STRANI EVENTI

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Ankar cavalcava il cavallo marrone a fatica finché giunse al campo dei nativi.

Cinque secondi, fu il tempo che impiegò ogni singolo "connazionale" a notare la bestia intenta a nitrire per il terrore, passò meno tempo per vedere Jonas in groppa un animale identico ma bianco.

La lince scese rapidamente e, come fosse la cosa più facile del Mondo, poggiò la mano sinistra sul muso del destriero che in poco tempo placò la sua furia come un neonato che smetteva di piangere appena la madre lo cullava.

La cavalcatura di Cortès emise un paio di sbuffi prima di calmarsi del tutto, il felino afferrò le redini e usò la mano libera per afferare lo stesso oggetto legato alla bocca del suo cavallo.

"È bellissimo". sussurrò Zet senza spostare gli occhi dall'equino bianco, se l'ex conquistadore non avesse avuto addosso l'armatura poteva mimetizzarsi contro il pelo dell'animale visto che era identico.

"Zet..."

Il soldato fissò il canide.

"... Vieni".

Il cacciatore seguì chi aveva appena parlato.

"Un patto è un patto". disse a bassa voce chi stringeva le redini dei destrieri.

Ankar, che aveva fissato la scena, spostò lo sguardo poco più a destra: Kawab allenava Ember ormai da giorni infiniti, dita di mani e piedi non bastavano a contarli,  il cane strinse il polso dell'avversaria e usò lo stesso arto per darle un pugno in faccia.

Il roditore arretrò priva della sua arma in mano al nemico.

"La sorte può metterti davanti a questo problema, cosa fai?"

La femmina aspettò un paio di istanti prima di sferrare un calcio fra le gambe del canide, quest'ultimo serrò i denti.

"Bella mossa". sussurrò prima di cadere con la faccia sul terreno

Tutti i maschi che avevano visto poggiavano una mano sul punto colpito e chi apparteneva al sesso opposto cercava di non ridere.

"Vieni qui".

Ember rise e si chinò davanti a Kawab per poi aiutarlo a mettersi in ginocchio, gli afferrò dolcemente le guance sporche di terra e lo baciò.

Nessuno si sorprese, nemmeno il cane, i due si erano innamorati da diverso tempo a causa del continuo allenamento.

Ankar sorrise e fece per camminare quando Tagan gli sbarrò il passo serena in volto.

Il lupo provò ad aggirarla su entrambi i lati, ma tutte e due le volte la cacciatrice si presentò davanti a lui.

"Qualche volta possiamo allenare le nostre lance". sussurrò intenta a spostare lo sguardo su ogni dove tranne che nelle pupille di chi aveva di fronte.

Quinta Alba trattenne una risata e afferrò con delicatezza il mento dell'amica in modo che gli occhi fossero allineati.

"Sì".

"Hai portato quel coso qui?!"

Entrambi i nativi sospirarono, Adda si avvicinò rapida quanto furiosa.

"Hai portato dolore su di noi! Che razza di capotribù sei?!"

La coniglietta sputò ogni parola come veleno addosso al lupo che, però, non si intaccò come fosse un diamante indistruttibile.

La femmina non pensava davvero quelle cose, era adirata perché Ankar era stato scelto per guidare tutte le lance della giungla.

Non era l'unica ad aver il malcontento nel cuore, anche Denai la pensava come lei e spesso tutti e due gli davano non pochi problemi.

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