Capitolo 34

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ᴅᴀ ǫᴜɪ ɪ ᴄᴀᴘɪᴛᴏʟɪ ɴᴏɴ ꜱᴏɴᴏ ꜱᴛᴀᴛɪ ʀᴇᴠɪꜱɪᴏɴᴀᴛɪ ᴇ ᴍᴏᴅɪꜰɪᴄᴀᴛɪ.
ɴᴇʟ ᴄᴀʀᴛᴀᴄᴇᴏ ᴘᴏᴛʀᴇᴛᴇ ᴛʀᴏᴠᴀʀᴇ ʟᴀ ᴠᴇʀꜱɪᴏɴᴇ ᴄᴏʀʀᴇᴛᴛᴀ ᴇ ʀɪᴠɪꜱɪᴛᴀᴛᴀ ᴅᴇɪ ᴄᴀᴘɪᴛᴏʟɪ

ᴅɪꜱᴘᴏɴɪʙɪʟᴇ ɪɴ ᴛᴜᴛᴛᴇ ʟᴇ ʟɪʙʀᴇʀɪᴇ ᴅᴀʟ 𝟣𝟢 ꜰᴇʙʙʀᴀɪᴏ

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🥀𝑷𝒆𝒓-𝒐𝒓𝒅𝒆𝒓 𝒐𝒏𝒍𝒊𝒏𝒆 𝒔𝒖 𝑨𝒎𝒂𝒛𝒐𝒏 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝒆𝒃𝒐𝒐𝒌 𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒄𝒂𝒓𝒕𝒂𝒄𝒆𝒐🥀






"Il contrario dell'amore non è l'odio, ma l'indifferenza. L'odio è spesso una variante impazzita dell'amore. L'indifferenza invece riduce a nulla l'altro, non lo vedi neppure, non esiste più. E nessuno ha il diritto di ridurre a nulla un uomo. L'indifferenza avvelena la terra, ruba la vita agli altri, uccide e lascia morire, è la linfa segreta del male"
~Ermes Ronchi~

Indifferenza, il termine esatto per descrivere le ultime tre settimane. Un audio, una canzone e poi...il vuoto assoluto. Un messaggio e una chiamata senza risposta, questo è quello che ho ricevuto da Axel in questo periodo.

Ho combattuto contro la voglia di chiedere spiegazioni, insomma non puoi mandarmi una canzone e poi sparire completamente, non puoi fare finta di niente ogni volta che i nostri sguardi s'incrociano per i corridoi dell'università. Eppure lo fa, per lui, io non esisto. Forse non sono mai esistita, e per quanto mi costa ammetterlo, tutti avevano ragione su di lui.

Non credevo potesse essere possibile, ma l'indifferenza uccide. Più dell'odio, della cattiveria e delle offese. Più di uno sguardo deluso e carico di disgusto. I primi giorni ho fatto fatica, devo ringraziare Nat ed Henry, grazie a loro sono riuscita a non commettere l'errore di cercarlo con insistenza.

Ora potrei dire di stare meglio, ed è quello che ripeto a tutti da ventuno giorni, ma in realtà non è cosi. Ieri terminata la lezione ci siamo incrociati, così come i nostri sguardi, ma la freddezza dei suoi occhi mi ha colpita in pieno, tanto da pensarci tutto il giorno, la sera e la notte.

La voce di The Weeknd rimbomba negli auricolari, e le note di Call out my name riempiono il mio cervello da quella sera. Perché mandarmi proprio questa canzone? Non voglio credere che l'abbia fatto per sbaglio, è impossibile. Ci dev'essere una spiegazione, che purtroppo per me, non arriverà mai.

«Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri alla mia bambina, tanti auguri a te!» all'improvviso mentre me ne sto comoda e al calduccio tra le coperte e il piumone, mio padre sbuca dal nulla, già carico e pimpante di prima mattina, cantandomi come tutti gli anni gli auguri.

«Grazie papà, ma sono un po' troppo grande per la canzoncina, non trovi?» si avvicina a me stampandomi un bacio sulla fronte, per poi stringermi forte nel suo abbraccio.


«Assolutamente no, tu sarai sempre la mia bambina, anche fra cinquant'anni. Forza scendiamo, andiamo a fare colazione.» sussurra tra i miei capelli, mentre mi lascia un altro bacio sulla guancia.

Controvoglia lascio il mio caldo e amato lettone e raggiungo la cucina, giù trovo Ellen vicino ai fornelli mentre prepara la colazione. La tavola è già pronta, tutto è perfetto.

«Oh Stella, sei sveglia. Tanti auguri cara.» mi raggiunge, lasciandomi un dolce bacio e un caloroso abbraccio.

«Grazie Ellen» ricambio, con tono, forse troppo distaccato. Mio padre se ne accorge, lo capisco dal suo sguardo ammonitore, ma per fortuna non mi riprende.

Due anime caduteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora