... Every endless night has a dawning day
Every darkest sky has a shining ray ...
Passai la notte completamente in bianco, a guardare il soffitto della camera in cerca di risposte alle tante domande che riposta non l'avevano avuta e non l'avrebbero avuta mai, semplicemente perchè non esisteva risposta valida a spiegare la situazione che si era creata. Il fatto che Ziva avesse passato tutta la notte usando mio petto come cuscino, dormendo e piangendo di tanto in tanto, era l'implicita spiegazione al fatto che, io, altre non ne avrei cercate, che mi ero fatto andare bene quella situazione ed ero disposto ad andare avanti, con tutte le difficoltà che questo comportava, perchè lo sapevo che non sarebbe stato facile, niente lo era. Quella notte insonne era stata comunque decisamente la migliore da quando tutta la situazione era precipitata il giorno che andammo a casa di Roy Dunn. La prima che passai di nuovo a casa con lei e forse, anche solo per questo, era la migliore.
Quando il giorno precedente ero andato a prenderla in ospedale non credevo che saremmo stati già a questo punto, così vicini. Ero convinto di volere più tempo, di voler mantenere ancora le distanze da lei, che dovessi con calma metabolizzare quanto accaduto e riavvicinarci piano: tornare a fidarci di noi stessi poco per volta.
Invece in un attimo tutto è precipitato e quando l'ho vista piegata sul pavimento, piangere senza riuscire a prendere quel test di gravidanza che avevo lanciato via poche sere prima, tutti i miei propositi si sono dissolti.
Davanti a me non c'era la donna che mi aveva tenuto nascosto che avevamo un figlio, c'era la donna che aveva appena perso nostro figlio e che stava soffrendo per tutta questa situazione tanto quanto me. C'era una donna fragile che non riusciva a muoversi, sopraffatta dalle emozioni, dal dolore e dalla paura che anche io avevo contribuito a creare. Che senso aveva continuare a farsi del male adesso? Avvicinarmi a lei, aiutarla, dirle che non era sola, che sarebbe andato tutto bene, fu solo la cosa più istintiva che mi venne da fare, quello che volevo fare, senza troppi ragionamenti.
Abbracciarla, stringerla a me, rassicurarla: era quello di cui aveva bisogno lei, ma ne avevo bisogno anche io, per capire cosa avessi voluto per noi, se effettivamente ci poteva essere ancora un noi. Appena la sentii piangere tra le mie braccia, mentre stringevo la sua mano dentro la quale teneva il test di gravidanza, lo capii.
Da qualche parte nell'universo c'era un bambino che non sarebbe mai nato, del quale rimaneva solo quello che stringevamo tra le nostre mani, che forse sorrideva nell'averci fatto abbracciare di nuovo, nell'aver fatto ritrovare la giusta direzione da seguire a quelli che sarebbero stati i suoi genitori. Mi scese una lacrima nel pensarlo e lo ringraziai.
Tornare in ufficio fu la cosa più difficile. Non volevo lasciarla sola, avrei voluto continuare a farle da cuscino per tutto il giorno, accarezzandole i capelli e la schiena disegnando cerchi immaginari sopra la sua maglietta.
Chiesi a Ziva più volte se voleva che rimanessi con lei quel giorno, ma la sua risposta fu sempre la stessa: "Vai" e la cosa non mi stupì, sapevo che non mi avrebbe mai chiesto di rimanere anche se lo avesse voluto, o forse aveva proprio bisogno di stare un po' da sola, sarebbe stato da lei.
Era qualche giorno che mancavo ed ormai la novità la sapevano tutti, anche se nessuno ne parlava. Quando arrivai erano già tutti seduti ai loro posti, mancavo solo io. Mi seguirono con lo sguardo dall'ascensore alla scrivania senza dire una parola.
- Buongiorno a tutti eh! Non usa più salutare qui dentro?
Non mi andava che mi trattassero in modo diverso.
- Buongiorno - Mi salutarono McGee e Bishop all'unisono.
- Di Nozzo ti devo parlare - Mi disse invece Gibbs.
- Ok capo, dammi solo un attimo. - Misi la foto di Ziva e Nathan sulla mia scrivania. Li volevo sempre avere davanti a me adesso, per ricordarmi ogni istante su cosa mi dovevo concentrare. - Ok, cosa devi dirmi?
- Andiamo a prendere un caffè...
Ci spostammo nell'area relax
- Hai fatto la cosa giusta Pivello.
- A cosa ti riferisci Capo?
- Alla telefonata che mi hai fatto ieri.
- Ho fatto quello che volevo fare, ed è stato meglio così.
- Hai avuto le risposte che cercavi?
- Alcune sì, altre credo che non avranno mai una risposta conoscendo Ziva, o forse non avranno mai una risposta che giustifichi tutto. Abbiamo deciso di ricominciare.
- Non sarà facile Tony, ma sono contento per voi. Hai realizzato quello che ti sta succedendo?
- Un po'. Non è facile e alcune volte non mi sembra nemmeno reale, anche perchè lui non è qui.
- Ziva?
- Piange, spesso. Però ieri abbiamo parlato, di noi e di nostro figlio. Avevi ragione, le cose non sono sempre facili come sembrano.
Mi diede una pacca sulla spalla, sapevo che era il primo ad essere felice ed il primo a preoccuparsi per noi.
STAI LEGGENDO
The Memory Remains
Fiksi PenggemarZiva è a Tel Aviv, Tony a Washington con il resto della squadra. Sono passati 3 anni da quando lei decise di rimanere in Israele, ma un evento inatteso sconvolge le loro vite e le loro decisioni: Tony viene rapito e portato a Tel Aviv e solo Ziva ch...
