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𝐏𝐫𝐞-𝐨𝐫𝐝𝐞𝐫 già disponibile ❤️
La versione disponibile su WATTPAD e quella CARTACEA non sono identiche: il libro contiene capitoli rivis...
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Eccomi qui con il nuovo capitolo, più lungo del solito perchè come
ho già accennato sui social siamo arrivati quasi al finale.
Sarò ripetitiva però per me è davvero importante, quindi vi chiedo di lasciare una stellina al capitolo per supportarmi. Grazie di cuore a chi lo fa sempre e mi sostiene dal giorno zero, e grazie ad ognuno di voi per ogni singola lettura, e per ogni vostro commento.
Adesso vi lascio alla lettura.
Il ticchettio della penna che picchia ripetutamente il banco alle mie spalle è insistente e fastidioso, non fa che agitarmi e mandarmi ancora più in confusione.
Osservo il foglio ancora bianco, troppo bianco per poterlo consegnare ora, mi guardo attorno e tutti i presenti intorno a me, sono concentrati nello scrivere qualcosa.
Tutti tranne te.
Mi ricorda la mia vocina interiore, infame.
Alzo lo sguardo su, osservo l'orologio attaccato alla parete, e l'ansia non può che aumentare. La gamba destra continua a muoversi su e giù, ripetutamente, gesto che vedo fare spesso dal mio bellissimo e complicato, ragazzo dalla chioma scura e ribelle.
Cavolo, Stella, non adesso. Non puoi pensarlo proprio in questo preciso momento. Concentrati.
Mi ammonisco, e cerco di attivare il cervello.
Come è possibile? Ero pronta per questo esame, ero convinta di essere preparata, e di poterlo svolgere con facilità.
Perché allora le parole scritte su questo foglio sembra siano scritte in arabo?
Più mi sforzo di ricordare qualcosa, più nella mia mente si balena il vuoto più assoluto. Le mani iniziano a sudare, troppo, il cuore batte così forte, da sentirlo ovunque, dalla gola, allo stomaco. L'organo che in questo momento sta gridando aiuto.
Non so se sia colpa dell'ansia, ma la mela mangiata ieri sera a cena, minaccia di uscire fuori, qui, proprio sul pezzo di carta lindo e pinto.
Non ci riesco, al diavolo l'esame.
Mi alzo di scatto, prendo tutto l'occorrente, consegno il foglio in bianco, la signorina Harvery mi lancia uno sguardo preoccupato.
«Stella tutto bene? Non hai scritto nulla e...»
Un conato mi costringe a muovere in fretta le mie gambe, e raggiungere il più veloce possibile un bagno. «Mi scusi Mrs.Harvery, devo proprio...» lascio in sospeso le mie parole. Mi copro con una mano, la bocca, ed esco velocemente dall'aula.
I corridoi sono affollati, ragazzi che entrano ed escano dalle loro classi, professori che parlottano tranquilli tra di loro, mi volto da una parte e l'altra, non ricordo nemmeno più la strada che possa portarmi in bagno. Aumento la velocità dei miei passi, se non arrivo in tempo rischierò di vomitare qui sulle scale, salgo gli ultimi tre scalini, svolto a sinistra della scalinata, proseguo per non so quanti metri, e poi finalmente alla mia destra riesco a trovare la toilette.