42. Chelsea

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Pov ...

Ho lasciato il binocolo sul tavolo, ma non smetto di pensarla.

Ogni gesto che ho visto, ogni risata tra lei e Ben mi pulsa nelle vene come un avvertimento.
Non posso più restare nell'ombra, devo farle sentire la mia presenza.

Non per telefono non ancora almeno. Voglio che percepisca che la sto osservando, che il mio sguardo la segue anche quando pensa di essere sola, voglio che sappia che non può scappare da me.

Ho già pronto un piccolo pacchetto. Una foto scattata di recente mentre esce dal lavoro e una lettera breve, con su scritto solo abbastanza per farle capire che so cose che non dovrebbe sapere nessuno, che la osservo da vicino.
La mia scrittura è ordinata, fredda, controllata, ogni parola è scelta per insinuare curiosità e attenzione.

Domani la lascerò nella sua cassetta delle lettere oppure sul parabrezza della sua macchina, che è già stata rimessa a nuovo.
Devo però vedere la sua reazione, sentire quel piccolo brivido di sorpresa, quella tensione appena percettibile.

È il mio primo vero e proprio contatto diretto, se tralasci quella sera vicino al supermercato a pochi passi da casa sua, voglio che sia tutto perfetto deve essere abbastanza da farmi notare e farle capire che ci sono, ma non troppo da spaventarla irrimediabilmente.

E poi ci sono i biglietti più piccoli, quelli che posso farle trovare al lavoro, qualche foto infilata tra i documenti, post it scritti con cura ecc...
Ogni gesto è calibrato e ogni passo è pensato.

Stringo il pacchetto tra le mani e lo respiro come fosse aria nuova, la pazienza è finita non osserverò più soltanto da lontano. Ora, lei sentirà il mio contatto.

E mentre chiudo gli occhi per immaginare il momento in cui i suoi occhi si allargheranno solo per me mi mandano un brivido freddo di lungo tutto il corpo.
Ora è finalmente iniziato il mio turno.

 Ora è finalmente iniziato il mio turno

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Chelsea pov

La sveglia suona troppo presto, come sempre, allungo una mano alla cieca per spegnerla ma prima ancora di toccare il telefono sento il calore di Ben accanto a me, respira piano con il viso affondato nel cuscino e un braccio pesante poggiato sul mio fianco come sempre.

Resto qualche secondo immobile a guardarlo, la luce dell'alba filtra dalle tende e gli disegna ombre morbide sul viso.

Quando provo a sollevarmi però lui si muove appena, stringendo la presa per un istante prima di lasciarmi andare.

"Ancora cinque minuti" mormora con la voce impastata dal sonno.

Sorrido senza rispondere e mi alzo dal letto.

Il pavimento è freddo sotto i piedi mentre mi dirigo verso il bagno, dove mi lavo il viso, raccolgo i capelli in uno chignon disordinato e cerco di convincermi che la giornata sia già iniziata.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Mar 02 ⏰

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