TALE PADRE, TALE FIGLIO

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Erano passati due minuti da quando il lupo grigio era apparso e il figlio non aveva smesso di piangere nemmeno per un secondo, teneva la faccia sul petto del padre e versava lacrime dagli occhi.

Insta teneva la mano destra poggiata sui capelli neri del secondogenito e non perdeva il sorriso, non sembrava stranito dalla reazione del simile... Gli era mancato molto e lo stesso valeva per il resto della sua famiglia e la sua tribù.

Finalmente Ankar staccò la fronte dal corpo grigio e regolò il respiro tremante.

"Sei diventato un cacciatore".

Con il pollice destro rimosse una scia d'acqua sulla guancia sinistra del figlio che sorrise e voltò la testa di scatto, voleva ringraziare la Dea Giungla ma vide che lei e Onias erano spariti.

"È una cosa da dèi a quanto pare".

Akhena aveva le braccia legate con una liana robusta, le gambe non toccavano terra e gli arti superiori erano teni verso le foglie dell'albero a cui era stata ancorata da Enena e dal suo dono.

Ovviamente non aveva intenzione di fare la prigioniera, perciò muoveva la parte inferiore del corpo nel tentativo di causare il cedimento della corda vegetale, cosa che sarebbe accaduta per via del suo peso.

Emise l'ennesimo verso di sforzo, ormai aveva perso il conto di quanti ne aveva fatti.

"Fermati, selvaggia!"

Un conquistadore camminò velocemente verso di lei con il braccio destro teso verso la lupa che mostrò leggermente i denti.

"Non prendo ordini da uno straniero privo di coraggio!"

Akhena sputò saliva sull'armatura grigia e il soldato poggiò il guanto metallico sul punto umido per rimuovere ogni traccia.

"Non sei nella posizione di parlare, selvaggia, presto tu e tutti quelli come te finirete sepolti sotto la vostra stessa terra".

Il canide legato sorrise e scosse lievemente la testa.

"Forse la nostra terra ti ha accecato, straniero, sono quelli come te che finiscono senza vita sulla nostra terra... E presto arriverà il tuo momento, credimi".

"Taci!"

Finalmente la cacciatrice scorse il suo volto, un leopardo delle nevi con il pelo marrone, come la terra stessa, e le zanne esposte creavano un bel contrasto.

"Tuo figlio è solo un selvaggio senza il minimo diritto e presto sarà il suo sporco sangue a-"

Non potè continuare la frase, le gambe rosse gli strinsero il collo come se un enorme tenaglia avesse iniziato ad operare su quel punto del corpo.

Akhena aveva perso diverse energie a causa della prigionia, ma anche per i diversi tentativi di liberarsi, perciò non poteva torcere il collo, come desiderava, ma poteva impedirgli di respirare fino alla morte.

Il felino non aveva armi con sé ma tastò comunque la vita disperato senza, però, trovare nulla, poggiò i palmi sullo strumento di carne che cercava di ucciderlo ma ogni tentativo di trovare libertà, o anche solo aria, fallì.

"La tua lingua non è degna di parlare di mio figlio".

Tuttavia alcune liane le bloccarono gli arti inferiori fino a metterli nella stessa identica posizione delle braccia.

Il soldato tossì e si chinò, mentre Enena e Apis si fermarono ai suoi fianchi.

"Una vera cacciatrice è pericolosa in ogni istante della vita".

Il serpente smise di tenere la mano aperta e fissò lo spagnolo, ancora impegnato a recuperare ossigeno.

"Tu, lurida..."

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