EVA
Oggi ci saranno i funerali. Prima di andare in chiesa, sono passata per l'appartamento e mi sono seduta sul pavimento della stanza spoglia di Elia. Ormai non c'è più nulla, solo delle cornici appese alle pareti, ma ho incaricato Tommaso per toglierle. Il pavimento è freddo e la stanza profuma ancora di Elia. Nel cassetto accanto al libro che gli regalai ho trovato il suo pacchetto di sigarette a metà. Smise qualche giorno prima di ammalarsi. Voglio sentire ancora il suo profumo mischiato all'odore del fumo, un'ultima volta, prima di partire. Prendo una sigaretta da quel pacchetto e mi tremano le mani, non ho mai fumato, provai una volta con Elia ma tossii talmente tanto che mi venne da vomitare. Sorrido a quel ricordo e rammento che lui scoppiò a ridere, rise davvero tanto quel giorno e me le disse di tutti i colori. Porto il filtro alla bocca e la accendo; il primo tiro mi fa tossire, ma i successivi sono tranquilli. La gola mi brucia ed il sapore della sigaretta manda il mio stomaco in subbuglio, ma nonostante questo continuo a fumare e nell'aria sento proprio l'odore di Elia. Forse sarà la sua giacca di pelle che sto indossando, oppure questa stanza o semplicemente un'illusione della mia mente, ma è bello, mi fa sentire a casa, mi fa sentire viva per quei pochi attimi che bastano alla mia mente per viaggiare. Penso a come sarebbe se lui fosse ancora qui, accanto a me, seduto sul pavimento mentre si complimenta con me per aver tossito solo al primo tiro. E penso a come sarebbe passare insieme il giorno del suo compleanno, magari partire, andare chissà dove, solo noi due. Penso a come sarebbe, averlo lì ad ogni mio traguardo, essere con lui ad ogni suo traguardo. Nella lettera mi ha scritto che ovunque la sua anima sarà, lui mi amerà anche da lì, ma come faccio a sapere se è vero? Come faccio a sapere se lui mi starà accanto anche adesso? Adesso che il mondo mi è caduto addosso, adesso che dopo di lui vedo solo nero e la cosa peggiore è che insieme a lui, sono morta anche io.
I suoi funerali sono stati strazianti, i genitori si abbracciavano e l'ultima volta che li ho visti così vicini è stata al funerale di Miriam. Posso solo immaginare il dolore che provano, avevano due figli e li hanno persi entrambi. Tante persone mi sono venute accanto, mi hanno abbracciata e mi hanno detto di farmi forza, ma io non avevo nemmeno la forza di piangere, mi sono tenuta tutto dentro, fino a quando non siamo arrivati al cimitero. La madre mi ha chiesto di fare un discorso, ma io gli ho scritto una lettera e gliel'ho infilata nella tasca del vestito prima che chiudessero la bara e non ho intenzione di far sentire il mio dolore a queste persone. Il suo viso era così bianco e freddo, sembrava un pezzo di ghiaccio. Il cancro lo ha prosciugato giorno dopo giorno, costringendolo a prendere un numero infinito di medicinali , ha portato con sé tutto, ma la sua bellezza è rimasta. Elia era bello e ora come ora mi viene da pensare a come sarebbe andata a finire se lui mi avesse confessato i suoi sentimenti. Come avrei reagito? E lui come si sarebbe comportato? La testa mi esplode, uno tsunami di domande cresce sempre di più, ma nessuno ci sarà a darmi una risposta.
Durante il funerale Tommaso ha tentato di avvicinarsi, mi ha preso la mano mentre seppellivano la bara ed io ho lasciato che lo facesse perché mi sono sentita sprofondare, sono andata sotto terra insieme al mio migliore amico e non uscirò mai da lì. Mai. Adesso sono seduta sul marciapiedi all'esterno del cimitero e stringo le braccia attorno alle mie gambe così che il profumo del giubbotto di pelle di Elia posso penetrarmi nelle narici del tutto. E' come se lui fosse qui con me, e mi sto convincendo che forse ha mantenuto la sua promessa e in questo momento mi sta abbracciando.
