"non è giusto aspettarmi, dovresti andare avanti per te"
"si che è giusto"
"perché?"
"perché io voglio che torni"
stava finendo marzo. stavamo provando ad avere un rapporto di stallo, ma nessuna delle due ci riusciva, non eravamo mai state solo amiche e mai lo saremmo state. è impossibile evitare certe cose, come si dice "al cuor non si comanda", no? è il potere dell'amore. se due persone si appartengono c'è poco da fare, devono stare insieme. ed è il nostro caso, ci apparteniamo, ci siamo sempre appartenute e dobbiamo stare insieme. devo essere sua così come lei deve essere mia. inevitabile.
e vogliamo parlare della gelosia? impossibile non essere gelosi di una persona che sai che ti appartiene, impossibile non volerla tutta per te, impossibile restare immobili quando vedi che te la portano via. ma come giustificarla? tra amiche non c'è gelosia, o comunque è certamente diversa. tra amiche è più lieve, più da " vabbè ci passo sopra, so che mi vuole bene". tra persone che si amano è tutt'altra cosa. diventa più un fatto possessivo, quella persona è tua e non desideri altro se non averla sempre e solo tua. hai paura di perderla, hai paura che possa sostituirti, che possa trovare di meglio, che possa baciare altre labbra, stringere altre mani e guardare altri occhi meglio di come potrebbe mai fare con te.
mi sentivo proprio così, avevo paura di perderla per sempre, avevo paura che mi avrebbe sostituita. da una parte però pensavo che non mi meritava, non meritava una come me, senza coraggio. quindi le dicevo che doveva andare avanti, che era giusto così, che doveva farlo per lei. Emily però continuava a ripetere che voleva me, me e solo me. queste parole mi facevano davvero tanto piacere e un po' mi tranquillizzavano, ma mi facevano stare anche terribilmente male perché pensavo che l'avrei fatta aspettare troppo, che poi sarebbe stata infelice per colpa mia, e non volevo assolutamente.
stava diventando una situazione ridicola la nostra, provavamo ad essere amiche ma inciampavamo sempre sulle cose minori, sui piccoli sguardi e sui minimi contatti fisici. non poteva continuare così a lungo.
ultimo giorno di marzo, crollai. le dissi che non me ne importava niente dei miei, di continuare a mentire, di fare loro un torto, anche perché proprio loro me ne stavano facendo uno più grande, mi stavano vietando di vivere la parte migliore della mia vita. mandai tutto letteralmente a fanculo e le dissi che la rivolevo mia, volevo tornasse a essere la mia ragazza.
non aveva senso quella situazione, entrambe soffrivamo e non riuscivo neanche a guardare in faccia i miei, figuriamoci a parlare con loro.
avevo dato inizio io alla pausa, avevo bisogno di staccare un po' lo ammetto, ne avevo bisogno per mettere ordine nella mia testa, e ci ero riuscita. sapevo cosa volevo.
volevo lei.
volevo essere felice e con Emily accanto lo ero, lo ero stata fino a quel momento e sapevo lo sarei stata sempre.
me la sono ripresa.
"Emily, probabilmente non sarà facile, ma che ne dici di mettere un punto a questa ridicola pausa?"
"voglio che tu sia sicura"
"non sono mai sicura di niente, ho sempre agito di istinto e ho vinto tante volte. ci devo almeno provare"
"io semplicemente non voglio che tu stia male"
"io sto male ora perché ci stiamo prendendo in giro.
quindi?"
"quindi che?"
"quindi si?"
"quindi si"
era di nuovo mia, e non potevo essere più felice.
avevo avuto il mio tempo e avevo capito finalmente tante cose. nonostante tutti i giorni passati a credere di aver fatto una cazzata, ora che ci ripenso magari è stato un bene avere un momento per fermarsi, riflettere e chiedersi "aspetta, che stai facendo?". è stato un bene perché ho capito quanto tengo a lei e quanto la amo, ho capito che ne vale la pena e che non posso stare senza di lei. mi dispiace ovviamente di averla fata soffrire, ma ormai era tutto finito e non dovevo guardarmi più indietro.
STAI LEGGENDO
Higher lovers
Romance-guarda c'è una stella non si muove sta ferma non se ne va resta lì, sempre- dico con la voce da bambina, poi la guardo, sta sorridendo, punto debole. mi stringe.
