ABILITÀ ED ESPERIENZA

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I conquistadores marciavano come la solita colonia di formiche, una colonia dimezzata da una mantide feroce costretta a usare le sue zampe anteriore per non perdere tutto ciò che aveva costruito prima del loro arrivo.

Gli stranieri, nonostante i rinforzi, non potevano resistere a lungo, la maggior parte di loro era stata uccisa.

Il loro numero sovrastava ancora quello dei nativi, ma per quanto ancora?

Questo si domandavano gran parte dei superstiti, purtroppo per loro tale quesito non passava nella mente di Cortès che, come suo solito, osservava il tutto dalle retrovie.

La prima linea di soldati si fermò e, come una ola, il resto del drappello copiò l'arresto di ogni movimento.

I loro nemici avanzavano lentamente con le lance strette nelle mani, sembravano un plotone vero e proprio.

Tagan era nella prima sezione e respirava rumorosamente dalle narici, da quando Ankar si era allontanato con l'ariete non era più tornato e il non vederlo vicino a lei la metteva più in ansia di osservarlo nel mezzo della battaglia.

Se poteva puntare gli occhi su di lui poteva proteggerlo, o semplicemente offrire il suo aiuto, ma se lui era chissà dove, lei non poteva...

Prese un bel respiro e si fermò, così come tutti i suoi connazionali, doveva restare concentrata o non avrebbe potuto aiutare nessuno.

Gli europei li fissavano senza muovere un muscolo, i loro avversari non avevano mai optato per un approccio così diretto.

"Le loro vittorie li hanno dato arroganza" sussurrò la iena sorridente.

Tuttavia uno sbuffo cancellò quell'espressione felice e ne disegnò una contrariata, capitava ogni volta che quell'individuo coperto dal manto marrone parlava per il semplice fatto che dalla sua bocca non uscivano parole confortevoli.

"La tua arroganza e la tua stupidità fanno metà della fatica".

"Taci".

"Molto bene, ti lascerò comprendere il tuo errore".

Liam era in prima linea con Maron al suo fianco, le sue pupille avevano fissato per la maggior parte del tempo la felina e la cosa non cambiava.

"Maron..." chiamò sottovoce.

Dovette ripetere il suo nome un'altra volta prima di ricevere la sua attenzione.

"Non ora" rispose il giaguaro per poi tornare a fissare gli invasori.

"Ora" ordinò il cane, il tutto avvenne con calma e tutto perché Adda e Denai non erano ancora tornati dalla battuta di caccia.

Nessuno ne sentiva la mancanza.

I nativi mossero le gambe rapidamente in quella che era una corsa controllata, non lenta ma nemmeno alla velocità massima, caricarono in un movimento quasi uniforme come un banco di pesci che nuotava verso gli squali in uno scherzo della natura. 

I conquistadores imbracciarono i fucili e prepararono gli indici per fare pressione sui grilletti.

Gli occhi aggiustarono la mira.

Gran parte di loro prese un respiro.

I polpastrelli si mossero per fare fuoco.

"ORA!" ripetè il canide e tutti i nativi posti in prima linea e ai lati del drappello si stesero sul terreno.

Quelli nel mezzo imbracciarono i fucili e fecero volare le pallottole addosso agli europei, molte mire non erano precise ma gran parte del lavoro fu svolto dall'effetto sorpresa.

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