Ovunque sarai

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"Il telefono di tua madre?" Esclamo fissando ad occhi sgranati il vecchio telefono che Filippo stringe forte nella mano destra.
In risposta lui abbassa gli occhi color del mare, profondamente lucidi, a guardarlo un'altra volta come se, paradossalmente, non riuscisse del tutto a capacitarsene.
Poi annuisce, senza tornare a guardarmi.
Niccolò gli si avvicina di un passo per poi fermarsi curandosi di non invadere del tutto il suo spazio.

Nessuno di noi sa bene cosa fare, eccetto Giusy che ha scelto di guardare fisso davanti a sé senza mostrare nemmeno un minimo accenno di debolezza, e stringe forte la mano rimasta libera del suo ragazzo come a volergli cedere un po' di tutta la forza che si sta costringendo a mostrare.
"Posso chiederti dove lo hai trovato?"
A parlare é Adriano che non avevo notato fino ad ora.
Se ne sta appoggiato alla parete accanto con le mani dietro la schiena, gli occhi scuri fissi sul biondo davanti a lui.
Riconosco la preoccupazione tra i suoi lineamenti tirati, gli stessi che aleggiano silenziosi su quello di Niccolò accanto a me.

Entrambi stanno a debita distanza, ma pronti ad intervenire quando, inevitabile e feroce come un'onda inarrestabile, arriverà il momento.
Dentro di me spero non ci sarà bisogno, ma una voce molto saggia nella mia testa sa che le probabilità di una crisi sono altissime.
Nonostante il lavoro immane che sta facendo con sé stesso, un evento di questa portata non potrà mai lasciarlo indifferente.
"Mi é arrivato via posta stamattina, non c'era nessun biglietto, né traccia di chi me lo abbia spedito." Spiega continuando a stringerlo forte.
"Chiunque sia stato vuole aiutarti a scoprire la verità. Dentro potrebbe esserci qualcosa di importante..." Riesco a dire ignorando i mille brividi che percepisco ogni volta che é così vicino a me.

"Te la senti di accenderlo?" Sussurra Giusy avvicinandosi delicatamente al suo viso.
Lui annuisce appena poi solleva il vecchio Nokia e, lentamente, preme il tasto on finché lo schermo non diventa giallo.
Restiamo tutti in silenzio, attenti anche al più piccolo respiro, mentre il ragazzo davanti a noi con mani tremanti spinge i tasti del telefono.
Non so sinceramente cosa possa esserci dentro, ma se qualcuno ha voluto che Filippo lo avesse deve esserci un motivo preciso.
Dopo vari minuti che sembrano ore, finalmente il biondo alza lo sguardo su di noi.
I suoi occhi sono lucidi e lo sguardo teso, istintivamente afferro la mano di Niccolò e la stringo forte.
Ho la sensazione che questa paura per Filippo non cesserà mai totalmente.

"Sono gli ultimi messaggi che si sono scambiati i miei genitori prima di morire." Dice solo per poi passare il telefono a Giusy che inizia subito a leggere.
Lentamente ce lo passiamo a turno, e quando arriva tra le mie mani impiego un po' di tempo per realizzare il tutto.
C'é un sms che Giacomo scrisse ad Angela e dice:
"Rimani in macchina con Filippo, portalo lontano da casa, lui é qui."
"Quel lui é mio padre vero?"
Chiedo senza riflettere.
Filippo mi osserva intensamente negli occhi, i muscoli contratti da quella che vorrebbe spacciare per rabbia, ma che in realtà é solo sofferenza.

"Probabilmente sì." Risponde Niccolò che nel frattempo mi ha preso il telefono dalle mani per leggere.
"Oppure..."
"Oppure é mio padre." Conclude Giusy portandosi meccanicamente la mano sul fianco.
"Chiunque era ha ucciso i mie genitori." Sbotta Filippo dando fine alla conversazione.
Ora non riesco proprio a decifrare il suo stato d'animo e questo mi terrorizza.
Nel frattempo Adriano ha finito di leggere gli sms e si rigira il telefono tra le mani con aria dubbiosa.
"Comunque non riesco a capire che senso ha fartelo recapitare così. Alla fine non c'é scritto niente di più di quello che sapevamo già."
Dice restituendo il Nokia al proprietario che ora lo scruta nervoso.

"Deve esserci qualcos'altro, dobbiamo cercare meglio!" Sbotta a questo punto Filippo iniziando a premere ogni tasto con rabbia.
A nulla valgono i tentavi di Giusy di tranquillizzarlo e ad un certo punto, forse accecato da una crisi appena percettibile, il biondo getta con forza il cellulare a terra, dividendolo in quattro pezzi diversi.
Nessuno ha il coraggio di dire nulla e tutti fissiamo i resti del Nokia a terra senza fare nemmeno un fiato, ma poi improvvisamente la vedo.
Non sono sicura di essere l'unica eppure continuo a fissarla senza riuscire a dire mezza parola.
É un foglietto di carta fissato con un pezzetto di scotch alla custodia anteriore del telefono, che ora giace divisa dal resto.

COMPATIBLE -crepe-Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora