Capitolo 8

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Axel

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Axel


Cosa ci trovi la gente nelle uscite e negli appuntamenti non lo capirò mai. Risate finte, dialoghi inutili e carinerie forzate, tutte cose che non sopporto. Eppure oggi l'ho fatto, l'ho portata in quella stupida sala giochi solo perché sapevo le sarebbe piaciuto, da quel poco che ho potuto notare è una ragazza semplice, la classica nerd, non a caso il suo migliore amico è il re dei nerd.

Mi tuffo sul letto stanco, fingere tutto il tempo è stato più faticoso di quanto pensassi. Mi ha tolto le energie, involontariamente sorrido al ricordo della sua risata quando ho finto di non cavarmela al gioco del ballo, l'ho vista divertita e per un attimo, solo un maledetto attimo ho creduto di divertirmi anch'io. Per fortuna poi sono ritornato in me, è stato solo un errore, vincere ogni gioco è stato divertente, ma non lei e la sua compagnia.

Quando l'ho riaccompagnata si stava quasi lasciando baciare, e quel sorriso imbarazzato prima di vedermi andare via, ce l'ho fisso nella mia mente.

Ma che cazzo sto facendo?

Il suo sorriso? Non me ne frega un cazzo del suo sorriso. Se solo sapesse perché l'ho invitata ad uscire probabilmente mi prenderebbe a pugni in faccia. Ho insistito per vederla solo perché voglio sbarazzarmi di suo padre il prima possibile.

Ed è per questo che adesso le sto scrivendo questo stupido messaggio?

Mi domando mentre le dita premono in automatico sulla tastiera del mio schermo rotto e inevitabilmente la sua figura si palesa di nuovo nella mia mente, un sorriso mi esce spontaneo, di nuovo.

No, no e no. Basta pensieri deboli, basta pensare a quella mocciosa.

Le donne sono tutte uguali, ricordi?

Si me lo ricordo, e cerco di ripeterlo nel mio cervello, ogni giorno della mia fottuta vita da quando avevo otto anni. Le donne ti usano, ti illudono, ti fanno provare l'amore e poi...poi ti tolgono tutto, all'improvviso senza nessuna spiegazione, senza nessun motivo. Questo è quello che mi ha insegnato mia madre, abbandonandomi quel giorno. È tutto merito suo, ed è grazie a lei se ho imparato ad odiarle tutte.

Stella...

Il suo nome non so perché si ripete nella mia mente, in automatico. Lei non è diversa, è uguale a tutte le altre. Forse è solamente più ingenua, più...innocente?

No, non lo è. Se quel cellulare non si fosse messo a vibrare, probabilmente si sarebbe fatta baciare da me, alla prima sera, senza nemmeno conoscermi. Quindi no, non è diversa dalle altre. È la classica santarellina che però nasconde un lato di sé che nessuno conosce.

Forse nemmeno suo padre.

Benjamin Smith, il professore con l'aria da sapientone, quell'arrogante figlio di puttana, colui che si diverte a rimandarmi a quell'esame del cazzo. Ma adesso finalmente so dove colpirlo e farlo più male. Se prima ne avessi il sospetto, dopo questa sera ne ho avuto la conferma. Sua figlia, la principessina di papà, colei che è perfetta e vive in una teca di cristallo. So benissimo che era lui a chiamarla insistentemente, come so che adesso l'abbia fatto il terzo grado per non avergli risposto.

Due anime caduteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora