Epilogo

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Questa è davvero la fine?

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Pov Gerald


Il sangue si lava via...

Con acqua abbastanza calda. Con il tempo giusto. Con pazienza.

L'odore però...quello resta.

Penetra sotto le unghie, nei polsi, nelle pieghe più sottili dei vestiti. L'odore del sangue non è solo metallo. È memoria.

E lei ora lo sa.

O almeno, lo saprà. Se mai riaprirà gli occhi.

In questo ospedale tutto odora di plastica, di disinfettante, di bugie che galleggiano tra flebo e cartelle cliniche.

La stanza è un acquario: vetri spessi, aria troppo ferma, e dentro...una creatura spezzata.

C'è solo la quiete.

Non quel tipo di quiete che consola.

Ma quella che ti illude. Ti sussurra sei al sicuro, mentre il cuore mormora il contrario.

Questa è la quiete dell'ospedale.

Accompagnata dal bip regolare dei macchinari che le permettono di essere ancora qui.

Ancora viva.

Per ora.

Me ne sto qui, in piedi, nel silenzio più totale.

Mi piace il silenzio.

È sacro se sai ascoltarlo. Io ho imparato a starci dentro.

Con il silenzio si governa.

Sono arrivato circa venti minuti fa. Nessuno mi ha rivolto parola.

L'infermiera alla reception ha abbassato lo sguardo quando mi ha visto.

Il medico di turno ha fatto finta di ricevere una chiamata.

Non ho bisogno di badge. Né di dare spiegazioni. Gli uomini come me si muovono senza nome, senza lasciare impronte. Esisto quando serve e poi svanisco.

Continuo a guardarla attraverso il vetro.

Nessuno è riuscito ad entrare, nemmeno suo padre. Io si. Io posso tutto.

Penso mentre la osservo.

Il suo copro sembra piccolo, troppo piccolo per contenere tutto quel dolore. La sua pelle è pallida, quasi trasparente. Le braccia sono coperte da bende fresche.

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