Quattro giudici, trentadue concorrenti, undici gare, un solo vincitore. Chi sarà l'autore con il WatFactor? Scopritelo insieme a noi in questa competition! E tu, sei pronto a farti conoscere?
Copertina a cura di @koreleven
La lettura, di questi due capitoli, è stata eccezionale nella fattispecie dello scenario.
Nell'undicesimo capitolo lo scrittore ci porta con occhio clinico e minuzia di dettagli sulla scena del crimine, partendo dal capannello di giornalisti stanziati in cerca di notizie, fino alla presentazione dei due nuovi personaggi: Anderson e Burns.
Da qui vi è, come sopra espresso, un susseguirsi di eventi e dinamiche proprie che caratterizzano ogni luogo ove è avvenuto l'efferato delitto.
La scena più straziante è stata però l'entrata in loco del signor White, padre di Mark apparentemente deceduto proprio nella casa, rendendo il lettore in un stato di compassionevole empatia nei confronti del personaggio.
Ottima ed egregiamente costruita la caratterizzazione, soprattutto la frapposizione con lo sceriffo Nolan, dei due agenti di stato. In particolar modo è l'agente Burns a ostentare, verso Dandford, la sua superiorità in termini di competenza e importanza del ruolo che riveste se non che poi, lo stesso sceriffo, da sfoggio della grande mole di nervosismo accumulato dallo stress e dai giornalisti, gettandolo in terra tra il compiacimento per la scena e il biasimo nei confronti del suo partner.
Nel dodicesimo, invece, a far da padrone è il tentato linciaggio ai danni della signora Sawyer, la quale è stata additata di aver ucciso il piccolo White. Esilarante è come l'essere umano agisca incoerentemente di fronte a un omicidio e spiego subito perché: la signora Sawyer, nota precedentemente per il suo modo di litaniare, improvvisamente diventa quello stesso ululato dettaglio anzi cavillo di colpevolezza al di sopra di ogni esame forense o dubbio. Poi è il turno del funerale a bara vuota del povero Marck, qui nasce un quesito: a soli tre giorni dal delitto e, probabilmente, a due dal ritrovamento, è possibile che già vi sia certezza che il cadavere sia di Marck?
Riconfermando lo stato di apprensione ed empatia nei confronti dei genitori che, a modo loro e totalmente agli antipodi metabolizzano il lutto, fa ancora più specie che il camposanto si trovi nelle immediate vicinanze di casa Baker.
Lo stile si riconferma in linea con le precedenti recensioni: narrativo/ descrittivo ben strutturato.
Questa volta, ahimè, ho trovato della piccole imprecisioni: delle reiterazioni e in un termine che, secondo il mio parere, non era congeniale al contesto. Passo nello specifico.
Nel dodicesimo capitolo la parola feretro è presente almeno tre o quattro volte nello stesso trafiletto.
Nell'undicesimo, invece, riporto la frase per intero: «Sai che non posso...» tentò di giustificarsi Nolan e suo malgrado dovette distogliere lo sguardo. La vista di quell'uomo scarmigliato e in lacrime lo "tediava" più di quanto avrebbe immaginato. Ora, c'è da chiedersi: perché usare tediare? Sta parlando con il padre dell'estinto che, ubriaco e piangente, chiede se quello ritrovato è suo figlio!
Tediare non va assolutamente bene! Annoiare? Ma siamo pazzi?! Siccome Nolan, a quanto ho capito, sembra essere un uomo tutto d'un pezzo ma non insensibile a tal punto.
L'originalità, come espresso nella manche precedente, ha ripreso il guizzo giusto per renderlo accattivante nella misura direttamente proporzionale al contesto e lasciandomi sempre un gran interrogativo: BAKER STA OSSERVANDO CIÒ CHE AVVIENE? È LÌ?
Trama: 20/20 Lessico gramatica: 25/30 Stile autore: 20/20 Originalità: 30/30
Totale: 95/100
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.