Ankar restava seduto con le braccia incrociate al petto, la sua lancia era poggiata contro l'albero su cui la schiena rossa trovava un appoggio.
Il lato opposto, rispetto a quello occupato dall'arma, era vuoto, ma bastarono un altro paio di secondi per risolvere ciò.
Sulla spalla sinistra del lupo si poggiò una guancia, non doveva essere un indovino per capire a chi appartenesse.
Tagan sorrideva con le ginocchia premute sul terreno.
"Sei pensieroso, cacciatore" sussurrò.
"La guerra occupa la mia mente".
La mano del cane accarezzò dolcemente il volto del capotribù che girò la testa e le labbra formarono un'espressione rilassata e solare.
"Spero che questo possa alleviare il tuo fardello".
Entrambi chiusero gli occhi e le rispettive labbra erano sul punto di toccarsi.
"Osserva Denai, la nostra guida perde tempo".
La voce di Adda ruppe il lieto momento nello stesso modo in cui un fulmine spaccava il cielo, i canidi schiusero le palpebre e le pupille si fermarono come mirini sui volti dei due cacciatori tornati solo ora dalla loro battuta di caccia.
"Parole senza vita..."
Tagan si alzò di scatto, ma la mano rossa le afferrò un polso per incatenare la sua rabbia e ci riuscì.
"... dette da due cacciatori che si sono nascosti nella giungla" concluse con tono pacato ma senza perdere quella luce furiosa negli occhi.
"Stavamo cacciando" protestò lo sciacallo.
"E dove sono le prede?"
La domanda di Ankar trasformò il sangue dei due in pietra e le loro gole si riempirono di ragnatele tessute da ragni nati da una sola frase.
"Ci sono due risposte: o siete dei pessimi cacciatori..."
Il lupo lasciò la presa sulla simile di classe e avanzò lentamente.
"... o la paura è più forte delle vostre lance".
La coniglietta e lo sciacallo respirarono rumorosamente ma non osarono fiatare e non reagirono nemmeno quando il leader mosse la testa in quello che era un ordine semplice e severo.
Andate.
I due obbedirono silenti e si inoltrarono fra i loro connazionali, una pioggia di sguardi cadde su di loro come frecce affilate e velenose.
Ormai nessuno li considerava più alleati, solo un peso che, per il momento, dovevano sopportare.
Maron si fece sfuggire per la terza volta un sorriso che cancellò subito, non era abituata a mostrare una simile espressione ed era sicuramente per questo che il gatto nero apprezzava ogni istante come un frutto raro e succoso.
Il giaguaro si sistemò una ciocca di capelli come una giovane cacciatrice innamorata ma se la ritrovò allo stesso posto nuovamente, trattenne un sussulto quando le dita del felino sistemarono tutto.
La femmina sorrise per la quarta volta, ma la lieta espressione cadde prima delle precedenti appena vide il fratello camminare rapido eppure così lentamente da poter notare quello sguardo glaciale diretto a lei, diretto unicamente a lei.
"Pazienta, il tempo è il miglior guaritore".
Liam le sfiorò lo zigomo destro con le nocche e vide i suoi denti per la quinta volta, il giaguaro annuì e avvicinò la testa a quella del simile di classe.
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QUINTA ALBA
AventuraSole. Giungla. Morte. Pericolo. Ankar è pronto ad affrontare tutto ciò senza paura, ma se queste cose fossero l'inizio di ciò che davvero attende questo guerriero. Il destino. ATTENZIONE:La storia presenta scene di violenza.