<<Hey.>>Tommaso. Ancora lui.
<<Hey.>> Indica il posto accanto a me, come a voler chiedermi il permesso di sedersi, annuisco per dargli il consenso e si siede, facendo attenzione a non sfiorarmi con nessuna parte del suo corpo.
<<Come va?>> So che sta cercando solo di capire come sto, ma non voglio parlare in questo momento. Faccio spallucce come a voler dire 'va bene'. <<A te?>> Gli domando e mi giro a guardarlo. I suoi occhi sono fissi sulle sue mani strette attorno alle ginocchia.
<<A me bene.>> Risponde qualche secondo dopo. Poi decido di rompere il ghiaccio.
<<Stasera parto, andrò a Milano per qualche giorno e poi non so. La moto di Elia la lascio a te, non so nemmeno guidarla.>> Finalmente mi guarda e si lecca le labbra, come a cercare di ricacciare le cose che ha in mente di dirmi.
<<Quindi vai via?>> Annuisco e poi continua <<La moto l'ha lasciata a te.>>
<<Lo so, ma visto che vado via, dovrebbe rimanere chiusa in garage a casa dei miei e so che a te piace, quindi te la cedo.>> Lui mi sfiora il braccio ed io rabbrividisco. Forse per il freddo o forse perché lui mi fa sentire le farfalle nello stomaco.
<<La tengo io fino a quando non torni.>>
<<Non so quando torno.>>
<<Non m'importa. Io ti aspetto.>> I nostri occhi si incrociano e sento il mio corpo vibrare quando mi scosta una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
<<Perché?>>
<< Non c'è un perché, lo farò e basta. Ti amo e sapere che ti ho persa mi manda in frantumi il cuore.>> Fa scivolare l'indice lungo la forma dell'orecchio per poi arrivare alla guancia. <<Tornerai?>> Mi domanda dopo qualche secondo. Sento la gola secca ed il sangue fischiarmi nelle orecchie.
<<Si torna sempre dove si è stati bene, non dimenticarlo.>> Mi alzo e faccio per andarmene, ma lui afferra il mio polso e mi tira con forza verso il suo petto, poi prende il viso tra le sue mani e mi bacia. Lascio che lo faccia, credo sia il suo modo per dirmi addio. Un'ultima volta le nostre lingue si cercano e ancora una volta, i nostri battiti si sincronizzano, come hanno sempre fatto.
<<Ti amo.>> Sussurra ancora sulle mie labbra. Lo amo anche io, infinitamente, ma devo allontanarmi da lui, da Napoli e da questo cimitero.
<<Ti amo.>> Rispondo ed un sorriso nasce sulle sue labbra.
Rimaniamo abbracciati per qualche minuto, poi finalmente mi lascia andare ed io mi avvio verso la guerra che dovrò affrontare, lasciando su quel marciapiedi non solo i pezzi del mio cuore diviso tra le due persone che più ho amato al mondo, ma anche la certezza che non avrò più un posto da chiamare 'casa', e me ne vado con la consapevolezza che da adesso in poi, dovrò cavarmela da sola. Io e me stessa medesima ad affrontare i demoni del mio passato e quelli del mio futuro.
Ed è così che Eva Virginia Rossi, a soli vent'anni, si è ritrovata ad affrontare ostacoli più grandi di lei, che avrebbero messo in ginocchio qualunque altra persona. Ma lei è diversa, lei ha imparato che nella vita gli ostacoli da superare non cessano mai di apparire lungo il tragitto, ma varrà la pena faticare se una volta arrivati in cima, la vista sarò spettacolare.
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17 Metri sopra il livello del mare
ChickLitEva è una ragazza pronta a varcare la soglia del "mondo dei grandi". Il suo sogno è fare la psicologa ed è pronta a tutto pur di realizzarlo. E' sostenuta dal suo migliore amico, Elia e dalla sua famiglia. Eva scoprirà che la vita però, è imprevedib...
