Il mattino successivo mi svegliai con la schiena dolorante. Avevo faticato a dormire in quella stanza sconosciuta, mi ero girato e rigirato nel letto per almeno un paio d'ore, ma sembrava che nulla potesse farmi prendere sonno. Avevo così tanta confusione in testa da non rendermi davvero conto di quello che era successo, e per un breve istante ebbi la sensazione di affogare, di essere immerso in un enorme vasca e di non saper nuotare. Come se avessi perso del tutto ogni capacità cognitiva e della realtà.
Quando raggiunsi la cucina trovai la colazione già pronta e accanto alla tazza vi era una nota scritta in bella grafia.
"Matt, caro. Resteremo fuori tutto il giorno, ti abbiamo lasciato il pranzo nel microonde e se vuoi fare un giro ci sono un paio di chiavi di riserva sul comodino accanto alla porta d'ingresso". Quanta premura Miriam.
Mentre facevo colazione, con tè e biscotti, diedi un occhiata al mio cellulare e risposi ai messaggi di Alex. Rassicurandolo che stavo bene e che non doveva preoccuparsi.
Dato che non mi andava di passare tutto il giorno chiuso in casa, organizzai un piccolo programma. La mattina sarei andato in cerca di una bicicletta e nel pomeriggio mi sarei recato in quel centro sportivo nominato da Alfredo.
Scesi in strada e grazie a Google maps trovai un negozio che vendeva biciclette non molto lontano da dove abitavo.
Il negozio in questione si trovava in una piccola piazzetta con al centro una fontana riccamente decorata. Osservai la vetrina e mi colpì una semplice mountain bike nera, non era nemmeno costosa. Avevo soldi a sufficienza sia per la bici che per l'iscrizione al centro sportivo.
Appena entrai nel negozio mi venne incontro un commesso anziano, calvo e dagli occhiali spessi che gli pendevano dal naso.
-Benvenuto ragazzo- salutò calorosamente.
-Buongiorno. Vorrei acquistare la mountain bike esposta in vetrina.- La indicai.
-Ottima scelta ragazzo.- Andò a prenderla e le diede una rapida controllata e pulita.
-Compro anche questo- dissi, mostrando un porta cellulare da applicare sul manubrio.
Dopo aver pagato ed essere uscito dal negozio saltai in sella e feci un giro nel quartiere. La bicicletta era un ottimo esercizio per le gambe e ne avevo bisogno.
All'ora di pranzo mangiai in fretta e furia, rassettai con altrettanta velocità e uscii di nuovo. Mi soffocava stare in quella casa che odorava di lavanda artificiale.
In un certo senso, sfrecciare per le vie della città con il sole sul viso e l'aria che ti accarezza i capelli, mi dava la sensazione di libertà che desideravo. Immaginai di poter viaggiare per il mondo soltanto con uno zaino e la bicicletta.
Il centro sportivo che si trovava in via Lamarmora era più grande di quanto avessi immaginato, non sapevo che avesse anche due piscine esterne.
Quando entrai venni investito da un forte odore di cloro, lo inspirai profondamente, facendomi tornare alla mente i miei compagni di squadra, Alex e il mio allenatore.
Sentivo la loro mancanza.
Mi avvicinai alla segreteria, la donna dietro al banco era abbastanza giovanile, nonostante fosse sui quarant'anni, capelli lunghi legati a coda di cavallo.
-Buongiorno. Sono qui per iscrivermi.-
La donna mi sorrise come se avesse appena visto un angelo. -Preferisci fare nuoto libero o vuoi essere seguito da un insegnate?- Prese un paio di documenti da compilare.
-Nuoto libero è meglio. Non ho bisogno della guida di un insegnante.- lo dissi quasi infastidito.
La donna mi guardò da capo a piedi. -In effetti hai il fisico del nuotatore professionista- la sua voce aveva un tono di malizia.
Mentre stavo compilando i moduli, notai con la coda dell'occhio che la segretaria non la smetteva per un attimo di guardarmi, cosa che trovavo assolutamente fastidiosa. Non avevo bisogno di attenzioni.
Riconsegnai i documenti e lei, molto gentilmente si offrì di mostrarmi: gli spogliatoi, armadietti e le piscine interne, spiegandomi per filo e per segno ogni cosa. Mentre parlava usava un tono piuttosto mieloso. Il che la rendeva abbastanza buffa.
Finito il tour. -Bene Matteo. Ci vediamo presto.-
-A presto...- dissi, ancora sotto shock.
STAI LEGGENDO
Al tramonto
Genç KurguMatt si è appena trasferito a Brescia e la convivenza con il padre, che non vede da quando era piccolo, non è idilliaca; una convivenza quasi forzata, poiché l'improvvisa scomparsa di sua madre grava sulla coscienza di Matt. Un giorno Matt farà la...
