Capitolo 5

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Stella

Dopo aver salutato Henry, io e Gin ci avviamo per raggiungere l'uscita e abbandonare finalmente l'edificio

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Dopo aver salutato Henry, io e Gin ci avviamo per raggiungere l'uscita e abbandonare finalmente l'edificio. Di solito mi piace frequentare le lezioni ed immergermi nelle nuove nozioni da studiare e comprendere, oggi però il mio cervello si rifiuta di collaborare, riportandomi alla memoria solo quell'incontro imbarazzante, anzi no, umiliante.

Si umiliante è l'aggettivo giusto.

«Stella mi stai ascoltando?» mi riprende Gin, prendendomi sotto braccio mentre percorriamo il cortile del campus, gremito di ragazzi e ragazze.

E adesso cosa le dico?

No Gin, in verità, continuo a pensare a quel ragazzo che ti piace, e che tu hai insultato per tutto il weekend. E vuoi sapere il perché? Non ci crederai, ma purtroppo è così, questa mattina gli sono andata a sbattere praticamente contro facendo la figura dell'imbranata. Ah e non è tutto, ho persino rotto lo schermo del suo costosissimo IPhone nel momento dell'impatto.

No basta, devo raccontarglielo assolutamente, non posso non farlo.

«Allora? Andiamo a casa tua? O vieni tu da me?» dice, fermandosi all'improvviso, costringendomi ad imitarla.

Ah già è vero, le avevo proposto la serata schifezze a casa mia.

«Si scusami Gin è che sono un po' distratta oggi. Comunque se per te va bene, andiamo da me.» dichiaro, e nel frattempo una voce, la stessa di questa mattina, quella che ha mandato in fumo il mio cervello per quattro ore abbondanti, si eleva dietro di me.

«Ciao Ginevra, come va? Ti sei divertita alla festa poi?» chiede, e sento i suoi passi avvicinarsi sempre di più.

Ti prego, ti prego, non farlo. Resta lì.

Stringo gli occhi, quasi in due fessure, e spero dentro di me che la mia migliore amica lo ignori, e che lui venga risucchiato all'improvviso da una botola, che lo allontani per sempre da questo posto.

«Gin, non ti voltare. Andiamo, ho bisogno di raggiungere urgentemente il...» borbotto sotto voce, avvicinandomi, e trascinandola verso l'uscita.

«Aspetta, che fretta c'è.» sbotta fermandosi. Poi si volta, per dedicare tutta la sua attenzione all'Adone dietro di me.

«Ciao Axel, tantissimo, e tu? Sai com'è ti ho perso di vista dopo quel breve incontro.»

Oh andiamo, devi parlarci proprio ora? Non puoi farlo tra, che ne so...un anno?

«Sono andato via prima.» afferma, con quel suono profondo e caldo.

Sto per morire! Io non posso farcela con te, ragazza mia.

Mi rimprovera la vocina che vive nella mia testolina da sempre. Ed io non posso che darle ragione.

«La ragazza misteriosa che invece continua a darci la schiena chi è? L'amica di cui mi parlavi alla festa?» nell'ascoltare quest'ultime parole, i miei sensi scattano in allerta. Mi volto quasi in modo meccanico verso Ginevra, fulminandola solo con il mio sguardo.

Due anime caduteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora