Se ci riuscì?
Non lo so. Ma so che una voce la sentii. Forse me la stavo solo immaginando. Ma, in fondo, ero abituata a mischiare realtà e fantasia. Le parole erano indistinte. Mi sforzai di riuscire a capire che cosa stessero dicendo, ma non ci riuscii.
Allungai una mano lentamente e mi tolsi il cappuccio dalla testa. Non avevo il coraggio di distogliere lo sguardo. Non volevo distoglierlo. Non dopo tutto quel tempo buttato a rimpiangerlo. L'avevo desiderato nello stesso momento in cui avevo capito che, la sicurezza che quegli occhi mi davano, non l'avrei trovata più da nessun'altra parte.
Eppure feci l'unica cosa che mi era sempre riuscita bene e che ero sicura avrebbe funzionato.
Mi ritrovai a correre senza una meta. Le mie gambe si muovevano, come se avessero recuperato improvvisamente le forze, e mi trascinavano lontano da lì, anche se non ero del tutto sicuro che fosse quello che volevo davvero.
Avevo l'impressione che i miei polmoni soffrissero di più quando non mi muovevo che quando scappavo. Non sentivo la stanchezza. Ma non sentivo neanche la verità. Non sentivo nulla. Sentivo solo il freddo di quella notte che sferzava sul calore del mio viso.
Forse era proprio la surrealità di quelle circostanze che, alla fine, mi convinse che era reale. Che non mi stavo immaginando nulla. Che quegli occhi, di cui sentivo la mancanza più dell'aria che respiravo, li avessi incontrati davvero.
Mi fermai nel bel mezzo del nulla per riprendere fiato, le mani appoggiate sulle ginocchia e gli occhi chiusi. Sapevo di essere ormai fuori dal campus ma poco mi importava. La strada era deserta ed i lampioni sembravano restii nel voler mettere alla luce il mio dolore al mondo intero. Ma non era del mondo intero che mi preoccupavo.
Non avrei saputo descrivere come mi sentivo in quel momento. Perché stavo scappando? Era l'ultima cosa che avrei voluto fare. Ed avevo imparato che, comunque, non mi avrebbe strappata alla realtà. Io volevo vederlo. Volevo averlo accanto. Volevo risentire la sua voce.
Non era come la prima volta. Quella volta conoscevo i motivi, e li accettavo. Quella volta ero consapevole.
Però poi, quando l'avessi fatto, che mi sarebbe rimasto? Che cosa sarebbe cambiato? I mesi prima non sarebbero svaniti. Avrei voluto che lo fossero.
Mi passai una mano sulla fronte e tentai di capire cosa fare. Volevo essere razionale. Ero decisa. Quindi mi girai con l'intenzione di tornare alla festa, fare finta di niente ed andare avanti con la mia vita, fino a che i buoni propositi crollarono con la stessa velocità con cui erano arrivati.
Rimasi letteralmente paralizzata. Il battito del mio cuore correva così veloce che avevo paura potesse esplodermi nel petto. Mi mancava il respiro. Mi portai una mano sulla gola per tentare di calmarmi ed alleviare il nodo che sentivo.
Feci un passo indietro, la gola serrata e gli occhi inchiodati. Lui ne fece uno avanti.
Io un altro indietro. Lui un altro avanti.
Perché mi aspettavo le lacrime quando sentivo solo silenzio? Perché ero così convinta che sarebbe tornato indietro? Perché ero così convinta che avrebbe fatto finta di nulla?
Oh, già. Perché mi aveva lasciata nel momento in cui, più di tutto, avevo bisogno di lui. Perché mi aveva fatto vedere il buio in fondo al tunnel, e non più la luce. Perché mi aveva strappato il cuore dal petto a mani nude.
Io guardavo lui e lui guardava me. Ero così concentrata a pensare di non perdere me stessa nell'intensità di quello sguardo che non mi accorsi di averlo già fatto. Avrei voluto parlare, ma non sapevo cosa dire. Volevo urlare, ma a quel punto sarebbero arrivate le lacrime.
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Non mi toccare 3
Teen FictionSEQUEL DI "NON MI TOCCARE 2" TERZO E ULTIMO DELLA SERIE "DON'T TOUCH ME" COMPLETA. "Averlo accanto faceva male. Ma era un dolore nemmeno paragonabile al vuoto che sentivo quando lui non c'era" E' dura nascondere agli altri i segni del dolore sulla...
