Ankar procedeva silenzioso seguito da Enola che agiva come un'ombra del lupo, entrambi tenevano la schiena curva e fissavano la giungla davanti a loro alla ricerca di prede.
La volpe fissava spesso il canide rosso, quest'ultimo avvertiva spesso la sensazione di essere osservato e si voltava... Tuttavia la femmina fingeva di guardare altrove ogni volta.
Il cacciatore si fermò, un tapiro apparve nel suo campo visivo e la mano strinse la lancia pronto a usarla.
"Adesso!" ordinò per poi scattare verso la preda.
Mentre correva l'orecchio sinistro avvertì un rumore familiare quanto pericoloso.
"A terra!" urlò e si buttò addosso al canide, i due finirono sul terreno e la femmina fissò il simile di classe che guardava altrove.
Gli occhi verdi del lupo fissarono una freccia con la punta incastrata nel corpo di un albero, quel dardo era lo stesso che aveva estratto dalla spalla della madre, lo avrebbe riconosciuto fra mille.
Il capotribù fissò intorno e lo vide: l'individuo coperto da un manto marrone con l'arco ancora stretto nella mano destra.
"Enola, vai!"
Il cacciatore corse verso il nemico rapido quanto un fulmine, la femmina rimase sdraiata ancora un paio di secondi, la sua mente era stata travolta da un mare impetuoso causato dal gesto del lupo, scosse la testa e si alzò velocemente.
"Ma-"
"VAI!" ripetè Ankar sempre più vicino al suo bersaglio.
La volpe non osò controbattere e obbedì, mentre un'altra freccia veniva inserita nell'arco.
Il canide rosso puntò le pupille sulla punta pronto a schivarla, l'oggetto fu scoccato e il cacciatore balzò di lato, sulla propria destra, ormai fuori dalla traiettoria del dardo.
Tuttavia qualcosa di affilato strusciò sulla guancia e il rosso scarlatto si mischiò al medesimo colore della sua pelliccia, il lupo si toccò la ferita con due dita senza trovare una risposta diversa dall'unica possibile eppure così inverosimile.
Quell'oggetto si era mosso durante il tragitto come per magia.
"Dovresti saperlo, Ankar, le mie frecce corrono come giaguari".
Il canide fissò chi aveva davanti: quella voce, quella frase.
"Non è possibile" sussurrò.
Il cappuccio marrone fu tirato all'indietro e rivelò la testa di un'aquila, sulla fronte non era presente alcun segno anche se, tempo addietro, era stata trapassata da una pietra.
"Tente".
"Ne è passato di tempo, Quinta Alba".
Il cacciatore abbandonò la sua posizione di attacco e continuò a guardare sconcertato il rapace che, intanto, metteva un altro dardo nell'arco.
"Ma... Come?" sussurrò, sembrava un bambino mentre osservava un'eclissi o ammirava il primo arcobaleno della sua vira, una cosa, per lui, senza spiegazione.
"Ho visto il Dio Morte, lo abbiamo visto tutti in realtà, e ora siamo tornati qui..."
L'uccello sorrise e puntò la parte superiore dell'arma contro il canide.
"... Siamo qui per te".
"Siamo?"
"Giusto, dimenticavo, non sono l'unico a respirare di nuovo: Turkis, Kuningas, Kaede..."
Quando pronunciò il nome della iena mosse un occhio, come se facesse un gesto di complicità a un amico.
"... Siamo tutti qui, ma stavolta finirà diversamente".
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QUINTA ALBA
ActionSole. Giungla. Morte. Pericolo. Ankar è pronto ad affrontare tutto ciò senza paura, ma se queste cose fossero l'inizio di ciò che davvero attende questo guerriero. Il destino. ATTENZIONE:La storia presenta scene di violenza.
