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Sbarro gli occhi stranita e mi guardo intorno col cuore che palpita talmente veloce da impedirmi di respirare bene.
«Angie.» Mi volto di scatto spaventata, non riesco a capire cosa succede e vedo Ben preoccupato, mi guarda perplesso e deglutisco a fatica.
«Eri agitata e parlavi nel sonno. Stai bene?» Lo fisso, annuisco piano e mi bagno le labbra, ho la bocca secca, anche se il respiro sta tornando regolare e lui si sdraia lentamente vicino a me.
«Sono tornato a lavarmi dopo aver fatto l'amore, tu ti sei addormentata e, mentre mi vestivo, ti ho sentita lamentarti.» Mi accarezza una guancia mentre parla con tono pacato.
«Hai avuto un incubo, ma ora è tutto passato. Stai tranquilla.» Mi bacia dolcemente sulle labbra, continuando ad accarezzarmi per farmi calmare, sorride spostando una ciocca dei miei capelli dietro il mio orecchio, mentre cerco di capirci qualcosa.
«Mi sono addormentata?» Mi stupisce e mi spaventa questa cosa, non sono ancora del tutto lucida, non capisco se questa è sul serio la realtà.
«Sì. Dev'essere stato davvero orribile l'incubo che hai avuto!» Ridacchia e mi accarezza il naso con un dito, sono ancora incapace di credere a ciò che ha detto, faccio un colpo di tosse e deglutisco piano.
«Sì, ma... » Mi bacia ancora e sorride.
«Ti senti bene?» Cambia espressione, è accigliato e guarda l'orologio che ha al polso.
«Posso restare a casa con te, se vuoi.» Aggiunge, sospiro e vorrei tornare indietro, vorrei tornare al momento del bacio con Mark.
«Sto bene, tranquillo. Vai pure.» Mento, accenno un sorriso, mi scruta per un attimo con gli occhi a fessura, come se stesse riflettendo, ho bisogno di stare sola e lui, come se mi avesse letto nel pensiero, si alza di scatto dal letto, si sistema la giacca, si guarda allo specchio e sospira, poi si gira verso di me.
«Allora scappo a lavoro.» Si allontana in fretta e tiro un sospiro di sollievo.
«Ne parliamo stasera, ok?» Urla dall'altra stanza, senza darmi il tempo di rispondere e, sinceramente, non mi va proprio di rispondere.
Sento la porta d'ingresso chiudersi, guardo il soffitto e mi passo le mani tra i capelli, mi accorgo di avere la fronte e i capelli sudati, mi guardo il corpo e realizzo di essere tra le lenzuola ancora nuda e umida del rapporto sessuale che ho avuto con Ben.
«Cazzo!» Sbotto delusa e scuoto velocemente la testa.
«Era così reale. Non può essere stato solo un sogno!» Mi dispero, ho una sensazione di vuoto immenso dentro, inizio a piangere e mi rannicchio tra le lenzuola, stringo il cuscino e voglio Mark.
Ad un tratto mi calmo, lascio scivolare le lacrime dagli occhi alla stoffa, fisso seria un punto immaginario e rifletto su quella specie di rapporto che ho avuto con Ben.
Sono consapevole di aver fatto un enorme sbaglio a lasciarmi andare in quel modo, volevo usare Ben per far ingelosire Mark, ma l'unica cosa che sono riuscita ad ottenere è stata la sensazione di essere stata usata come un oggetto, ma per mia volontà purtroppo, per colpa mia e della mia innata stupidità.
Scatto improvvisamente e scendo velocemente dal letto, corro in bagno irritata con me stessa, devo togliermi di dosso l'odore di Ben, un odore che non mi appartiene più.
Apro l'acqua e mi fiondo sotto il getto, è fredda e non m'importa, mi toglie il fiato e stringo i denti, ma ho bisogno di riacquistare lucidità.
Lentamente l'acqua si riscalda e riprendo a respirare, mi lavo per bene e mi rilasso, quando mi torna in mente la doccia che ho fatto nel sogno, rido come una pazza.
Porto le mani sul viso e lo sfrego velocemente, l'acqua m'inonda piacevolmente mentre tengo gli occhi chiusi, mi sposto leggermente per far scendere l'acqua dal collo alla spalla sinistra, poi faccio lo stesso dall'altra parte.
Chiudo l'acqua e m'impongo di finirla con questa doccia, devo uscire, devo divertirmi e non devo più pormi tanti problemi, ho intenzione di chiamare Dana e trascorrere la giornata fuori da questo posto.
Faccio tutto in fretta, dopo aver asciugato i capelli, li lego in una coda alta, mi vesto e, mentre sto per prendere il telefonino, ecco che avverto la sua presenza, il cuore accelera e i brividi mi percorrono il corpo, chino indietro la testa e rido fragorosamente.
