I 3 turni del pranzo erano finiti da poco, erano tutti visibilmente stanchi.
Mario, che era quello meno abituato a quel tipo di lavoro, era quello che ne aveva risentito di più.
Era seduto sul suo sgabello davanti al bancone mentre Claudio era intento a lavare gli ultimi bicchieri sporchi.
" Amò me fai un caffè"
" Serpa, Amò sto cavolo, alza il culo e fattelo da solo il caffè"
" Sei sempre gentile"
"E tu sei troppo pigro"
Stavano battibeccando quando la porta del bar si aprì e rilevò la presenza di due donne, una più giovane che i ragazzi conoscevano molto bene e una più grande, non sembrava molto in la con gli anni ma aveva il viso segnato dal tempo, che Claudio non aveva mai visto ma che Mario riconobbe immediatamente.
La guardò per un secondo senza far trapelare alcuna emozione e poi si rivolse all'amica.
" Che cazzo ci fa lei qui?"
"Mario ti prego" disse la donna con gli occhi già lucidi.
" Io con lei non ci parlo portala fuori di qui"
" Mario per favore ascoltala" ora fu l'amica a parlare.
" HO DETTO FUORI DI QUI" la donna abbassò la testa sussurrò un " te lo avevo detto che non era una buona idea" e stava per uscire quando Claudio, che non aveva detto niente fino a quel momento, la fermò.
" Salve io sono Claudio"
" Piacere sono Delia la mamma di Mario".
Mario si alzò, la guardò dritto negli occhi e le disse " Tu non sei mia madre. Mia madre è morta 12 anni fa" Claudio la guardò mortificato, le poggiò una mano su una spalla che la donna accarezzò e mimò un " mi dispiace" mentre il moro raggiungeva l'ufficio sul retro del bar.
Claudio lo seguì subito dopo, entrò e si chiuse la porta alle spalle.
" Ti prego non dire niente. Ti prego, ti prego" ed ebbe l'ennesimo crollo.
Mise il viso tra le mani e si lasciò andare ad un pianto liberatorio.
Claudio ebbe paura, ci mise giorni e giorni per tirarlo fuori dal baratro in cui era sprofondato dopo la morte del padre e non voleva succedesse di nuovo.
" Che cosa ho fatto di male io. Perché dovevano ritornare ancora nella mia vita. Prima mio padre e ora lei. Lo avevo superato quel dolore".
Claudio gli si avvicinò con estrema cautela e si accovacciò sulle gambe di fronte a lui, poggiando le mani sulle sue ginocchia e gli spostò le mani dal viso per farsi guardare.
" Non lo hai superato altrimenti non staresti in queste condizioni"
Mario poggiò le mani sulle sue e le strinse " Cosa vuole da me dopo 12 anni? Perché proprio ora che mio padre è morto?"
" Mario solo lei conosce le risposte alle tue domande. Perché non l'hai ascoltata?"
" Perché sono un codardo".
" Tu non sei un codardo. Sei l'uomo più coraggioso che io conosca".
Mario lo guardò con occhi dolci e gli sussurrò un " non sono pronto".
" Allora quando lo sarai vedrai che lei sarà ancora lì per te. Ma ora ti prego non chiuderti di nuovo nel tuo dolore. Parla con me e nel mio piccolo se posso cercherò di aiutarti."
" Dimmi cosa ho fatto io per meritarmi te" e lo baciò.
" Dai su andiamo di là che ci sarà ancora Vale che ti aspetta"
" Secondo te cosa c'entra lei con mia madre?"
" Non lo so prova a chiederglielo".
Si alzò dalla sedia e uscirono dall'ufficio.
Quando rientrarono nel bar la signora era ancora lì, seduta in un angolo visibilmente scossa e con le mani tremolanti reggeva un bicchiere.
" Che succede?" chiese Claudio a Ester indicando con il capo la madre del moro.
" Ha avuto un malore e le abbbiamo dato dell'acqua e zucchero"
" Un malore?" Chiese preoccupato Mario e la ragazza annuì.
" Credo un calo di pressione dovuto alla forte emozione".
Mario era indeciso se avvicinarsi o meno alla donna.
Sentiva una strana preoccupazione per lei, un senso di apprensione, non capiva perché non riusciva a provare odio ma solo rabbia nonostante anche lei lo avesse abbandonato per tutti quegli anni senza mai cercarlo, come se per lei nutrisse sentimenti completamente diversi da quelli che aveva provato per suo padre, come se percepisse che la donna nonostante il male che gli aveva provocato, lo amasse a prescindere.
Alla fine afferrò la mano di Claudio, per sentirsi al sicuro, e si avvicinò al tavolo dove era seduta la donna.
Restò in silenzio a fissarla mentre la madre lo guardava con gli occhi arrossati e pieni di lacrime.
" Mario" provò a dire la donna ma il moro alzò la mano per bloccarla.
" Come ti senti?"
" Meglio grazie" disse la donna continuando a tremare e piangere.
" Non so perché tu sia qui e perché tu non lo abbia fatto prima ma io mi sono abituato alla vostra assenza e non puoi pretendere di venire così da un giorno all'altro per parlarmi come se questi 12 anni non fossero mai passati. Mi hai abbandonato nel momento in cui avevo più bisogno di essere sostenuto solo perché mi piacciono i ragazzi. Io non so cosa ti porta qui proprio oggi, proprio in questo momento della mia vita. So solo che ora non sono pronto per ascoltarti. Non prenderlo come un rifiuto ma dammi un po' di tempo per capire. Per capire se mi va di ascoltarti, per capire se mi va di sapere perché mi hai abbandonato, per capire se potrò mai perdonarti se un giorno me lo chiederai. Ti chiedo solo un po' di tempo. Quando sarò pronto ti cercherò te lo prometto. Ma ora non ce la faccio. La ferita per quello che mi ha fatto tuo marito è ancora aperta e sto ancora cercando di riprendermi. Non posso crollare di nuovo, Claudio non se lo merita, io non me lo merito, il nostro amore non lo merita".
La donna annuì alle parole del figlio e si alzò dalla sedia, si diresse verso la porta, quando ebbe la mano sulla maniglia e stava per aprirla si voltò guardò negli occhi il figlio e fece un sorriso triste.
Fece un grosso respiro e aprì la porta e senza guardarlo gli disse " non è stata una mia scelta, sono stata costretta ad abbandonarti" e fece chiudere la porta alle sue spalle.

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Boxing
RomantiekMario ex pugile professionista, dopo un infortunio che gli era quasi costato la vita, fu costretto a lasciare il ring, ma decise di continuare a fare comunque del ring la sua vita. Claudio, ragazzo sensibile ma sfiduciato, con un ex ancora troppo p...