Quando sono uscita dalla porta di casa dei ragazzi, ho contato lentamente fino a cinque.
Uno...
Due...
Tre...
Quattro...
Cinque!
Ho cacciato un urlo acuto e ho iniziato a battere le mani e saltellare come una deficiente.
Stavo. Per. Avere. Un. Lavoro!
Incredibile. Cavolo, devo ricordarmi di ringraziare Michael per l'opportunità datami. E anche Ashton e Calum, che sono stati sempre gentili con me, e mi hanno ospitata da loro.
Ma non riuscivo a capire Luke. Perchè si comportava così con me? Ormai lo vedevo. Mi stava evitando.
Ma non riuscivo a capire. Una persona così bella... Perchè deve essere così antipatico?
Senza accorgermene, mi ero intristita nuovamente. Spesso, soprattutto di notte, mi riveniva in mente il suo viso. Mi facevo qualche domanda al riguardo, ma poi decidevo di lasciar perdere. In fondo, se voleva comportarsi così, lo facesse. Io ho trovato nuovi amici.
Arrivata in casa, do una carezza a Midnight e poi decido di chiamare Ruth e poi i miei genitori per dar loro la bella notizia.
Acciuffo il cellulare e compongo il numero della mia migliore amica.
Squilla libero ma, dopo trenta secondi senza ricevere risposta, decido di attaccare. Avrá da fare, penso. Decido di mandarle un SMS.
Ciao Ruth! Domani mattina avrò un incontro a un negozio di estetismo per avere un lavoro! Tutto merito di Michael... Poi ti spiego! Xx
Con un sorriso soddisfatto ripongo il cellulare sul comodino e faccio un sospiro. I miei genitori. Devo chiamarli, ma non sará facile. Non li sento da mesi. In ogni caso, stringo i denti e prendo il telefono di casa. Il numero lo so a memoria: le dita sembrano scrivere sulla tastiera da sole. Devo aspettare solo cinque secondi, prima che una voce femminile della segreteria risponda. "Pronto, buongiorno, stazione di New York della NASA. Con chi parlo?".
Quasi non riesco a respirare. Quella è Megan, la segretaria, nonchè migliore amica dei miei, della NASA. L'ultima volta che l'ho vista avevo sei anni, quando mamma e papá mi portarono a visitare la stazione dove lavorano. Di Megan ricordo solamente la sua chioma biondo platino e le scarpe col tacco che risuonavano in tutto l'edificio. Dopo quella volta, l'ho sentita solo un paio di volte al telefono, quando chiamavo per sentire i miei, e tutto questo circa due anni fa.
"Ehm... Pronto? Mi sente?" tentò con voce incerta Megan. Annuii copiosamente, prima di rendermi conto che lei non può vedermi.
"Megan... Sono io. Aria Hill" dico con voce rotta dall'emozione. Dall'altro capo della linea non sento nulla all' infuori di qualche voce di sottofondo. Poi Megan riprende, con voce sussurrata. "Aria...? Mio Dio! Non posso credere che sia davvero tu! Da quanto tempo non ti sento?". "Tanto, Megan. Tanto. Ma dimmi... Come stai? Tutto bene?".
Uno sbuffo. "Sì, alla grande, diciamo. Ma per me stare qui rinchiusa per mesi interi è orribile. Proprio non lo sopporto. E di te che mi dici, Aria?". Le racconto un po' di me, e dopo qualche minuto di chiacchiere, le chiedo di passarmi i miei genitori. "Certo" mi risponde. "Ora te li chiamo. Ti chiedo di attendere qualche secondo, perchè sono parecchio occupati questo periodo. Ciao, Aria, mi ha fatto piacere sentirti!". "Anche a me, Megan! Buon proseguimento!". Uno scattino, e poi una canzoncina comincia a suonare nel mio orecchio. Sembra essere fatto appositamente per cercare di calmare i miei nervi che minacciano di avere la meglio sulla mia tranquillità. Sto per risentire i miei genitori! Non riesco a stare ferma. Comincio a giocherellare con la statuetta di un cavallo sul monile posto davanti a me. È la bomboniera del matrimonio di Joe, il fratello di Ruth, un mio caro amico. Risale a circa cinque anni fa. Un tempo Joe mi piaceva un sacco, lo trovavo un bellissimo ragazzo. Ma quando si è sposato con un tedesca, mi si è spezzato il cuore e ho lasciato perdere. Forse anche per questo sono allergica ai fidanzati.
"Pronto?". Trattengo il fiato, mentre impallidisco. La voce che è appena risuonata nel mio orecchio è bassa e roca. Sembra stanca. "P-papà?" dico, incerta sul da farsi. Lo sento trasalire, poi dopo dieci interminabili secondi, la sua voce parla nuovamente. "Aria? Sei... Sei davvero tu?". Mi mordo il labbro inferiore. "Sì. Sono tua figlia". Mio padre rilascia un sospiro enorme. "Aria, tesoro mio, come stai? Hai idea quanto tempo sia passato? La tua voce mi è mancata infinitamente". Quando comincia a girarmi la testa, mi rendo conto di non stare respirando. Un respiro esce dalle mie labbra socchiuse. "Papá, anche tu e mamma mi siete mancati tantissimo! Come vanno le cose lì?". Mio padre comincia a farmi un resoconto delle spedizioni spaziali che devono tenere sotto controllo, e del lavoro generale. Poi chiede anche di me, e non esito a raccontargli come me la passo, come stanno Ruth, Joe e perfino Midnight. Gli racconto anche dei miei nuovi vicini. Mi accorgo che ci parlo da più di cinque minuti, perciò liquido l'argomento Sono-Carini-I-Ragazzi-Che-Hai-Come-Vicini e chiedo se può passarmi mamma per un saluto. A quel punto papá ritorna al tono triste. "Mi dispiace, Aria, ma mamma non può parlare. Al momento sta seguendo la rotta del satellite che abbiamo lanciato su Marte. Tu capirai che è una cosa di vitale importanza, perciò non può assolutamente...". "Ehy, papá. Calma. Ho capito, certo, ha da fare. Mica mi offendo". Tento di fare una risatina, e con sollievo sento che anche papà ridacchia. Sono felicissima di sentirlo. "Aria, cara mia, te la saluterò. Ora devo andare anche io. Caspita, se sei una che chiacchiera!" dice, prima di ridere. Trascina anche me, e gli dico: "Papá, mi manchi tanto". "Anche tu mi manchi, piccola".
Quando metto giù il telefono, un singhiozzo scuote tutro il mio corpo.
Non mi ero accorta nemmeno di star piangendo.
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shadows. 》l. h.
Fanfiction[DAL CAPITOLO 49] "Ascolta." dice, la voce ferma. "Io ti amo. Tu mi ami?". Annuisco. "Sì, ma...". Lui mi interrompe posandomi l'indice sulle labbra. "Niente ma. L'unica cosa che conta è se ci amiamo. Ci amiamo? Sì. Bene." Sembra vedere in me confusi...