«Vedo che sei di buon umore stamattina.» Mi giro e lo guardo divertita.
«Ciao Mark.» Incrocio le braccia al petto e sorrido, sono curiosa di sapere cos'ha da dirmi, si avvicina e lo fisso seria.
«Che ci fai qui? Non dovresti inseguire fantasmi cattivi?» Lo precedo nel parlare, alzo un sopracciglio e sorrido sotto i baffi, convinta di averlo stupito col mio sarcasmo, scoppia a ridere guardando il soffitto poi si avvicina, poggia le mani sulle mie spalle e mi fissa con un sorrisetto spavaldo.
«Sei tanto intelligente da capire che non ripeterò ciò che ti ho detto in sogno.» Continua a sorridere, spalanco occhi e bocca, c'era qualcosa di vero in quel sogno poi mi acciglio al pensiero.
«Oh. E quindi dovrei congratularmi con te per esserti intrufolato nel mio sogno?» Rimane sorpreso a guardarmi, scuoto la testa scocciata, tolgo velocemente le sue mani dalle mie spalle e lo sorpasso.
«Angel io... » Farfuglia alle mie spalle, mentre piego delle magliette nervosamente, che dovrebbero essere lavate.
«Tu cosa, Mark?» Mi giro di scatto, sono stufa del suo comportamento e lo guardo infuriata.
«Preferisci tenerti dentro i tuoi tormenti e ferirmi? Ti lasci andare e un attimo dopo mi urli in faccia che non puoi amarmi!» Gesticolo mentre parlo, ho tutte le intenzione di sfogarmi e grido con tutto il fiato che ho in corpo.
«Non sono un oggetto, Mark! Non sono disposta a farmi trattare come tale da nessuno, nemmeno da te!» Tremo, stringo i pugni e lo guardo dritto negli occhi, lui abbassa lo sguardo, sospira, mi guarda dispiaciuto e combattuto, in silenzio.
«Ti ho detto di amarti e non so spiegarmi come sia successo. Non ti conosco, non so nulla di te eppure il mio cuore batte per te.» L'ira ha lasciato il posto all'agitazione, lentamente le mie mani si schiudono e le lacrime minacciano di uscire.
«Angel, non puoi amare uno come me!» La sua voce è decisa, si avvicina velocemente e fa quel gesto che amo, poggia la mano sulla mia guancia e l'accarezza dolcemente col pollice, mentre lo guardo e le lacrime iniziano a bagnarmi il viso.
«Perchè?» La mia voce è rotta dal nodo che ho in gola, vorrei stringermi al suo petto e baciarlo, abbassa lo sguardo per qualche secondo e poi torna a fissarmi.
«Sono un uomo senza speranze, non ho più una vita da quando... » Deglutisce a fatica e abbassa di nuovo lo sguardo.
«Parla con me, Mark. Ti prego... » Il mio tono è supplichevole, piango, voglio aiutarlo ad aprirsi con me, voglio conoscerlo, amarlo ed essere amata.
«Il mio cuore si è frantumato tempo fa. Ho amato veramente soltanto una donna e non amerò mai più nessuna, come ho amato lei.» Fa una pausa e sospira pesantemente.
«Sono un immortale, ho usato molte donne nella mia fottuta vita, non ne vado fiero e di una cosa sono certo, non voglio usare anche te.» Mi guarda serio, lo ascolto e la mia mente si annebbia, le sue parole mi feriscono, mi trafiggono come lame, dritte al cuore, m'irrigidisco e mi allontano da lui, ingoiando il boccone amaro.
Il cuore mi batte forte, continuo a tremare, ma devo farmi forza, voglio sapere cosa lo ha reso così duro.
«Cosa ti ha fatto quella donna?» Non lo guardo, lo sento sospirare di nuovo e chiudo gli occhi per un istante.
«Ti ha tradito?» Ingoio a fatica, trattengo il pianto, la gola mi fa male e mi asciugo velocemente le guance sulle quali continuano a scendere le lacrime, resta in silenzio e alzo gli occhi, si è girato di spalle.
«È morta... Per colpa mia.» Mi stupisco e mi mordo il labbro, dal suo tono di voce percepisco quanto ha sofferto per lei, chiudo gli occhi e altre lacrime bagnano il mio viso.
«Mi dispiace.» Sussurro, capisco quanto sia difficile per lui parlarne, ma è altrettanto difficile per me comprendere e accettare, fino in fondo, di non poter essere corrisposta.
«Ho abbassato per un attimo le difese e non sono riuscito a proteggerla.» Il suo tono è cambiato, è duro, stringe i pugni lungo i suoi fianchi, si gira di scatto e mi guarda accigliato.
