33. Chelsea

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Chelsea pov

Dopo la frase di Alex vengo afferrata da esso e messa nuovamente sulla sua spalla a testa in giù.

"Dove stiamo andando?" domando confusa e imbarazzata alla vista del suo sedere scolpito e nudo davanti ai miei occhi.

"Niente domande" mi avverte lasciando una sberla sulla mia natica sinistra.

"Ah" mi esce un urlato sorpreso e dolorante.

"Niente domande" borbotto a bassa voce beffeggiando le sue parole schiaffeggiandolo di rimando.

"Wow" rilascio inconsciamente un suono d'apprezzamento alla tonicità e morbidezza del suo didietro.

"Questo affronto ti costerà caro" minaccia scherzosamente strizzando il mio interno coscia come gesto di promessa.

"Alex dov'è Ash?" chiedo del fratello minore vista la tranquillità in cui si sta aggirando nudo per casa, cercando di tanto in tanto di alzare il capo per poter vedere dove stiamo andando.

"Non ti preoccupare di lui piuttosto preoccupati di te stessa" le sue parole mi immobilizzano dall'ansia.

"Oh" esalo quando vengo lanciata di peso sul materasso morbido in una stanza completamente oscura.

"Alex seriamente, dove siamo?" lo guardo preoccupata e confusa.

Questa non è la nostra camera da letto e nemmeno una delle tante stanze di questo appartamento.

"Benvenuta nella nostra stanza dei giochi" batte le mani e si accendono automaticamente dei led attorno alla struttura del letto e sulle pareti, illuminando leggermente la camera e dandomi così la possibilità di ispezionare il luogo in cui mi trovo.

La camera è prevalentemente rossa e nera, dalla mia posizione sul letto ho la completa visuale di essa.

Alla mia sinistra posato contro il muro c'è un divano in pelle nero, alla mi destra c'è una specie di sedia pieghevole e i muri sono tappezzati di varie fruste ed oggetti di cui non ho la minima idea della loro funzionalità.

"Pronta?" domanda riportandomi al presente e non sull'arredamento.

"Per cosa?" chiedo esitante giocando con le pellicine delle dita nervosa.

"Per prendere la tua punizione come una brava ragazza" risponde con ovvietà con un sorrisino furbo in volto.

Annuisco lentamente e con esitazione.

La prima e ultima volta che sono stata punita da Alex, verso metà amplesso sono scoppiata in lacrime dal turbine di forti emozioni che provavo in quel momento.

Il moro mi ha assicurato che la mia era una reazione normale ma il tremolio e il non riuscire a controllare il mio corpo mi ha davvero destabilizzata.

"Ora piccola voglio che tu ti rilassi e mi lascia il completo controllo sul tuo corpo" Alex mi raggiunge sul letto in poche falcate accarezzando dolcemente il mio viso irrigidito come tutto il corpo.

"Chiudi gli occhi" sussurra passando lentamente il polpastrello al di sotto del mio occhio destro.

Esitante faccio quello che mi chiede rilasciando un respiro spezzato alla ricerca della calma.

"Afferra la testiera del letto" mi da un altro ordine con voce molto più autoritaria rispetto a pochi secondi fa.

Inspiro ed espiro un paio di volte per poi alzare le braccia pesanti al di sopra del mio capo fino a toccare la testiera in metallo.

Chiudo i palmi delle mani attorno al freddo materiale, aspettando con ansia un suo prossimo comando.

"Se molli la presa anche solo una volta i colpi aumentano di cinque" spiega le regole scagliandomi una sberla di avvertimento sul seno sinistro, esposto alle sue torture data la mia posizione inarcata verso l'alto.

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