"Amor c'ha nullo amato amor perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona. Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense". -Dante.
***
Mi sveglio nel letto, non nel mio letto. Mi sento strano e le gambe non reggono.
Mi metto seduto, nel letto.
Ah, ricordo tutto.
Il furto, la corsa e l'abbraccio.
Esco dal letto, mi metto le scarpe. Ci penso un pò. Dovrei andarmene. Non farmi piu' vedere. Lasciare stare, lei e il gioco.
Mi alzo, non voglio girarmi, sara' sicuramente dormendo nella sua sedia. Cambiero' idea guardandola.
Sospiro.
Prendo coraggio e inizio a camminare per andarmene.
"Gia' te ne vai?"-mi chiede.
Alzo le mani.
"Sono stato beccato."-dico.
Marta non ride.
Apre la luce.
"Non ho dormito tutta la notte. Mi sono chiesta mille cose, mille. Nemmeno in una ho trovato risposta. Ed ora, voglio il tuo aiuto per trovarne alcune di queste."-mi dice seria.
Ha ragione e questa volta e' ora di affrontare la realta'.
"Cosa vuoi sapere?"-gli chiedo calmo, sedendomi nel letto.
"Ho la mente confusa. Cazzo, te ne stavi andando? Ma davvero? Dopo tutto?"
Marta diventa rossa dalla rabbia, le guance a fuoco e il cuore deluso.
"Si, e' solo.. Non volevo metterti in queste situazioni."-dico cercando di spiegare.
Marta fa un sorriso triste.
"Mi ci hai messo ieri sera quando sei venuto qua. Dove sei stato ieri?"-mi chiede.
"Stavo rubando."-confesso.
"Cosaaa?"
Marta si alza, si appoggia nella scrivania.
Non mi guarda.
"Ho giurato, un ora fa a me stessa che non ti avrei giudicato. Ma non posso, non ce la faccio."
Mi alzo e gli vado incontro.
"Marta, guardami."-gli dico.
Lei alza lo sguardo, l'uno di fronte all'altro, niente bugie.
"Mi dispiace."-sono solo in grado di dire.
Avrei voluto dire così tante cose, ma le parole mi si spezzano nella pancia.
"Simone, perche'?"-mi chiede soltanto.
"Non so fare la cosa giusta, Marta. Non so Amare, non sono in grado di avere sentimenti positivi senza trasformarli in altro. Senza farmi del male e senza fare del male agli altri."-confesso.
"Ti serve una mano."-mi dice.
"La tua."-gli dico.
"Ho bisogno di pensare."-mi dice.
Distoglie lo sguardo e poi lo punta alla porta.
Mi sta chiedendo di andarmene ed io non so restare.
La guardo ancora.
"Sicura?"-gli chiedo.
"Voglio stare sola."-mi dice con un tono debole.
L'ho delusa.
Il mio "dispiace" , non e' servito. Vado via.
Chiudo la porta delicatamente. Mi sento strano, mi sento..
"Innamorato?"-mi chiede la vocina dentro di me
"No."-confermo ad alta voce.
***
Torno a casa.
Mia madre e' sul divano in lacrime.
Lacrime silenziose, scendono delicate e senza farsi notare nel suo viso.
Non riesce nemmeno a guardarmi.
"Scusa."-un altro scusa, vuoto.
"Non basta."-mi dice piano.
"Posso capirlo."-gli dico, piu' a me che a lei.
Capisco, davvero. La sua ansia ad avere un figlio come me, che fa cazzate ogni due secondi. Salgo le scale fino ad arrivare in camera mia. Vedo una specie di diario sopra al letto con un fiocco. Mi siedo e lo apro.
La prima pagina e' scritta da una caligrafia elegante."Scrivi, amore della nonna, aiuta. Con questo, non puoi scappare, starai in un posto al sicuro. Dentro a questo diario, potrai scrive tutto quello che senti, ma che hai paura di sentire. Sii te stesso, qui."
-la nonna.Prendo una penna.
Non ho mai scritto, la pagina bianca mi blocca. E' troppo bianca."Caro Diario,
Sono un disastro.
Sono innamorato.
Sono impaurito.
Ho bisogno di papa'.
Sono malato d'amore e non so come curarmi."Non preparero' nessuna fuga, affrontero' il problema.
Perche' l'amore e' un gran problema.
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Superiamo insieme queste paure.
De Todo"Dedicato a te che non sai come affrontare le tue paure. Ricorda, però che in due si affrontano meglio. "