«Non posso darti niente, Angel. Il mio cuore è morto con lei. Ho il compito di tenerti al sicuro dalle ombre oscure e ti proteggerò, ma niente di più. Fattene una ragione.» Continua a martoriare il mio cuore, senza pietà e resto immobile a subire il male che mi sta facendo, senza reagire, mi limito ad ascoltare e piangere in silenzio.
«Fattela passare e impiega il tuo tempo a vivere! Hai avuto una seconda possibilità, non sprecarla!» Mi sta uccidendo lentamente e glielo lascio fare, il dolore che sento è troppo forte da sopportare, mi manca l'aria, voglio soltanto che la smettesse d'inveire contro di me e che sparisse per sempre.
«Devo... Devo uscire... Sì. Io... » Farfuglio come in trans, fissando il vuoto, un pensiero macabro mi attraversa la mente e lo guardo con gli occhi ancora pieni di lacrime.
«Dovevo solo morire e non svegliarmi più.» Affermo affranta e scoppio a piangere per l'ennesima volta, vedo e sento solo dolore nella mia triste vita.
«Angel, no. Non puoi pensare... » Si avvicina scuotendo la testa e allarga le braccia per accogliermi, ma non voglio che mi tocchi, mi giro di scatto, afferro la borsa e il telefonino che sono sul comò alle mie spalle e scappo via, lasciandolo perplesso.
«Angel, fermati!» Grida alle mie spalle, non voglio più ascoltarlo, voglio stare sola, esco dalla porta d'ingresso e la chiudo velocemente a chiave.
Ho bisogno di respirare, di allontanarmi da questa quotidianità che mi ha logorato dentro in passato e mi sta uccidendo dentro nel presente.
Cammino a passo svelto, senza meta, guardo avanti ma non vedo niente e nessuno, respiro soltanto l'aria che mi accarezza dolcemente e voglio che questo dolore la smetta di lacerarmi cuore, anima e mente.

Mark
Sono stato molto duro con lei, ma dovevo farle capire, una volta per tutte, che non posso darle ciò che vuole e sono sicuro che presto starà bene.
Questo le servirà a farle tirare fuori il carattere forte che ha, non si rende ancora conto di averne.
Sospiro e sparisco, dovrei seguirla ma credo che abbia bisogno di riflettere e capire da sola che ho ragione.
Ho dovuto prendere questa decisione drastica di comportarmi duramente con lei, le servirà anche per affrontare ciò che l'attende da tempo e non sarà una passeggiata.

«Dovevo solo morire e non svegliarmi più

Mi rimbombano in testa le sue parole e non vedo altro che il suo viso stravolto dal dolore che le ho causato io, ma ho fatto la cosa giusta, ciò che andava fatto e basta.
Non sono uno che si lascia impietosire facilmente, non sono nemmeno un tipo tenero, altrimenti non avrei combattuto e affrontato tanti individui e situazioni difficili, durante la mia lunga vita.
Continuo a ripetermi che ho fatto bene, che vedrò presto i risultati delle mie azioni e alla fine Angel mi ringrazierà per averla aiutata ad aprirle gli occhi.
Cammino su e giù nervosamente sul tetto di un edificio, sono passate un paio d'ore, ormai avrà reagito e sarà incazzata nera, spero che non si cacci in qualche guaio, anche se per come sta, riuscirebbe perfino ad uccidere Kalun a mani nude.
Mi scappa da ridere immaginando la scena, Angel che tiene per il collo Kalun e lui che la supplica, senza fiato, di risparmiarlo.
«Quel giorno sarà un grande giorno!» Rido di gusto, ma un pensiero diverso mi fa cambiare atteggiamento e non rido più.
Un'immagine inquietante mi si para davanti agli occhi, Angel a terra che piange disperatamente e supplica Kalun di non farle del male.
Lui l'afferra per il collo e la alza, lei si divincola, cercando di colpirlo con i pugni, ma inutilmente.
Lui stringe la presa, la guarda con un ghigno malefico, mentre lei soffoca lentamente, insoddisfatto le spezza il collo con un solo gesto, la lascia cadere a terra morta e ride fragorosamente.
Resto immobile e senza fiato, scuoto la testa, sono terrorizzato e sento qualcosa che mi sbalordisce, qualcosa che non sentivo da anni.
«Non capisco! Non può essere!» Mi porto la mano al petto, chiudo gli occhi e mi rendo conto che il mio cuore batte.
«Angel.» Sospiro, la vedo e mi sorride dolcemente, stringo la mano al petto e il battito aumenta, apro gli occhi sorridendo piacevolmente stupito, ho un improvviso bisogno di andare da lei e sparisco nel nulla.

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