32. Alex

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Alex pov

"Perché siamo qui?" Ash arriva subito al dunque quando tutti e tre ci accomodiamo nell'ufficio.

"Per parlare dell'imminente matrimonio" ci spiega con serietà intrecciando le dita sopra un documento posato sulla scrivania di legno pregiato.

"Quale mattimonio?" Ash gli pone la fatidica domanda prima che possa farlo io.

"Di tuo fratello" non lo guarda neppure in volto mentre gli risponde.

Aspetta, ha appena detto tuo fratello?

"Cosa?" spalanco gli occhi scioccato dall'improvvisa notizia.

"Alexander hai quasi trent'anni, è giunto il momento di sposarsi e mettere da parte i tuoi giochetti per condurre una vita ordinaria e come si deve" parla con strafottenza e disgusto verso i miei partner.

Vedo nero.

"Io non mi sposerò con chi vuoi tu e soprattutto non ti premettere mai più di riferirti in quel modo nei confronti dei miei fidanzati" sbotto alzandomi in piedi in un lampo pronto ad uscire da qui e non tornarci mai più.

"Tu lo farai e come, se non vuoi che ti tolga il comando delle azioni della Violet" mi minaccia con le azioni dell'azienda di mia madre che mi ha lasciato nel testamento alla sua morte.

"Non ti fai schifo?" domando ironicamente non volendo veramente una sua risposta.

"Te ne stai lì a decidere sulla vita degli altri quando la tua va a puttane" quasi urlo sul punto di esplodere del tutto.

"Come ti premetti a parlare in questo modo a tuo padre?" esala rosso in volto, indignato e livido alle mie dure parole nei suoi confronti.

"Mi permetto e come, vuoi essere chiamato padre senza neanche sforzarti di esserlo, dov'eri quando Ashton ha fatto i suoi primi passi? Dov'eri quando mi sono laureato? Dov'eri quando Ash è quasi morto pur di avere la tua attenzione?" ora urlo, urlo i miei ricordi e rabbia repressi negli ultimi diciassette anni della mia vita e quella di mio fratello.

"Ashton alzati ce ne andiamo" ed è l'ultimo sguardo ricco di rancore che gli lancio prima di chiudere con forza la porta alle nostre spalle.

"Pezzo di merda" sussurro allungando il passo per andarmene il prima possibile da questo casa ricca di dolore e rabbia.

Saliamo in auto e accendo il motore per poi guidare in retromarcia fuori dal parcheggio ed immergermi nelle strade poco affollate vista la localizzazione geografica della villa.

"Pronto" rispondo solo dopo il terzo squillo del mio cellulare, troppo immerso nei miei pensieri per sentirlo prima.

"Si può sapere dove diavolo hai il telefono quando serve?" odo le urla infuriate di Chelsea uscire dalle casse della radio collegata al mio telefono.

È la prima volta che la sento così arrabbiata.

"Ho appena finito l'incontro con mio padre, le chiamate e i messaggi li ho visti solo adesso" spiego in breve la mia sparizione con in sottofondo le risate soffocate di Ash.

"Ho delle faccende importanti da sbrigare non credo di riuscire a tornare a casa prima di cena" li avviso del mio ritardo.

"Va bene a più tardi" mi salutiamo tutti e tre prima di terminare la chiamata.

"Cosa devi fare?" il moro mi domanda girando appena il viso simile al mio verso di me.

"Devo andare a fare visita al legale della mamma" racconto in breve stringendo forte le mani attorno al volante per alleviare la mia irritazione nei confronti di mio padre.

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