEGGERE IL CAPITOLO. PER SUPPORTARE LA STORIA.
GRAZIE DI 🤍 A CHI LO FA.
Axel
Non so esattamente quando ho perso il controllo. Forse è stato quando le mie dita hanno sfiorato la sua pelle morbida e mi sono soffermato al bordo delle mutandine. L'ho guardata, ho sperato di ricevere un no, di leggere nei suoi occhi il rifiuto. Ma non l'ha fatto. Ha permesso a me di superare la barriera, di toccarla dove nessuno l'aveva fatto, nessuno, forse neppure sè stessa. Ma a me si.
Quando mi ha guardato la prima sera, e poi ancora alla festa, con quegli occhi grandi, puri e innocenti...pareva un angelo. Una brava ragazza non è nemmeno il termine esatto da additarle, è qualcosa di più.
Lei è stata l'unica capace a mettermi in un angolino. E per quanto fossi arrabbiato l'altra sera, a mente lucida poi l'avevo apprezzato. Cazzo ero sempre furioso, ma allo stesso tempo io...ero felice.
Il perché? Ancora non so spiegarmelo.
Forse per il semplice motivo che per la prima volta mi ero imbattuto in una persona capace di essere determinata, coerente fino alla fine, nonostante le mie capacità di manipolazione.
La figlia perfetta, del bastardo a cui voglio distruggere la vita, mi aveva rifiutato. Non era come le altre, non c'era cascata. Non ha permesso ad uno stronzo qualunque di intrufolarsi nelle sue mutandine, solo perché di bell'aspetto. Era quello che speravo. Invece no.
Lei, alla seconda uscita, nonostante i vari avvertimenti da parte dei suoi migliori amici, lei si è lasciata toccare da me. Un perfetto sconosciuto. Lei non ha idea di chi io sia davvero. Di certo non immagina quello che ho in riserbo per suo padre. Eppure l'ha fatto. Si è fidata. Ha riposto in me la sua fiducia.
Era lì, tra le mie braccia, con lo sguardo perso nel mio, le guance arrossate, e le mie dita che si muovevano decise sul suo sesso.
Non c'è stata nessuna resistenza, non mi ha sussurrato nessun fermati o ancora io non posso farlo. Ma in fondo non era quello che volevo? Non era quello esattamente il motivo per cui mi sono avvicinato a lei?
Si, cazzo.
E allora perché adesso sento questo vuoto allo stomaco? Perché mi sento come se avessi appena vinto la prima battaglia ma al tempo stesso è come se avessi perso tutto?
Davvero era così facile? Mi sto avvicinando già alla vittoria?
Questa voce, quest'eco interiore continua a ripetermi e a farmi domande che m'incasinano i fottuti pensieri. Lei sembrava diversa. O forse volevo io che lo fosse? Volevo che questa volta la mia teoria facesse eccezione? Che lei poteva essere l'unica capace a resistere, che doveva farsi desiderare, che doveva proteggere tra le sue mani la propria dignità anche se attratta da me.
Invece no. Si è sciolta come le altre. Non è diversa. Perché mi meraviglio così tanto? Perché questa verità mi fa incazzare più di quanto dovrebbe?
La vendetta. La mia vendetta potrebbe procedere a gonfie vele dopo questa sera. Quindi dovrei festeggiare, invece mi sento disgustato, da lei, da me e da tutta questa farsa del cazzo.
«Ah 'fanculo Smith.» borbotto, ad alta voce squarciando il silenzio sordo dell'abitacolo, mentre sono fermo nel parcheggio del Thoughtless- un locale notturno- famoso per essere un banalissimo pub-disco ma allo stesso tempo uno dei night club più rinomati della città. Uno di quei locali dove ognuno può essere libero di mettersi a nudo e sicuro di non sentirsi giudicato. È autentico nella sua doppia personalità. Il parcheggio è già mezzo pieno. Esco dalla macchina ed entro senza esitare e pensarci più di tanto, vengo accolto da un'esplosione di suoni: bassi pulsanti, risate ubriache, il tintinnio delle bottiglie contro il vetro.
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Due anime cadute
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