LA CALMA NELLA TEMPESTA

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Ankar aprì gli occhi e vide il sorriso di Tagan, poi la sua mano che gli urtò la guancia sottoforma di uno schiaffo.

"Non lo fare mai più!" urlò il cane con gli occhi lucidi prima di mettere la fronte sulla sua.

Insta si alzò lentamente e si allontanò insieme alla simile rossa.

La cacciatrice grigia stringeva l'amato, vederlo con gli occhi chiusi la terrorizzava più di ogni altra cosa.

"Sto bene, Tagan" sussurrò il leader con una mano sulla guancia leggermente dolente.

"Mi sembra di vedere noi molto tempo fa, tu ti preoccupavi sempre per me" parlò a bassa voce il redivivo.

"Solo perché eri così folle da gettarti nel pericolo, in questo tuo figlio ha preso da te".

Akhena indicò il marito con un sorriso: parlava come se quel lupo non se ne fosse mai andato, come se per anni non ne avesse sentito la mancanza.

Un dito del cacciatore, l'indice destro, le accarezzò la guancia e la testa si avvicinò lentamente così da permettere alle loro labbra di unirsi in un bacio.

Tuttavia la bocca non avvertì nessuna sua simile e quando gli occhi chiusi tornarono a vedere notarono l'assenza del canide, la trovò poco dopo intenta ad allontanarsi nella giungla.

Insta sorrise e iniziò a camminare, poco dopo la moglie corse fra gli alberi e l'espressione solare crebbe.

"Non sei cambiata affatto, Akhena, e la cosa mi piace".

Anche lui si mosse rapidamente, fra loro era sempre stato così: si conoscevano da quando erano piccoli e facevano ogni cosa insieme, tale abitudine li portò ad avvicinarsi sentimentalmente finché l'amore sbocciò come un fiore coperto dal sole.

Ma quando lui stava per baciarla lei scappò via, non era un rifiuto, anzi, era un invito a inseguirla... Un invito a prenderla.

Il loro rapporto poteva essere visto come una caccia e Akhena sapeva di essere la preda, quella corsa era solo il frutto di un insegnamento impartito da suo padre.

"L'unica preda che merita rispetto è la preda che trasforma ogni istante della caccia in una fatica per il suo cacciatore".

La lupa rossa saltò una radice esposta ed ebbe il tempo di fare due passi prima di ritrovarsi stesa sul terreno, suo marito l'aveva presa e la fissava sopra di lei.

"Non sentirti fiero, il mio respiro è stato indebolito dal tempo".

Il canide rosso restò sorpreso quando, invece di ricevere una risposta, sentì le labbra dell'amato poggiare sulle sue.

"Allora lo ringrazierò più tardi".

Insta baciò nuovamente la moglie.

Zet fissava Turkis da diversi minuti e il lupo nero faceva la stessa cosa, sembrava che il cacciatore con la voglia stesse di fronte a uno specchio bugiardo.

"Allora, fratello, intendi aspettare che la Dea Luna ceda il posto al Dio Sole o vuoi abbracciarmi ora?"

Il redivivo mostrò le braccia aperte, ma il suo parente non mostrava di voler collaborare, infatti scosse la testa due volte e arretrò di un paio di passi.

"Perché dovrei abbracciarti? Per avermi allontanato a causa di questa?!"

L'indice puntò il segno che aveva sin dalla nascita.

"Per aver giudicato il tuo stesso fratello?! Per esserti arreso al giudizio degli altri?! O magari per aver aiutato Kuningas a uccidere tutti quei cacciatori innocenti?!"

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