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4.32 del mattino

Dormii per quasi tutta la durata del volo. Avevamo pure preso un pullman, cercando di confonderci tra la folla di persone che era con noi.

Harry indossava una felpa nera che copriva la maggior parte dei suoi tatuaggi, i suoi ricci folti erano tirati indietro nel suo cappuccio. Io avevo nascosto i miei capelli in un cappellino da baseball che avevamo comprato in un negozio all'areoporto. Sembrava in qualche modo più rassicurante trovare modi per nascondere la mia identità in pubblico.

Nell'aereo, Harry lavorò senza sosta sui file mentre io decisi che la stanchezza stava avendo la meglio su di me. Lui insisté dicendo che non dovevo aiutarlo, ed essendo più che d'accordo, decisi di dormire per liberarmi dallo stress.

Arrivammo a New York, dove la temperatura era più bassa. Nell'aeroporto di JFK c'erano varie persone che aspettavano e prendevano diversi voli anche alle quattro del mattino. Anche se a malapena tenevo gli occhi aperti a causa della pigrizia che il mio corpo portava, in qualche modo riuscii a farlo. Le mie gambe stanche e barcollanti seguirono Harry verso i nostri bagagli.

Li tenne entrambi, senza permettermi di aiutarlo per dimostrarmi che il suo braccio ferito stava bene. Mi limitai a concordare con lui perché dubitavo che Harry prestasse attenzione al dolore fisico. Sembrava che facesse tutto senza sforzo -- anche di proposito.

Harry si trovava fuori con i bagagli. Li posò per un secondo con l'intenzione di chiamare un taxi.

Ero già stata a New York, quindi niente mi sorprendeva più così tanto. Ero più che contenta che ce ne fossimo andati da quella casa in Brasile, o avrei perso la testa e la sanità mentale che ero riuscita a contenere per tutti quegli anni.

Tirò fuori un paio di occhiali da sole scuri e li posò sul suo naso. Io stavo guardando le persone, distratta dalle cose che mi circondavano finché Harry si fermò e si girò verso di me. Ci guardammo brevemente e le mie labbra si separarono il secondo in cui mi mise gli occhiali.

"Ne avrai bisogno."

E quindi, in taxi, mi imposi a non pensare al nostro bacio. In quel momento, non significava niente, ma forse era così per lui. Avevo bisogno di sapere cosa stava succedendo in quella sua mente complessa, piuttosto che nella mia che mi stava stancando con il costante superlavoro.

Quando mi aveva baciata, pensai che forse stesse cambiando un po'. Quei pensieri erano ormai completamente diversi visto che si mostrò disinteressato a me dopo il bacio. Sapevo che non ne avrebbe parlato, perché se avessi anche solo aperto il discorso, sarei stata automaticamente io l'idiota.

Non potevo mai vincere contro di lui. Tutto ciò che sapevo era che mentre ero seduta in quel taxi con lui, lontani dall'un l'altra, non avevo mai voluto essere baciata più di quanto lo volevo in quel momento.

"Dove staremo?" Gli chiesi, cercando qualcosa da dire per poi lasciare che la mia mente mi rendesse miserabile.

Harry non mi guardò. Preferì guardare fuori dal finestrino con la sua espressione corrucciata a causa del suo disprezzo non necessario verso tutto.

"Tuo padre possiede un edificio dove io e Zayn abbiamo installato un sistema di sicurezza cinque mesi fa. È uno dei più moderni. Con la lettura delle impronte digitali. Scansione facciale e sensori su ogni entrata possibile." Spiegò Harry brevemente, appoggiandosi al sedile.

Non ero sorpresa come lo sarei stata se non mi fossi già abituata a quelle cose. "Quanto tempo pensi passerà prima che ci trovino di nuovo?"

"L'edificio è stato fatto per nascondersi. Blocca ogni tipo di trasmittente. Quindi, senza loro in grado di rintracciare le nostre chiamate, dati o altro, e dato che ho coperto tutte le nostre tracce dall'areoporto, sono quasi certo che non ci troveranno molto presto."

Dust Bones (Punk Harry Styles) [Italian translation]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora