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𝐏𝐫𝐞-𝐨𝐫𝐝𝐞𝐫 già disponibile ❤️
La versione disponibile su WATTPAD e quella CARTACEA non sono identiche: il libro contiene capitoli rivis...
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Stella
L'ora di pranzo è finalmente arrivata, leggo il messaggio da parte di Gin dove mi dice di essere già in mensa in compagnia di Henry e che insieme mi stanno aspettando. Accelero per cui il passo e tra un piano e l'altro cerco di non perdermi come ho fatto poco fa, andando a sbattere per giunta contro una montagna, si avete letto bene, quel ragazzo era una montagna. Sarà che di ragazzi così alti non ne conoscono, o meglio l'unico genere maschile con cui io abbia mai avuto a che fare finora è Henry, e lui non è così alto, mi supera si ma non di molto. Scaccio via questi pensieri insensati dalla mia mente e guardando dritto davanti a me percorro l'ultimo corridoio che dovrebbe portarmi alla mensa.
Arrivata a destinazione vengo accolta da un'atmosfera vivace, file di tavoli da quattro a sei persone, ragazzi e ragazze che chiacchierano tra di loro, c'è chi sorride, chi ascolta della musica, chi è chino con la testa sul proprio piatto e mangia affamato. La stanza è immensa, le pareti sono bianche e donano luminosità grazie alla luce naturale proveniente dalle ampie finestre.
Osservo ogni fila scoraggiandomi, non riesco a trovare i miei amici. Mando un messaggio veloce a Gin informandole di essere arrivata e di trovarmi all'entrata. Spero lo legga subito perché l'ansia inizia ad impossessarsi di me, ho gli occhi di alcuni ragazzi puntati addosso, alcuni parlottano tra di loro dopo avermi osservata, abbasso per cui lo sguardo imbarazzata. Sono sicura che in questo momento la mia faccia è dello stesso colore del golfino che indosso.
A spazzare via i miei folli pensieri ci pensa la vibrazione del mio smartphone, lo sblocco in fretta e leggo il messaggio di Gin. Dice che mi raggiunge, ed io posso tirare finalmente un sospiro di sollievo.
Aspetto che lei arrivi mentre continuo a guardarmi intorno, osservo alcuni piatti di alcuni studenti e devo dire che il cibo qui non è niente male, anzi è parecchio invitante.
Forse perché hai fame e a quest'ora mangeresti di tutto.
Brutta vocina interiore, insolente. Ammonisco la versione interiore di me stessa, colei che si presenta sempre nei momenti meno opportuni, quando all'improvviso qualcuno mi passa accanto, colpendomi forte con una spallata.
«Ehi tu sta' attenta. Non te l'hai mai detto nessuno di lasciare libero l'ingresso? Che cazzo ci fai qui impalata?» mi riprende con fare arrogante, una ragazza, dai capelli biondi tinti, mastica rumorosamente un chewing gum, e mi guarda dall'alto verso il basso, aspettandosi non so cosa da me.
«Io-io, non...scusami tanto, non lo sapevo, è il mio primo giorno, n-on» balbetto a disagio, facendo la figura della ragazza sfigata, e lei inizia a ridere sguaiatamente insieme alle sue amiche.
«N-o-n n-on c-os-a?» cerca di imitarmi, avendo il pieno sostegno dalle tre al suo fianco. «Le matricole di quest'anno non sono nemmeno capaci di parlare a quanto pare» dice poi rivolgendosi a loro, che acconsentono e iniziano a fare battute squallide, proprio come loro.