Ankar schiuse le palpebre e fissò il cielo sereno, sentiva il suo corpo sdraiato sul terreno con alcune foglie messe per non far toccare il pelo a esso.
Spostò le pupille verso il basso e sorrise nel vedere Tagan priva di indumenti, così come lo era lui, che lo stringeva nel sonno.
Il braccio sinistro del cane passava sotto la schiena del simile di classe e la mano destra era posizionata sul petto, esattamente sul cuore come se il continuo battito fosse stata una ninna nanna per lei.
Il cacciatore non aveva bisogno poggiare il palmo su di lei per avvertire il muscolo cardiaco, lo abbracciava così forte che lo sentiva benissimo.
Fissò nuovamente verso l'alto e iniziò a pensare a quello che era appena accaduto: con Enola non erano mai arrivati a quel punto dopo una relazione di sei mesi, eppure con Tagan la cosa era stata più rapida e sicuramente più facile.
Quando era in procinto di unirsi fisicamente con la volpe sembrava un giovane terrorizzato dalla sua prima caccia, ma con il canide non aveva provato una sensazione simile... Aveva agito come se non fosse la prima volta, come se fosse un cacciatore esperto all'ennesima caccia.
L'arrivo degli stranieri e la morte appostata ogni istante sulle loro teste poteva aver temprato il carattere.
Ankar spostò lo sguardo verso il basso e notò che la femmina lo guardava sorridente.
"Buonsole, a cosa pensi?" chiese per poi baciare dolcemente la guancia rossa.
"A quanto sia strana la vita dei mortali: quando mi hai visto la prima volta mi avresti trafitto con la tua lancia".
Il lupo passò la mano sui capelli neri del cane e li mosse dolcemente.
"Noi femmine siamo fatte così: un istante prima ti vogliamo morto, un istante dopo non possiamo vivere senza di te".
I palmi si toccarono e le rispettive dita si incastrano le une nelle fessure delle altre fino a formare una solida stretta, anche se quella più massiccia fu quella delle loro labbra nel bacio seguente.
"Ankar".
Tagan poggiò la fronte su quella del lupo.
"Sì?"
"Volevo ucciderti, sicuramente, ma non ero arrabbiata con te".
La cacciatrice si stese sulle foglie per avere una posizione comoda e il lupo rosso poggiò il gomito destro su di esse così da mantenere la testa con la medesima mano.
"Mia madre era un cane, come vedi dal mio aspetto, e... ed è morta dandomi alla luce, tu sai cosa significa, vero?"
Il maschio si limitò ad annuire.
"Molti nella mia tribù pensano che se davvero fossi destinata a grandi cose gli dei mi avrebbero fatto nascere con le sembianze di mio padre, quindi essendo nata con questo aspetto..."
"Tu non sei malvagia, Tagan".
La mano rossa accarezzò la guancia grigia lentamente.
"Inoltre ti sei unita fisicamente al capotribù di tutte le tribù, non è forse qualcosa di grande?"
Il cane sorrise e con uno scatto abbracciò il simile di classe che ricambiò il gesto, la femmina tenne per un poco gli occhi chiusi e appena li riaprì vide Zet poco più in là.
Voleva dire qualcosa ma era così imbarazzato dalla situazione che la bocca era aperta ma nemmeno un fiato scappava da essa.
"Il tuo è un vizio!" urlò la cacciatrice.
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QUINTA ALBA
AcciónSole. Giungla. Morte. Pericolo. Ankar è pronto ad affrontare tutto ciò senza paura, ma se queste cose fossero l'inizio di ciò che davvero attende questo guerriero. Il destino. ATTENZIONE:La storia presenta scene di violenza.
