La polvere da sparo veniva versata nelle armi, anche se in quantità diverse da ogni mano che teneva stretto quell'oggetto sfuggente.
"Ricordate, la quantità della polvere è importante per il colpo".
Jonas aveva ripreso il ruolo di insegnante e Zet lo fissava con la schiena poggiata su un albero, dopo la fase di carica si passò a quella pratica vera e propria e tre nativi fecero partire altrettanti colpi.
Una di loro era Adda, la coniglietta aveva eseguito la performance peggiore e la lince usò indice e pollice per massaggiare le tempie, camminò, pochi passi vista la breve distanza, fino a essere davanti a lei.
"Sputa".
"Cosa?" chiese la cacciatrice con gli occhi puntati in alto.
"Sputa sul fucile".
Un accenno di saliva cadde sulla canna grigiastra.
"Ora spalma con la mano" ordinò il felino mentre con il palmo sinistro mostrava l'esatta cosa da fare, la femmina obbedì più confusa di prima finché l'arma sembrò più pulita.
"Bene, magari il luccichio spaventerà i nemici".
Adda inspirò profondamente dal naso furente, ma ciò non intimidì minimamente l'insegnante che resse il suo sguardo senza esitazione, fisso più di un bullone.
La lince era paziente, dovere e pregio di chi doveva trasmettere nozioni, ma la coniglietta era svogliata... Tutto dovuto alla sua battaglia "politica" contro il lupo rosso.
Denai era suo complice, entrambi troppo testardi da notare come tutto l'esercito nativo, pian piano, si allontanasse da loro come se fossero contagiosi.
"Dammi qua!" disse lo spagnolo con una mano, la sinistra, che stringeva l'arma della femmina, era stata rapida nel prenderla infatti la cacciatrice pareva essere stata sfiorata da un fantasma vista la faccia sorpresa.
"Non confondere la mia tolleranza per debolezza, non ti conviene" sussurrò il felino mentre spostava la testa da un lato per ordinare al roditore di muoversi.
Il lupo con la voglia guardò l'ex conquistadore che camminava fino a stargli vicino.
"Dovresti comportarti più spesso così, magari mette la mente dritta" disse il canide in un'espressione con lo stesso significato di "Mettere la testa a posto".
"Ne dubito, è fatta in questo modo: dalla punta delle orecchie fino alle unghie dei piedi e-"
"E così Denai" concluse Zet.
Lo sciacallo era appena entrato nella visuale dei due, tuttavia spostarono gli sguardi appena sentirono un rumore di zoccoli sempre più forte.
Ankar era appena tornato e scese dal cavallo marrone, una delle poche volte che non era ruzzolato a terra vista l'inesperienza che ancora circondava il suo pelo vagamente marrone per tutto il terreno assorbito durante le cadute subite nell'allenamento con l'animale.
"Finalmente, stavo in pensiero".
Jonas raggiunse rapidamente il leader seguito dal simile di quest'ultimo.
"Ci hai messo molto".
"Ho camminato a lungo nel caso gli stranieri volessero seguirmi".
Il canide rosso non guardò nessuno e neanche un mezzo sorriso si presentò sulla bocca, ormai combatteva due battaglie: una con i conquistadores e l'altra con tutti i pensieri che attaccavano la mente, ogni giorno se ne aggiungevano di nuovi come fossero un uragano furente.
Era così distratto che sussultò quando due braccia lo cinsero da dietro, la sua reazione fece ridere l'artefice e così la sua identità fu svelata.
"Il grande Quinta Alba è stato sorpreso".
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QUINTA ALBA
PertualanganSole. Giungla. Morte. Pericolo. Ankar è pronto ad affrontare tutto ciò senza paura, ma se queste cose fossero l'inizio di ciò che davvero attende questo guerriero. Il destino. ATTENZIONE:La storia presenta scene di violenza.
