Buio.
Vedo soltanto un'immensa coltre di nulla, così pesante da farmi impiegare diverso tempo prima di rendermi conto che ho aperto gli occhi.
La testa mi fa malissimo e l'odore di sangue tutto intorno non facilita di certo la situazione.
Vorrei riuscire a rimanere tranquilla, a trovare spiegazioni a tutto questo, ma a poco a poco il panico si prende possesso di ogni mia facoltà mentale.
Cerco di ricordare quello che mi é accaduto, ma l'unica immagine che il cervello propone é quella di Niccolò accanto a me pronto per tornare in camera insieme.
Il resto é troppo confuso per potermi dare modo di rimettere insieme i pezzi.
Ma indubbiamente deve essere accaduto qualcosa di terribile.
Il cuore mi si stringe nel petto al pensiero di Niccolò e a quella sensazione ancora fresca nella mia mente confusa di qualcosa che cadeva accanto a me.
Anche lui deve essere in pericolo, e io non riesco nemmeno a capire se sono sveglia oppure no.
Cerco di sforzare gli occhi più che posso, ho bisogno di abituarli a questa oscurità così pesante e riuscire in qualche modo a capire dove sono.
Intorno non si percepisce neppure il più piccolo rumore, nemmeno il vento o il rumore di un'auto in lontananza.
Niente di niente.
Percepisco i miei capelli appiccicati al viso per via del sudore, e pensare che fino a poco tempo fa stavo morendo di freddo.
Penso per poi rendermi conto che non ho la più pallida idea, in realtà, di quanto tempo é trascorso da quando sono qui.
Probabilmente é notte fonda, altrimenti il sole avrebbe trovato il modo di farsi percepire da qualche parte, ma potrebbe essere mezzanotte come le tre.
Questa consapevolezza di non sapere assolutamente nulla sulla mia situazione attuale fa crescere il panico sempre di più.
Tra poco non riuscirò più nemmeno a respirare se non trovo presto almeno una risposta a questo incubo così spaventosamente vero.
Decido di provare a muovermi, prima le braccia poi, secondo come va, anche le gambe.
Inizio con le mani tastando a destra e a sinistra e cercando di carpire qualsiasi dettaglio possibile.
L'unica cosa che realizzo é che sono su un pavimento di legno molto freddo e che, soprattutto, i miei arti paiono funzionare alla grande.
Quest'ultima considerazione mi fa trarre un sospiro di sollievo.
Decido poi di passare alle braccia, le muovo in alto fino a sfiorarmi i capelli, ed é a questo punto che percepisco qualcosa sulla mia nuca.
É un corpo morbido ben saldo sulla pelle: deve essere un cerotto, penso rabbrividendo.
Questo vuol dire che la persona che mi ha colpito si é anche premurata di curarmi subito dopo.
Ragionando a fondo mi pare quindi di capire che chi mi ha portato fin qui non ha intenzione di farmi male, o almeno non mortalmente.
Constatato che anche gli arti superiori funzionano ancora bene, decido di passare a quelli inferiori.
Senza rifletterci più di tanto prendo e mi alzo di colpo, la testa mi gira per qualche minuto e percepisco una fortissima sensazione di intorpidimento in tutto il mio corpo, come se fossi stata sdraiata sul pavimento per davvero tanto tempo.
Il che, penso con il cuore che mi batte sempre più forte, é possibile.
Faccio un passo, poi un altro, da prima lentamente poi sempre più veloce.
Tengo le braccia protese davanti a me, pronta a tentare di attutire qualsiasi corpo estraneo contro cui potrei finire da un momento all'altro.
Sento il cerotto tirarmi terribilmente la pelle ad ogni passo in più, ma decido di ignorare il dolore.
Ogni mio pensiero é sull'area sconosciuta che sto cercando di percorrere.
Continuo a stringere gli occhi il più possibile sperando di riuscire così ad individuare qualcosa, ma invano.
É tutto terribilmente buio e io, mio malgrado sto girando letteralmente alla cieca.
Non so per quanto tempo continuo a fare avanti e indietro, so solo che ad un certo punto il panico prende definitivamente il sopravvento e gli occhi si riempiono di lacrime.
Ne ignoro il percorso lungo il mio viso, la vista che si appanna rendendo ancora più complicato camminare, il dolore alla testa sempre più forte e persino le gambe che d'improvviso decidono di cedere lasciandomi di nuovo inerme sul pavimento.
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COMPATIBLE -crepe-
Fiksi PenggemarDicono che le cose più brutte, proprio come quelle belle, accadono quando meno te lo aspetti cambiandoti totalmente e irreversibilmente la vita. Per Irene era già successo pochi mesi prima quando aveva incontrato Niccolò per la prima volta tornando...
